La saggezza degli ubriachi di Stefano Vitali

Nota di lettura e scelta di poesie di Anna Maria Curci

La saggezza degli ubriachi di Stefano Vitali è libro scritto avendo ben presente un crescendo di innegabile effetto, sia dal punto di vista della resa poetica, sia dal punto di vista del legame con l’arte spirituale per eccellenza, la musica.

Se, infatti, nelle prime sezioni, l’assunto – limpidamente dichiarato nei versi finali della seconda poesia della raccolta – oscilla nella resa tra gli estremi, da un lato, di un linguaggio aforistico, strutturato da un anaforico “così” (con duplice funzione introduttiva, sia di conseguenze logiche sia di similitudini), e di aperture, dall’altro di squarci lirici, con abbinamenti attributo-sostantivo che mostrano  (ritengo che il tributo sia intenzionale) un debito alla tradizione poetica occidentale attraverso i secoli – e il titolo della seconda sezione, Guerre civili, mostra nella doppia valenza dell’aggettivo il debito e insieme il disagio della civiltà – già nella quarta sezione, Dal terrazzo (ma con un significativo anticipo nell’ultima poesia della terza sezione, Punti di vista), lo sguardo si innalza ad abbracciare cieli e territori più ampi.

Con lo sguardo,  anche i versi prendono il volo e diventano testi di sicura presa e di espressione poetica felice: Mi parla di sé la sera, Polena per caso, Tu sei traccia di deserto, L’alba è dei corvi ne sono una prova convincente.

Ma sono le poesie di Moment musicaux a portare il crescendo all’apice, ché i brani musicali dai quali prendono l’avvio non sono semplici occasioni, ma il necessario, direi indispensabile, nutrimento per trovare, intonare, modellare la voce poetica.

© Anna Maria Curci

Stefano Vitale, La saggezza degli ubriachi. Poesie. Prefazione di Alfredo Rienzi, La Vita Felice, Milano 2017
Una scelta di poesie da La saggezza degli ubriachi è stata pubblicata su Poetarum Silva qui.