’Nzia-mè di Pietro Stragapede

La presentazione del libro di poesie in vernacolo ruvese a Ruvo di Puglia (BA) il 23 novembre

 

Sabato 23 novembre 2019 alle ore 18,30, presso il Convento dei Domenicani in via Madonna delle Grazie, a Ruvo di Puglia (BA), presentazione del libro di poesie in vernacolo ruvese ’Nzia-mè di Pietro Stragapede.

Intervengono Anna Maria Curci e Vincenzo Luciani. Presenta Nadia Zifarelli. Commento musicale di Gennaro Sibilano.

 

PIETRO STRAGAPEDE, è stato per 40 anni insegnante presso la scuola primaria “G. Bovio” di Ruvo di Puglia, ora in pensione è referente presso la stessa scuola per il dialetto. Ha composto numerose drammatizzazioni in vernacolo per bambini e il libro di filastrocche Felastruocche tra vinde e saule. Ha scritto le raccolte di poesie in ruvese: Ponee alèive (Pane e olive) 2009, Pone e pemedore (Pane e pomodoro) 2009, Pone e cepuodde (Pane e cipolle) 2010, Pone assutte (Pane senza companatico) 2011, La collane de fofe de cuzzue (La collana di fave fresche) 2012, Tène u rizze la lìune (Ha un alone bianco la luna) 2016, La semmona sande a Rìuve (La settimana santa a Ruvo) 2017. È autore di diverse poesie di impegno sociale e civile riportate su pubblicazioni varie.

Alcune delle poesie del libro ’Nzia-mè facevano parte della raccolta presentata al Premio nazionale Città di Ischitella – Pietro Giannone 2018 e classificatasi tra le finaliste con la seguente motivazione della giuria: “dal dialetto di Ruvo, Pietro Stragapede, sa trarre, impresa non semplice, le sonorità più affascinanti, originali, convincenti, nonché i toni schietti, per una poesia che affronta con dire sicuro molteplici temi, meditazioni colte e paesaggi dell’anima universali attraverso i luoghi d’origine e di residenza (il paese, le Murge) e le presenze care agli affetti. Il risultato è una scrittura convincente che coniuga cultura popolare (con numerose annotazioni etnografiche, tra memoria antropologica e ‘sapore locale’), anima contadina, cultura letteraria stratificata e fantasia dell’infanzia”.

 

’NZIA-MÈ è un termine apotropaico a me (e a tanti pugliesi) particolarmente caro che mi riporta all’infanzia quando ho iniziato a pronunciarlo solennemente per allontanare ogni negatività e per troncare le controversie negli accaniti giochi di strada. E  ’Nzia-mè è il titolo dell’ultima raccolta di Pietro Stragapede, un poeta che stimo e ammiro. Ed ecco ciò che il poeta vuole fugare definitivamente da sé e da noi tutti: un bambino senza pallone, una bimba che perde il padre, un arcobaleno senza colori, un giorno tutto buio, la morte del dialetto, la nostra terra senza ulivi, un anno senza gli otto santi, il diserbante sulla Murgia, un’altra guerra mondiale, un bambino senza scuola, malati senza medicine, il digiuno sera e mattina. E l’augurio più profondo di “‘nzia-mè” è l’augurio più diretto: è la forza del dialetto, quello di Ruvo, quello suo. A proposito del quale i giurati del prestigioso Premio nazionale Città di Ischitella – Pietro Giannone (in cui Stragapede si è classificato nel 2018 come finalista ha conseguito la seguente motivazione: “Dal dialetto di Ruvo, Pietro Stragapede, sa trarre, impresa non semplice, le sonorità più affascinanti, originali, convincenti, nonché i toni schietti, per una poesia che affronta con dire sicuro molteplici temi, meditazioni colte e paesaggi dell’anima universali attraverso i luoghi d’origine e di residenza (il paese, le Murge) e le presenze care agli affetti. Il risultato è una scrittura convincente che coniuga cultura popolare (con numerose annotazioni etnografiche, tra memoria antropologica e ‘sapore locale’), anima contadina, cultura letteraria stratificata e fantasia dell’infanzia”.  Qualità che il poeta ruvese conferma con questa sua stupenda ultima raccolta edita da Cofine, con prefazione di Anna Maria Curci e postfazione di Vincenzo Luciani, che sarà presentata nella sua città natale il 23 novembre 2019. (vl)