“Perdonaci, Padre, perché peccheremo” di Luciano Curreri

Commento al libro di Leone Antenone

 

 Perdonaci, Padre, perché peccheremo di Luciano Curreri un testo distopico che rivolta, che conquista e che svuota la penisola di persone, personalità, personaggi e di altre inumane tipologie di esseri viventi: riprendendo notizie dal web ho cominciato questo commento. Un comizio di fantapolitica così creativo che appare reale: un elogio alla ribellione che spiana il campo di battaglia: 

“Contarono i morti la mattina presto, impilandoli uno sopra l’altro, uomini, donne e bambini. Poco più di un centinaio di corpi in tutto. Ma era già una bella pulizia. L’intenzione era quella di bruciarli. Di notte non si facevano fuochi di quella portata ma, di giorno, di fuochi ce n’erano tanti e il loro si sarebbe confuso con gli altri, senza attirare l’attenzione prima che coi mezzi potessero arrivare addosso alle altre e più grosse imprese dei padroni, chiamando a raccolta via via, nelle campagne, tutte le persone che condividevano l’esistenza dei nuovi schiavi. (da pag. 17).

Molte delle azioni si svolgono a “Lavarappresa” e chissà se questa divertente toponomastica è da ricondurre a una colata di lava che una volta rappresa lascia lo stato delle cose così, fermo e immobile, oppure all’acqua che passa e lava via togliendo di mezzo quello che ormai è rappreso della città. Non so rispondere e la riflessione non ha trovato risposta, però ho apprezzato il lavoro di fantasia dell’autore. Altra parola che ha echeggiato, evocando il mito dell’eroe, è “Arvo” di cui questa volta riesco a recuperare informazioni onomastiche: 

“Arvo non è il suo vero nome: pare sia un fiume della Calabria dove il nostro personaggio fu quasi affogato, da piccolo, insieme a un paio di altri neonati: usanze barbare che noi riserviamo solo ai gatti e ad altri piccoli animali domestici, come è noto. Il nome sembra che derivi dal latino albus, che vuol dire bianco e forse pure sereno. Dalla morte alla vita, dalla vita a pezzi al mondo a pezzettini, Arvo è un capo che ha le idee chiare e ha messo insieme e condiviso tante acque, tanti rivi, tanti torrenti.” (da pag. 51).

Ora sento l’eco di sirene richiamare gli intermezzi televisivi e radiofonici disseminati tra i paragrafi. Hanno l’effetto di disturbare la lettura o camuffare la guerra per essere meno dura e cruenta? Non so, certo è che al lettore danno un gusto surreale e non-sense, come succede in certi programmi che commentano la realtà per approfittarsi sempre della nostra indifferenza seduta comodamente in poltrona:

“Grazie. L’idea è che questa rivolta si è affezionata a sé stessa. Ci sono quegli eventi cui noi prestiamo tutto il nostro essere, nella speranza di farli durare. Ma è destinata a finire. Il problema, per noi, è quanto riuscirà a trascinare nella sua fine. Capisce? Noi, in genere, pensiamo sempre alla fine come a qualcosa che non ci riguarda propriamente da vicino, né come singoli, né come comunità. Tutto il nostro credo, tutte le nostre preghiere, non bastano a fare “tana libera tutti”. Certo, ci scriviamo dei libri, ci giriamo dei film, con delle belle colonne sonore, e ci montiamo dei paradisi, ma alla fine, a questo proposito, noi non ci attiviamo mai più di tanto. In tal senso, saremo sempre sconfitti in partenza.” (da pag. 72-73).

Arrivano i bombardamenti, le persone in fuga e per chi imbraccia armi, che sia esercito o persone in rivolta, l’atto è sempre quello di distruggere e autodistruggersi preferendo i gesti di guerra alle azioni di pace. Tutto si azzera e tutto si ricrea come nel virtuoso circolo della raccolta differenziata, peccato che nella realtà tutto passa per lo spreco di vite. Le pagine di Luciano Curreri scorrono cinematograficamente tra gli sguardi increduli dei lettori e come al solito l’umanità diventa di vinti, di vincenti e soprattutto di vittime.

Infine, c’è una bibliografia di riferimento: come a dire che anche la fantasia abbisogna della scienza per maneggiarla, con sapienza e cautela e alla fine, viene suggerita anche una colonna sonora, forse da abbinare a una distopica seconda lettura e alla fine-fine, si colloca una nota biografica, anzi azzardo, dallo stile di scrittura, autobiografica, che ho ridotto così: “Luciano Curreri insegna e studia Letteratura italiana all’Università del Piemonte orientale dopo averlo fatto in altre città e università europee, partecipa come esperto ad alcuni programmi di Rai 3, Rai Cultura e Rai Storia e ha tradotto dal francese e in francese. È stato tradotto in francese, spagnolo, tedesco e ha scritto di Collodi, di Pinocchio, di Scipione l’Africano, di Spartaco, di Dante, di Petrarca e di tanti altri.”

Concludo con il suono della parola “Rivolta” che uso accanto a “Gentile” e la rivolta gentile mi fa pensare al “Risvolto” che non ci aspettiamo in una bella trama. Ecco un risvolto gentile come quello ai pantaloni troppo lunghi o quello dei calzini di cui capisci il verso solo quando li indossi e allora è aggiustandoli che ritrovi la grazia del passo in avanti.

15 ottobre 2026

Leone Antenone

IL LIBRO – “Perdonaci, Padre, perché peccheremo. (Un testo dalla rivolta)” di Luciano Curreri è stato pubblicato nel settembre 2025 da Nerosubianco Edizioni.

L’AUTORE – Luciano Curreri (Torino, 1966) è un accademico, saggista e scrittore italiano. È professore ordinario di Letteratura italiana all’Università del Piemonte Orientale, dopo aver insegnato per oltre vent’anni all’Université de Liège in Belgio. Esperto di storia culturale e letteratura comparata, ha scritto numerosi saggi (specializzandosi in autori come Collodi e Salgari) e collabora come storico con i programmi di Rai Cultura (Passato e Presente). Autore di racconti e romanzi d’impronta spesso ironica e distopica; la sua raccolta “Volevo scrivere un’altra cosa” (2019) è stata presentata al Premio Strega da Alessandro Barbero.