‘Ninnananna di poveri a loro’ di Francesco Giannoccaro

Nota critica di Maria Gabriella Canfarelli

Una tela di ricordi e un percorso per incontrare e incontrarsi, un moto a luogo attraverso il tempo da cui emerge un sentimento di tenerezza e talvolta di rabbia (vorrei buttarlo a mare/questo paese tirandolo/ … / torcere il collo ai campanili) o smarrimento quando il ricordo/incontro più che ravvicinato è col proprio padre, all’inizio della raccolta di Francesco Giannoccaro, medico e poeta pugliese, intitolata Ninnananna di poveri a loro (Roma, GattoMerlino 2018, a cura di Piera Mattei). Ravvicinata ma riflessa ombra, la figura genitoriale nella quale l’autore si specchia, per il confronto “ a tu per tu” col proprio e/o l’altro io per guardarsi in faccia/accendere gli occhi negli occhi/contarsi le rughe e gli anticorpi/sarà che a furia di rimandare/quasi perdevamo il conto/dei centimetri luce da naso a naso/ … /e non farci caso / se ti chiedo ancora:/ sei proprio tu o che so?/Appena adesso mi accorgo / di conoscerti.

Versi in lingua (punteggiati da termini in dialetto barese di Monopoli, scazzatombole, ghiattava, assituata, spandati, zompava, vermara e altri), improntati alla interazione e interlocuzione del ricordo personale con le vicende dei compaesani cui la sorte è stata avversa, in un “quando” rivelatore, in un momento preciso di consapevolezza, cioè Quando la luce delle ore /infelici riempie i vetri/ e bussa col vento/ … / qualcosa può anche accadere / in modo perfino reale/ … / il ricordo di un riflesso umile / quasi un profilo del mondo/ … / oggi che la cricca dei ricordi / si fa strada tra i passi / delle piazze” , o ancora quando piogge strane /insistono come un’abitudine/ del tempo allungando / le pause ai giorni / allora ci scopriamo più muti / di fronte alle corse / che spazzano le estati / dalle strade le spume dei moli”.

Strade e piazze sono i luoghi di un territorio circoscritto che – osserva Lino Angiuli in postfazione –assurge a metafora dell’esistenza”, privata e collettiva, in cui può farsi spazio l’alienazione, la solitudine, la follia (farfugliava maledette le vespe/ che avevano fatto casa nella testa); e insieme alla malattia dell’anima quella del corpo, la menomazione fisica e l’onnipresente sentimento della morte, così costante da potere ingenerare con la morte stessa una sorta di familiarità, un approccio  confidenziale dopo averla vista un giorno entrare nella casa. Poi (…) si presentò / la prima volta/ senza chiedere il permesso / per portarsi il bisnonno/ … / … / lui e il secolo ottocento / di Adua e altre storie. Altre storie, appunto, storie singole di una comunità e soprattutto dei poveri a loro, poveri cristi nella vigna a faticare, quando sono le stagioni  tutte scocchiate / come i denti di Minguccio / ogni anno la stessa menata / … / … / che se Cristo non piove nella settimana / siamo tutti fregati noi e ’sta terra puttana”. Nella ricca postfazione al libro, Lino Angiuli pone in risalto il ruolo svolto dal lingua, la cui “ qualità corale (…) e la sua pronuncia popolare consentono di dilatare gli orizzonti e danno alla raccolta un respiro largo, aperto, nonostante esso sia vincolato alle coordinate geoculturali impresse nel codice linguistico ai limiti dell’idioletto”. La ninnananna del titolo, la cantilena che propizia il sonno- esaltata nella sezione centrale del libro tramite l’uso della rima baciata – è dedicata a persone le cui caratteristiche uniche, peculiari, le differenze comportamentali sono fissate in sapidi ritratti; differenze tuttavia accomunate dalla necessità di stare, essere /nel mondo come cristiani /con la fronte alta / e le parole giuste / fuori ci attendono strade / che non sappiamo dove uno se ne va solo / e i ricordi suoi se li tiene.

Francesco Giannoccaro (1954) è nato a Monopoli, dove vive tuttora e lavora come medico. Ha pubblicato, in un trentennio, tre raccolte di versi, un testo teatrale e un romanzo. È incluso in varie antologie poetiche e in Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008 a cura di Ettore Catalano, edito da Progedit (Bari). Collabora al periodico letterario Incroci, di cui è stato a lungo redattore.

 

Francesco Giannoccaro, Ninnananna di poveri a loro, GattoMerlino, Roma 2018

 

Maria Gabriella Canfarelli

 

Pubblicato il 2 ottobre 2018