In altre stanze di Laura Rainieri

Recensione di Giovanna Giovannini

Certamente poetessa del suo tempo, Laura Rainieri utilizza una tecnica espressiva di parole e immagini riconducibili ai “registri” simbolisti ed ermetici”, nonché  alle correnti letterarie moderne, ma con uno stile tutto personale, vibrante, spesso di classica chiarezza.

Già ad una prima lettura ci sorprende con una versificazione densa di sensazioni, emozioni, memorie, spunti di riflessione, che fluiscono in un “movimento” di suggestioni ed evocazioni che è, talvolta, tutto da scoprire.

La sua metrica di versi liberi, di varia lunghezza, evita eccessi di segni sintattici e nessi logici, per lasciare alle composizioni un ampio respiro di libertà, seppure curata e controllata, (come esige una regolarità, che nessun poeta “libero” in realtà ignora).

Questo ampio respiro si traduce in una forma di espressività che suscita, insieme, interesse e partecipazione emotiva.

Si vedano, ad esempio, i seguenti versi:

«Il gesto è l’essenza del pensiero, / Canta il corpo la sua canzone…» (da “Mito”).

«Straccialo il tempo / non ha senso. / Un sogno contro il cristallo / una memoria irrequieta» (da “Questa serenità”).

Si è detto di interesse e partecipazione emotiva da parte del lettore, che scopre nei componimenti poetici di Laura Rainieri, come la “resa” emozionale ed artistica e la visibile tendenza dell’Autrice per una ricerca esistenziale, non siano quasi mai disgiunte, anzi ne costituiscano un peculiare, non comune carattere di stile.

Prevalgono, comunque, le espressioni d’un “sentire” commosso, ricco di vita, di aneliti, di memorie.

Ecco, allora, la vita:

«Stringere la pioggia con il vento / il mare con la terra / in un’unica morsa / di fiato e di respiro» (da “Quando il sole giunge a mezzogiorno”).

E ancora, gli aneliti:

«Dunque volare alto / oltre le gru / e la città serrata nel cemento» (da “Ed è già tanto”).

E ancora, le memorie:

«Mi rasserena ugualmente nel pensiero / l’esistenza di questo paese» (da “Ritorno”).

«La vecchia ha il rosario tra le mani / Pare mille anni fa» (da “Lucania antica”).

Non si può non pensare a un “flusso di coscienza” inteso come associazione di immagini, sentimenti e idee in una forma linguistica apparentemente disarticolata, ma in realtà provvista di una sua logica interna. Ciò vale, soprattutto, per molti versi brevi, come spezzati, quasi “impressionistici”.

È doveroso, a questo punto, ricordare la felice osservazione (di Carlo Bo) che “è la poesia stessa a liberare il discorso dalla condizione di una precisa articolazione”.

Ma è dalla stessa coscienza che scaturisce e ci avvince la contemplazione di immagini semplici, pacificate, quasi spazi di quieta luce su visioni spesso inquiete (fino al tormento d’un interrogativo senza risposte che appaghino).

Questo interrogativo, infatti, non esclude lo sguardo commosso della poetessa Laura Rainieri, che contempla e poeticamente racconta la natura, la bellezza, l’incontro e l’empatia tra l’Io-empirico e l’Io-poetico.

Ecco, allora, la fresca, inaspettata apparizione delle viole; la toccante tenerezza di Laura che le osserva: «Le ho colte accarezzandole nei cinque petali» (da “Le viole”).

E ancora:

«Sfumi nella meraviglia del primo mondo / in un’assenza di rumori e pretese.» (da “Il tempo della neve”).

E così via… fino ai fiori dei fossi che «spuntano soli», ma visti dagli occhi del poeta, che sanno “vedere”!

Infine, ci piace ancora notare quanto segue.

Quando una scrittura riesce ad esprimere insieme profonde emozioni dell’animo ed ineludibili riflessioni del pensiero, si costituisce una interessante “unità psicologica”, che ben si addice alla esigenza estetica di una creazione poetica.

Inoltre, introduce felicemente il lettore-fruitore nella esperienza interiore dell’Autore; esperienza intensamente vissuta, e vivamente comunicata mediante l’Arte.

Come accade, appunto, riguardo all’opera In altre stanze, della poetessa Laura Rainieri.

Laura Rainieri, In altre stanze, Edizioni Cofine, 2018

Giovanna Giovannini

Pubblicato il 19 ottobre 2018