Poesie per un anno 113 – Goliarda Sapienza

di Francesco Paolo Memmo

 

«L’arte della gioia», il romanzo di Goliarda Sapienza (10 maggio 1924 – 30 agosto 1996) da cui è stata tratta la serie televisiva andata in onda su Sky per la regia di Valeria Golino, vincitrice nei giorni scorsi di tre David di Donatello, fu edito da Stampa Alternativa (la prima parte nel 1994 e per intero nel 1998) grazie a Marcello Baraghini che nella scrittrice siciliana ha sempre creduto.

Il romanzo è stato poi ripubblicato nel 2008 da Einaudi. Presso lo stesso editore sono poi nuovamente usciti anche altri libri di Sapienza, tra cui quello con cui esordì nel 1967 («Lettera aperta», 2017), che racconta dell’infanzia vissuta a Catania; «Le certezze del dubbio» (2013), la cui prima edizione, nel 1987, si deve all’amico Beppe Costa per Pellicanolibri; «L’università di Rebibbia» (2012) che è del 1983 e riflette sull’esperienza carceraria in seguito a un furto di gioielli.

Le date ci dicono che soltanto dopo la morte Goliarda Sapienza ha trovato un più ampio numero di lettori e la considerazione critica che merita.

Totalmente inedite sono rimaste, in vita, le poesie scritte durante gli anni Cinquanta. Oggi le possiamo leggere in un volume («Ancestale», La Vita Felice, 2013) curato da Angelo Pellegrino, autore anche della prefazione, mentre la postfazione è affidata ad Anna Toscano di cui cito solo queste poche righe, su cui possiamo concordare: «La scrittura di Goliarda ha una particolarità che la segna e contraddistingue, un segno inequivocabile: in poesia, come in prosa, non è solo asciutta e rigorosa, è di una essenzialità scarna. Le sue poesie sono spesso delle istantanee, degli scatti su una realtà denudata da inutili orpelli, polaroid sulla vita».