Non perdere un paese, un romanzo di Laura Rainieri

Recensione di Maurizio Rossi

 

“I protagonisti Paolo e Cecilia nascono nello stesso paese, Fontana, nella Bassa padana: vi trascorrono la fanciullezza…Con gli stessi ideali di voler migliorare il mondo…da adulti fanno politica attiva…Ma la storia li assorbe e li stritola nel suo ingranaggio…Il destino vuole che si incontrino dopo decenni a Roma e poi a Fontana, tanto adulti e tanto bambini…”(dalla quarta di copertina)

Conosco Laura Rainieri per le sue poesie, che apprezzo per forma e contenuto e che rivelano un notevole retroterra culturale, oltreché un animo ricco, che intravedo anche in questo romanzo-ricordo (Non perdere un paese, Robin Ed., Torino, 2019). Subito la mente va al tema del ricordo, sviscerato a lungo da scrittori e poeti, e che può avere due volti: malinconia o nostalgia. La prima rimpiange un passato perduto e vivo finché vive la memoria; la seconda è il desiderio di un ritorno, che contiene la speranza. La malinconia è destinata a finire prima della vita stessa; la nostalgia, dura per tutta l’esistenza e a volte, la determina o la indirizza. “La vita era un vestito di organza svolazzante al futuro. Quando c’è un futuro.”

Questo romanzo è nostalgico per il rapporto tra i protagonisti e il riflesso nelle rispettive personalità; malinconico, e forse a tratti disperato, per il loro ruolo politico-sociale.

La scrittura è nitida, per lunghi tratti poetica; il ritmo sostenuto, specie nelle descrizioni dei colloqui telefonici tra gli attori principali. C’è un’aratura, quasi, nelle righe, dove i semi del pensiero personale  e sociale non sempre germinano spighe; anzi abbonda la gramigna dei desideri irrealizzati, delle occasioni perdute, nonostante l’impegno profuso nel movimento dell’estrema sinistra e nel femminismo. Forse è l’Autrice stessa che parla di sé, o di situazioni conosciute.

Laura Rainieri descrive con disincanto le relazioni umane, specie quelle più intime e personali; la fiamma troppo alta si consuma in fretta, la brace dura a lungo, pur senza guizzi. Il rapporto uomo-donna nella storia non dura nella ricerca sofferta ma feconda di una crescita reciproca, bensì vive nella solitudine condivisa, spesso sofferta o non voluta. “Così seccano i fiori se non li innaffi, almeno ogni tanto.” Viene riproposta la coppia genitoriale – con le sue contraddizioni, i silenzi, gli abbandoni – che condiziona i figli nel vivere gli affetti e l’amore.

Al centro della narrazione, si svolge e si riannoda il rapporto Paolo-Cecilia. Perché? “Cecilia e Paolo sono bambini nati nello stesso paese. Spensierati sì e no.” Loro “sono” il paese, Fontana, dove “Dai canarini, ai pappagalli, ai merli in gabbia…Misero in piedi una banda in nome della libertà”. Ed è la libertà che vivono, nella natura, tra le case, anche condividendo il pasto nella  casa paterna di lei; nello spazio-tempo dell’infanzia che si lascia invadere, come il mare fa con lei ormai adulta e che pensa: “L’acqua è davvero democratica, si lascia invadere per offrire piacere”

L’incontro a distanza di tanti anni, in un’altra città e con altri occhi, diversi tra loro e molto ben descritti, è come uno iato nelle loro vite: quella di lei che “Viveva, se non proprio serenamente, almeno con un senso di pienezza, poiché qualcosa di sospeso, di scomodo, c’è nella vita di tutti…” e quella di Paolo, fallito come “apprendista rivoluzionario di una Rivoluzione che non c’era” e “destinato alla solitudine”, colmo di sensi di colpa nei confronti del figlio, abbandonato.

Riprende tra loro il dialogo, come da bambini, a volte aspro, altre commovente e “Alla fine conosciamo ciò che ci è mancato, se pure vogliamo aprire gli occhi e ammetterlo.”; le parole e il reciproco disvelamento nutrono il desiderio di incontrarsi, senza la mediazione comoda ma straniante del telefono, quando appunto aprono gli occhi e conoscono la mancanza di entrambi. Devono però tornare a Fontana, dove tutto è iniziato, dove la nostalgia, giunge al termine e la malinconia per il luogo perduto si consuma con il fuoco e annega nell’acqua dei loro sogni; poi si svegliano nel letto dell’innocenza ritrovata, che rende possibile, almeno per una notte, l’amore impossibile.

 

Laura Rainieri, Non perdere un paese, Robin Ed., Torino, 2019

 

 

 

Maurizio Rossi

 

 

 

Pubblicato il 23 aprile 2020