Lunamajella

Aperilibro n. 18 di Gian Piero Stefanoni

[Marzo 2019] LUNAMAJELLA, poesie di Gian Piero Stefanoni con alcune versioni in dialetto abruzzese d’area teatino-frentana di Mario D’Arcangelo, Prefazione di Anna Maria Curci, Collana Aperilibri, n. 18, Roma, Edizioni Cofine, pp. 32 autocopertinate, euro 5,00.

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IL LIBRO

Nel suo movimento che associa, alterna, combina e ricongiunge il protendersi e il ritrarsi, il balzo in alto e la discesa nel profondo, il dire poetico cerca, trasforma, rimpiange e ricostruisce, vela e rivela regioni, paesaggi, terre e distese d’acqua, cime e firmamenti.

Lunamajella di Gian Piero Stefanoni non solo conferisce “nobile semplicità” a questo movimento, ma trova, in più, nuove, singolari combinazioni di fonti di luce, di angoli e di spianate, di luoghi appartati e di consonanze di voci umane. Se è vero che, nel suo moto, la poesia individua, orchestra e progetta ponti e dimore, essa trova in questa raccolta di Stefanoni una terra d’elezione (non è del  suolo natio”, infatti, che il poeta canta, ma di una determinata area nel Teatino divenuta per il poeta paese dell’anima e terra del  cuore) che si va manifestando come “madreterra”, come un universo nel quale geografia e sonorità concorrono a ri-nominare e a ri-fondare. (dalla prefazione di Anna Maria Curci)

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L’AUTORE

Gian Piero Stefanoni, laureato in Lettere moderne, ha esordito nel 1999 con la raccolta In suo corpo vivo (Arlem edizioni, Roma). Nel 2008 ha pubblicato Geografia del mattino e altre poesie (Gazebo) a cui son seguiti Roma delle distanze (Joker, Novi Ligure, 2011) e Da questo mare (Gazebo, 2014).

In ebook sono stati pubblicati La stortura della ragione (Clepsydra, Milano, 2011), Quaderno di Grecia (Larecherche.it, 2011) e  sempre con LaRecherche.it La tua destra (2015) e il saggio sulla poesia in dialetto della provincia di Chieti La terra che snida ai perdoni (2017).

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Nel libro

LUNAMAJELLA

LUNAMAJELLA, globo sospeso
che quasi ci tocca, verso Palena
ma è come verso Marte: astronave
che s’innalza e s’intaglia alle sue coste

lasciandoci come migratori passare.

Eppure vagando non avremmo
che macchie,

                  di nubi
altre aquile in volo.

Dalle feritoie riva verde, sorgente.
Grande addormentato animale.

LUNAMAJELLE – Lunamajelle, monne areppése / che quase ce tocche, verze Palene / ma è come attravèzze pe Marte: navecèlle / che s’ahàveze e je se ntàje a le coste // e ce lasse come cille a lu passe. // Eppure gerènne nen tenassàme / che macchie // de nùvele / àvetre àquele a vulà. // Da le sgrette riva verde, surjente. / Grossa lemàne addurmíte.

 

RASSETTI

Sempre prima di addormentarmi
penso alla morte, al rassetto che sarà
sotto questa montagna di immenso lumino,
sopra questo lago incoronato dalla diga.

Non vi sarà strada, non vi sarà utensile
solo un’altalena di piccole spighe non spazzate
e il santo di gesso a fissare nel volto ceruleo
della stanza le mani secche, l’attesa
dell’altro chiamato al mio posto.

 

LE PAROLE SOTTO LA ROCCIA

per John Fante

Vado a posare le piante
che ora bisogna solo salire,
restare alla casa, allo spiovere
di erba e di vento nel differente rumore
delle cose – nel saltare di cardini,
nel parlare di pietra. Ed allora
lo tiro giù dal colore delle nuvole,
dalle rocce, nella sua parola,
perché io lo chiamo e lui mi deve aiutare
l’ulivo docile al vento, il fiore
sbreccato, il Dio di mio padre.