La resistenza non violenta della poesia

Nota di Maria Gabriella Canfarelli a "Nei giorni per versi" di Anna Maria Curci

 

Percorrere itinerari di realtà, trascriverli in una sorta di diario poetico compatto e rigoroso nell’arco temporale di un quinquennio, in un confronto serrato che mostra la resistenza pacifica e incisiva di un io che cammina, pensa, e agisce nel mondo e Nei giorni per versi (Arcipelago Itaca 2019), un deserto da vigilare per arginare l’avanzata di sabbia, quando non la presenza incombente o accertata di nuovi barbari.

La sorveglianza dagli spalti di una fortezza smantellata e continuamente ricostruita è presidio di resistenza agli invasori, e a tale e tanta aridità palese e paventata distruzione Anna Maria Curci oppone il corpo stratificato della poesia, spalto di avvistamento, difesa e autodifesa; alla opacità dei tempi, per non dire oscurantismo (Nell’interludio tra le glaciazioni /s’inorgoglisce l’uomo, si fa centro./Pesce rosso nella boccia di vetro/ è invece e a malapena se ne avvede) occorre la luce della ragione quanto del cuore; la sobria, equilibrata eleganza di quartine endecasillabi per un dire pacato eppur severo, un dire come azione civile, e come azione morale sorretta, alimentata da una voce fuori dal coro; occorre offrirsi a una lingua di studio e pazienza ostinata e irrequieta, incalzante per gradazioni minute e senza peso apparente, efficace a rompere gli schemi, posta a fronte di un contesto antropico assuefatto a emettere vocine sgambettanti, un contesto penosamente affollato di zelanti senza impegno autocompiaciuti, autoreferenziali, ammiratori di sé nel proprio specchio, coloro che ripetono riti usati di corteggiamento. L’umiltà è invece paziente, sa aspettare (sta l’insipienza mia, aspetta e chiede) ed è nutrita da un pensiero non allineato, integro e perciò libero – anche – di opporre la mitezza/ alla cicuta, ovvero la presenza della poesia (tu lingua che vuoi essere fedele), compagna dei e nei giorni cattivi alla quale la bambina che fu continua a chiedere se verità e bellezza rendono immuni dalla perdizione.

Quartina dopo quartina, anello dopo anello congiungente situazioni e fatti tra memoria antica e memoria recente, le pagine di questo libro offrono a distanza ravvicinata, stringente, un esempio dell’oggi e fors’ anche del domani su cui riflettere, insieme a ricordi in forma di frammenti, sparse schegge di un percorso individuale che è al contempo “aperto a quel respiro universale cui la poesia sempre tende, circondata da un bianco, trepidante silenzio. Poesia che sa farsi ponte, un ponte sul quale il passo poggia lieve ma fermo perché i giunti restano per sapienza ed eleganza virtuosamente nascosti alla vista ma, soprattutto, perché Se le frontiere diventano ponti, / scorre limpida l’acqua a dissetare (dalla prefazione di Patrizia Sardisco). E l’acqua è la parola sapiente, una parola devota alla promessa di verità alla quale ci si disseta e della quale nutrirsi; è la risposta a chi sa aspettare: Quando mi troverai già sfilacciata / dalla tua attesa inerte, mio poeta,/bollandoti la fronte penserai/che mai io sono innocua, io parola; è la felice disubbidienza di chi Scorda il gesto che schiaccia, (…) conserva/il salto a lato, e sceglie altro.

 

Anna Maria Curci è nata a Roma, dove vive e insegna lingua e letteratura tedesca. Suoi testi sono apparsi in riviste, in antologie e su lit-blog. Con Fabio Michieli condivide il ruolo di caporedattore del blog letterario “Poetarum Silva”; è nella redazione della rivista trimestrale “Periferie” e del sito “Ticonzero”, dove cura la rubrica letteraria aperiodica “Il cielo indiviso”. Ha pubblicato in rete traduzioni da testi di diversi autori, prevalentemente di lingua tedesca. Sue traduzioni di poesie sono apparse nei volumi: Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio / Sonntags dachte ich an Gott (Del Vecchio 2012), e Hilde Domin, Il coltello che ricorda (Del Vecchio 2016). Anche la sua traduzione del romanzo di Felicitas Hoppe, Johanna, è stata pubblicata dalla casa editrice Del Vecchio. Sue sono le raccolte di poesia: Inciampi e marcapiano (LietoColle 2011) e Nuove nomenclature e altre poesie (L’arcolaio 2015).

 

Maria Gabriella Canfarelli