Il tempo e le parole legano sia la prima che la seconda raccolta dell’Autrice e caratterizzano non solo la sua opera, ma anche la sua visione della Poesia, che è “fermento di parole…attimo fugace/ in cui un verso/ nel silenzio tace”. E’ un’apparente contraddizione tra il fermento delle parole e il tacere del verso nel silenzio: in realtà la citazione lascia cogliere insieme la compiutezza della poesia – il verso che tace – e il legame inscindibile tra parola e silenzio, necessarie l’una all’altra, perché entrambe possano definirsi e d esistere.
Le parole sono “segni imprescindibili”, nuovo equilibrio, vita gioiosa, fin dal momento in cui che le labbra si schiudono: appunto a significare l’apertura del sé agli altri, tramite la parola. Del resto, come affermato da Robin Bunbar nel suo “Dalla nascita del linguaggio alla babele delle lingue” nella sostanza delle cose il linguaggio ha determinato e determina la nostra evoluzione, rivela il vissuto e il pensiero, crea alleanze, rapporti profondi, scambi. Francesca Anselmi conosce il significato del linguaggio parlato e di quello poetico; sa che in ogni dono, anche nelle parole offerte, quindi, si perde qualcosa, ci si colma e ci si svuota, si inventa, ma senza fingere, e ci si racconta, soprattutto.
E il tempo, grande illusione e insieme ingombrante presenza, smette per la Poeta di essere tiranno della vita non quando lo rincorre e cerca di superarlo, ma paradossalmente quando si ferma: allora ritrova sé stessa al di là del tempo, nel presente di lei e in lei.
Non sempre è possibile, né facile, doloroso anche, quando la vita scorre “passandomi accanto”: allora occorre negarsi il cielo, le altezze, i sogni, serrare a pugno le mani, chiudere le spalle a proteggere il cuore, per non perdere né le speranze, né gli affetti e le emozioni. La tempesta chiede a volte di farsi nido, per proteggersi.
E’ poesia questa che fluisce e si ingoia d’un fiato, che scende fino in fondo, senza bruciare, a dare acqua alle nostre radici e ritrovare, il coraggio di fermarsi per ritrovarsi; “le sponde solide” che altrove fanno scorrere, “senza inondarmi”, “colmandomi”; la consapevolezza di essere, che abita nella nitore del riconoscersi guardandosi, ma anche nel guardare oltre sé, le persone, il cielo, le cose.
E così l’Autrice rallenta il “fluire delle ore”: tra la notte in cui “le parole cadono lontano” – forse perché il buio impedisce di vedere le labbra che si schiudono? – e il giorno del “fare e disfare” nell’artigianato del vivere e del poetare
Ogni volta che le labbra
si schiudono, lasciano nell’aria
segni imprescindibili:
parole che non vorrei perdere
ma che non posso trattenere.
Con le parole ho ristabilito
il mio esistere,
riequilibrato un cerchio spezzato.
Con le parole gioiosamente vivo.
La poesia mi accompagna,
mi colma, mi svuota,
mi libera ma non mi salva.
Parte, ritorna
senza tempo né certezza
ma concretezza.
E’ poesia del mio io,
non inventa, mi racconta.
Io che mi osservo
mentre percorro questa vita.
In un silente viaggio interiore
ricerco il senso e il non-senso
delle cose.
Artigiana del mio fare e disfare,
dispongo sponde,
le attraverso, ci scorro dentro.
Forse cadrà la neve,
di bianco splenderà il cielo.
Sarà silenzio
e questo vuoto che porto dentro
verrà dimenticato,
colmato dallo stupore dell’inverno
che accarezza e non duole,
che scende senza far rumore.
Francesca Anselmi, Nel lento fluire delle ore, Gazebo (FI), 2020
Francesca Anselmi è nata a Firenze, dove vive e lavora. È del 2018 il suo primo libro di poesie “Il tempo delle parole”.