Poesie come un diario

In "Piangi che ti compro le arance" di Umberto Migliorisi

Umberto Migliorisi, nato a Sciacca nel 1928, ma vissuto fin da piccolo a Ragusa, è poeta dialettale e in lingua. Dopo Pii-mmia fussi (Roma, Edizioni Cofine, 2012), scritta in dialetto ragusano, sempre per i tipi di Edizioni Cofine, pubblica ora una silloge in lingua: Piangi che ti compro le arance.

La prima impressione è quella di trovarsi di fronte a fogli sparsi di un diario, perché la raccolta si presenta discontinua nella registrazione di eventi e di emozioni e raccoglie insieme piccole e grandi tessere di una lunga vita, magari quelle che in un’età non più verde riaffiorano con maggiore insistenza. E rovistando nel diario della vita si può rivivere la storia, si possono rievocare drammi troppo presto dimenticati, ricordi d’infanzia, discrete memorie d’amore, liriche pensosità, polemiche letterarie condotte tra l’ironico e il sarcastico, in un continuo  oscillare di temi e toni. Un susseguirsi di esperienze politiche, affettive, liriche, poetiche, che si inseguono in frammenti sparsi, non coesi in un percorso strutturato, come è in fondo la nostra vita.
 
Nella raccolta di Migliorisi non c’è quindi l’artificio del poeta che vuole dimostrare una tesi attraverso il rigore di percorsi e sezioni. Così egli dice nella nota introduttiva: «Si tratta di poesie scritte in tempi diversi, occasioni e motivazioni diverse […] qua e là, brevi tocchi per esprimere riflessioni, ricordi, osservazioni». E così in quarta di copertina: «Pagine sparse (e destrutturate) di un diario tra un secolo e l’altro… in cui fluttua una poesia che si caratterizza di volta in volta per l’impegno civile, per lo sforzo di mantenere viva la memoria in un paese smemorato, per vividi ricordi più personali…»
 
C’è il tema dell’emigrazione,  come in una filmica rappresentazione neorealista degli anni ’50, quando all’ombra del Vesuvio si imbarcavano sui piroscafi diretti in America emigranti disperati e contenti…. Un ossimoro capace di  riassumere anni di storia italiana. C’è il terrorismo degli anni di piombo, quasi un gioco impietoso di una Rivoluzione che avanza. E c’è l’oblio che copre la tragica morte di chi ha lottato per la giustizia, come i giornalisti Giuseppe Spampinato e Pippo Fava. E infine c’è una natura inutilmente illusa da papaveri rossi e rosolacci gialli  tra cui spuntano indifferenti gli impietosi funghi di cemento.
 
Nelle suggestioni del tempo e dello spazio c’è una partecipazione ai palpiti della natura, ma senza abbandoni lirici o bucolici trasognamenti: nella notte la vita…/ rapida sfreccerà contro la lucee sulle ansie dimenticate la sghignazzata del sole!
 
Anche da questi versi si capisce che, al di là della frammentarietà diaristica, nella raccolta di Umberto Migliorisi c’è una filosofia di fondo, tratta dalla saggezza popolare di un proverbio siciliano: Cianci ca t’accattu âranci, che tradotto in lingua dà il titolo alla raccolta.
 
Nel cadere di una speranza, nello spegnersi di un sogno, nell’oblio del dolore quale può essere il potere consolatorio delle arance? Comuni a molte liriche sono i tanti disinganni che la poesia eponima (Piangi che ti compro le arance) racconta con dolente pensosità: il tempo che trascorre, i luoghi che si ammalano, le gioie e i colori che finiscono con il perdersi: quante erbe… quanto verde… tutto si brucia e si perde. A scaldare con malinconia il cuore c’è, infine, la memoria dell’amore, custodita come ninnolo, / agganciato a una spalla / che dondoli sul cuore! E di contro le ipocrisie che inquinano i rapporti umani, annullano la bellezza della poesia e delle lettere, dove sembrano dominare soltanto i mandarini della critica.
 
Nella parte conclusiva della piccola raccolta (in tutto 23 liriche), la tensione si allenta, il tono si fa più leggero, le liriche sono più brevi, con un che di epigrammatico, non per non prendersi troppo sul serio, ma per declinare temi e motivi già trattati con leggerezza, come nell’ultima brevissima e intensa lirica conclusiva: Nel solletico sta la differenza! / Ago di pino / o filo d’erba?
 
Umberto Migliorisi, Piangi che ti compro le arance, Roma, Edizioni Cofine, 2013
 
Ombretta Ciurnelli
27 giugno 2013