Il prigioniero di Ushuaia di Imperia Tognacci

Recensione di Manuela Mazzola

 

Il prigioniero di Ushuaia di Imperia Tognacci è un viaggio nella Patagonia argentina, dove si incontrano meravigliosi paesaggi: il deserto, l’oceano, il ghiaccio del Polo Sud e da cui domina la Croce del Sud, che osserva, dall’inizio dei tempi, lo svolgersi delle esistenze umane.

Il poemetto è composto da venti testi poetici in lingua italiana e tradotti in lingua spagnola da Angela Pansardi, per onorare la poesia anonima del prigioniero, la quale apre il volume e a cui si è ispirata la poetessa. Il prigioniero anonimo confessa di essere un assassino: “Altra fine non merito, crudele pellegrino/ attraversai la notte della mia storia/ versando sangue umano sul mio cammino”.

Nella prefazione Sandro Gros-Pietro scrive: “E’, invece, un viaggio dentro l’analisi psicologica individuale; è una sorta di autoanalisi o se vogliamo una proiezione psicologica della verità cui può condurre la finzione e la metafora letteraria”.

La Natura viene descritta abilmente, ricreando la suggestione di quella terra così misteriosa, in cui il ghiaccio si scioglie e arriva fin nella steppa arida: “Rughe di polvere/ nell’impietosa steppa/ ancorata a silenzi di radici/ sotto le ostili sassaie”.

“Oltre il buio del pensiero/onde misteriose ci sospingono,/ mentre da lontano ci chiama/ il tempio dell’infinito”, così si apre una breccia e la scrittrice incontra il suo prigioniero: lo avverte, lo sente, le loro anime comunicano nel momento in cui sfiorano gli stessi luoghi e i loro piedi calpestano la stessa terra. Avviene così il contatto e la Tognacci comincia a pensare che, forse, il prigioniero non ha commesso solo nefandezze e omicidi.

Sembra che la Nostra sia rapita e travolta da una sorta di pietas verso quest’anima infernale e che senta su di sé la malinconia e la disperazione del prigioniero: “Tu sola, Croce del Sud,/ tu sola hai visto, tra l’essere/ e il non essere, la poesia/ mutare la sua rotta/ e nelle mie mani depositare/ un desolato canto,/ onda che indietro è tornata/ dall’ultima scogliera”.

La saggista Marina Caracciolo nel suo studio “Verso lontani orizzonti”, BastogiLibri 2020, afferma: “Il prigioniero e la donna venuta da lontano si trasformano così in due voci, due anime che si incontrano oltre la muraglia dello spazio e del tempo: non hanno più né volto né nome; l’una raffigura l’umanità sofferente e perseguitata; l’altra, l’umanità che, consapevole del dolore, può donare consolazione”.

La poesia, lasciata dall’anonimo quale mezzo per redimersi, è finalmente giunta tra le mani della scrittrice, la quale è stata quell’ombra che (egli aspettava dicendo) verrà dal tramonto mi incontrerà seduto sul sentiero.

Imperia Tognacci, Il prigioniero di Ushuaia, Genesi Editore, 2021

 

Imperia Tognacci nasce a San Mauro Pascoli, si diploma all’Istituto Magistrale di Rimini e dopo aver vinto il Concorso Magistrale del Ministero della Pubblica Istruzione, si trasferisce a Roma e comincia la sua attività d’insegnante. Nel 1996 inizia a collaborare come poetessa e saggista alla rivista culturale “La Procellaria” di Reggio Calabria, diretta da Francesco Fiumara.