Patrizia Sardisco. L’Europa e i ‘fuori luogo’

Recensione di Maria Gabriella Canfarelli

Nella Collana Aperilibri (Edizioni Cofine, Roma 2018) Patrizia Sardisco ha pubblicato un poemetto di rara intensità e di forte impatto suddiviso in 31 quadri, dal titolo eu-nuca con esplicito riferimento al ruolo di guardianìa di una figura presente nei ginecei, l’eunuco sorvegliante, precisamente il custode del letto, uomo castrato, dunque incapace di generare. Qui la figura (altrettanto sterile) è declinata al femminile e il prefisso eu è l’acronimo di Europa Unita ovvero “European Union (…) che si è messa alle spalle, dietro la nuca dunque, solidarietà, casa comune, accoglienza, e che si è fatta marcescente amministratrice dei no, dei rifiuti e dei rigetti, degli schermi di carta, delle foglie di fico degli accordi su paletti e fogli di via”, scrive in prefazione Anna Maria Curci. Con sapida arguzia e incontenibile sdegno, Patrizia Sardisco enuncia l’aridità, il declino, la putrescenza della Vecchia Europa, lo sguardo limitato, i mali che affliggono il nostro continente, protagonista assoluto di un racconto poetico che si snoda senza soluzione di continuità, e del quale ci offre un ritratto secco ma eloquente: occhieggia/le chiavi dei cassetti/dal suo salotto buono/ … /in fibra di cotone/e filigrana/un riverbero algido/dagli ologrammi/opaco poco nitido/il suo lato sinistro.

Compatto e scabro, non bisognoso di ulteriori pronunciamenti né di specifiche precisazioni, il dettato icastico di Sardisco, poetessa di Monreale che dai margini del blocco continentale, dall’isola nativa leva la voce in favore degli ultimi, e soprattutto addita, accusa l’eu-nuca del reato di disumanità, indifferenza, egoismo, è folgorante, prezioso e necessario quanto la verità. Voce di un’intellettuale che esamina e giudica, e sferza le coscienze da un Tribunale poetico, pagina dopo pagina attivando un processo morale nel ruolo di Pubblico Ministero quanto in quello di avvocato della Difesa, ovvero della debole e pretestuosa autogiustificazione del consesso europeo – in altre parole, del Potere politico, finanziario, economico, bancario su cui si regge l’Unione.

La sapida e affilata versificazione di Sardisco pone in risalto l’ipocrisia parolaia di tale arroccato Potere, le frasi e i gesti di circostanza, parole sante asettiche/_ ma una parola buona/non si nega a nessuno/un monito infecondo/un obolo, un elogio/un fiore giù da un molo/fuori dall’area cieca/_ mentre si volta accorta/a non bagnarsi i piedi/non sporcarsi le mani.

Accuratezza, rigore formale, scelta di fonemi precisi, di elementi lessicali materici, corporali, ché di carne e sangue si tratta, del corpo-blocco affetto da senescenza e malattia (pingue e di sangue/esausto/a ostentare/ … /la supponenza della tua postura/la nuca nuda/e sciatta/ fai paura), concorrono a comporre un cantico di morte per acqua e di desolazione, ché di carne e sangue d’altri si tratta, alla deriva, semi di Terra umani ovvero i non- figli- d’Europa, i fuori luogo/ … /  … / … / e l’urlo di quest’ora è acqua in bocca/se è sbagliato il pigmento ne ignori l’ipossia / guardali, Vecchia, gettati al mondo/gettarsi all’altro mondo.

La Vecchia Europa rassicura, giustifica le proprietà geometriche/di proprietà private/luoghi di punti con gli steccati intorno/l’extra che preme è un extra luogo/un no-logo/un non omologo. E ancora: occorrerà convincere di essere/della giustezza della propria parte/della buona regia/_ che qui è lontano dal corpo dell’inferno/che non avrà le braccia mai l’inferno/o gambe o mani; e dunque: _/occorre stare calmi e usare/calme e diplomatiche parole. Occorre difendere i propri confini piantando dissuasori nel mare, e intanto sorvegliare i grafici, la Borsa, raccogliere, mettere in fila e contare piccole monete, portando in alto sventolante la bandiera con le stelle, tante quante sono le nazioni, ma _ il campo non prevede/lo scarto di materia  e l’assenza di empatia è una trincea, un muro che ripara da spifferi ideali/_ come ogni vecchio sa/nella sua casa/quali infissi serrare e che suffissi/non avere in comune con la storia. Si noti l’uso del trattino posto in basso rispetto al verso, segno grafico posto a mo’ di inciso per rimarcare il concetto, porre in risalto ciò che sta al fondo, lo sprofondare di vite migranti in mare; o forse tratto di corda, tratto che dopo tratto sta a indicare la fune, il soffocamento, l’ipossia.

Questo, è il conto da saldare/al circolo di stelle/a sfondo blu oltremare/ … /leggi dei grandi numeri/leggi: anomia dei singoli/ … /un’approssimazione dello spirito/il concetto astrattissimo di uno/la cifra peritura umana/approssimata a zero.

La bandiera europea, questo cerchio di stelle-nazioni su campitura azzurra, nulla ha di celestiale, è, invece, nelle misurate e incisive pagine poetiche di Sardisco, simbolo di chiusura, sterile offertorio di nuca/dalla parte dei nord/dalla parte dei no.

Nata a Monreale, dove vive, Patrizia Sardisco, laureata in Psicologia, specializzata in Didattica Speciale, lavora in un Liceo di Palermo. Poetessa bilingue (italiano e dialetto siciliano) ha pubblicato liriche e racconti brevi su antologie, riviste e blog di letteratura. Nel 2016 ha pubblicato la raccolta poetica Crivu, primo premio al Città di Marineo. Nel 2018 si è classificata al 2° posto al Premio città di Ischitella – Pietro Giannone con la raccolta inedita di poesie in dialetto Ferri vruricati (arnesi sepolti).

 

Maria Gabriella Canfarelli

 

Pubblicato l’8 gennaio 2019