Poesie per un anno 123 – Stefano Simoncelli

di Francesco Paolo Memmo

 

È morto ieri, a 75 anni, stroncato da un male incurabile, Stefano Simoncelli. Nato a Cesenatico nel 1950, aveva esordito nel 1980 con la raccolta «Via dei Platani», pubblicata nel n. 64 dei Quaderni della Fenice di Guanda insieme a quelle dei fraterni amici Ferruccio Benzoni e Waller Valeri con i quali aveva fondato la bella rivista «Sul Porto», molto apprezzata da Vittorio Sereni che di quel gruppo fu il riconosciuto mentore.

Il suo ultimo libro è «Stazioni remote» (prefazione di Massimo Raffaeli, Marcos y Marcos, 2023) che ne antologizza le raccolte pubblicate fra il 2004 («Giocavo all’ala») e il 2020 («A beneficio degli assenti»).

Il meglio della poesia di Simoncelli sta nell’ininterrotto colloquio con i suoi cari defunti (la madre, il padre, la prima moglie). I quali, però, nota giustamente Raffaeli, «non hanno ‘facies’ se non allusa nel ricordo e tuttavia manifestano la loro presenza in una gamma di vibrazioni e piccoli eventi atmosferici, irrompono nella sbadatezza di certi gesti andati a vuoto, in momentanei mancamenti e in stati di mite delirio ma soprattutto in effetti personali che la memoria recupera alla maniera non tanto di correlativi oggettivi quanto di feticci veri e propri».

Come, per l’appunto, nella poesia che qui propongo.

Ma di Simoncelli, certamente, si dovrà tornare a parlare.