Libri di ieri e di oggi. Poesia tra Novecento e Duemila di Pietro Civitareale

Recensione di Maria Lenti

 

Vite di libri di poesia. Pietro Civitareale, poeta, narratore, critico, le fa vivere in questa sua ultima pubblicazione in cui ha raccolto recensioni e scritti critici su poeti tra i due secoli a noi vicini. 

A scorrere l’indice emergono dal suo Libri di ieri e di oggi. Poesia tra Novecento e Duemila (Arsenio, 2024) due aspetti, tra altri, singolari: l’amore della poesia e l’attenzione verso autori di notevole spessore scritturale. Poeti che, accanto o prima e dopo gli autori studiati pur in accenni già dalle nostre scuole superiori (Ungaretti, Montale, Quasimodo, Luzi), riempiono un tessuto fitto di prove, di sperimentazioni, di proposte in un lungo tempo storico e culturale. Peraltro Civitareale, per la sua formazione e cultura, spazia comparativamente nelle letterature straniere contemporanee: il che apre a ventaglio la sua ricognizione.   

Da Betocchi a Frattini, da Maria Grazia Lenisa a Mariella Bettarini, da Franco Manescalchi a Dante Marianacci alla sottoscritta, da Carlo Cipparrone a Maura Del Serra, ad altri e altre anche giovani con un primo libro: sì che, davvero, Pietro Civitareale dà un panorama consistente dei poeti che, tra il secolo appena passato e questo, hanno delineato e stanno delineando il quadro della ricerca poetica italiana. 

In questa attenzione è insito anche l’amore della poesia, un amore fatto di non dimenticanza, di affiancamento, di compresenza in un quadro letterario che, diversamente, potrebbe risultare composto solo da Nomi e non anche da tanti Nomi di diversi luoghi d’Italia. (Sul corollario sul quale si distendono scrittori, artisti, poeti, che hanno segnato un’epoca iniziando la caratterizzazione di una dinamica culturale di continuità o di rottura con la precedente, si è molto ragionato nei decenni dal 1970 al 1990: il Grande è tale in un macrocosmo di presenze che concorrono a farlo Grande. Ora quel dibattito e quelle riflessioni, culturali e sociologiche, sono patrimonio acquisito. Rinvio a studi, a convegni, ad incontri ospitati anche da atenei. Ed è non solo risarcimento quando vengono richiesti, non di rado a chi si occupa come me di poesia e di letteratura, un saggio, una scheda, un profilo su un autore passato nel suo tempo sotto silenzio o dimenticato).

Dunque è merito di Pietro Civitareale avere composto una tela di autori e autrici, di editori, di date, di caratteristiche, di terreni tentati e di altri confermati: ricchissimo l’indice. E ci si stupisce di quanta bella poesia ci sia stata e ci sia da leggere, da compulsare, da studiare, da far conoscere, da tirare fuori dagli scaffali, sulla quale nutrirsi per interrogativi e scavi in profondità, con la quale dialogare. 

Molti gli autori ancora viventi, molti gli scomparsi. Nominarli qui è impossibile: sono tanti. Pietro Civitareale ci fa entrare nelle pieghe e nei risvolti di libri a volte introvabili o di autori la cui eco o non c’è mai stata o non c’è più o è svanita all’orizzonte. Il “chi era costui?” tuttavia riguarda più le nostre non conoscenze che la bontà dei libri recensiti.  

Molti sono anche nei miei scaffali, dono degli autori stessi o acquisti miei in librerie, in bancarelle qua e là: consistenze e pungoli, poesia che spinge in avanti o che, talora, si fa quieta nel sentimento di un tempo, personale e storico, versi che martellano una realtà talmente asfittica da non offrire spiragli all’umanità, versi che guardano a possibili riprese, versi pervasi di una ironia che smuove principi fissi come pietre. 

E il critico, abruzzese di nascita, fiorentino di adozione, autore di poesia (in italiano e in dialetto: Cartografie di un visionario, 2014; Préime che ve’ lo schìure, 2019 e prosa (D’amore e d’altro, racconti 2017; Dove comincia il cielo, romanzo 2021), di saggi (Letteratura e dintorni, 2020), ha approfondito tematiche e stile, ne ha visto ascendenze e finestre per future probabilità poetiche, indirettamente ha assunto l’ingrandimento del presente a paradigma del passato o ad avanzamento inquieto del domani.

Un altro aspetto è da sottolineare di Pietro Civitareale: la generosità, che consiste nella non dimenticanza, nella considerazione di autori sia visibili sia ai margini sia, alla loro uscita, lasciati al loro destino per pregiudizio per pigrizia per sospensione  o per un non indagato “chi è costui?”. 

A chi ama la poesia, credendo che possa dire ancora qualche cosa di essenziale dell’esistenza e della vita, dell’agire in esse nell’immediato o nel prosieguo dei destini umani, del fine-pena esistenziale o di una vicenda umana anche metafisica, questo Libri di ieri e di oggi risulterà, come è, prezioso, in più per l’incisivo linguaggio critico: luminoso e chiaro, cólto nei richiami e acuto, apre al lettore vie dentro i versi, strade inconsuete nel profilo del poeta considerato e della poesia odierna. 

Pietro Civitareale, Libri di ieri e di oggi. Poesia tra Novecento e Duemila, Martinsicuro, Arsenio 2024, pp. 464 € 25