Gli anelli di Saturno di Fernando Della Posta

Recensione e scelta di poesie di Anna Maria Curci

 

Il titolo della recente raccolta di Fernando Della Posta, Gli anelli di Saturno, proietta già verso le due dimensioni dominanti: la verticalità e l’andare oltre, oltrepassare il limite.
A chi conosce e apprezza il percorso poetico di Fernando Della Posta – tra le tappe, Cronache dall’armistizio e, andando ancora più indietro nel tempo, Gli aloni del vapore d’inverno – così come a chi si accosta per la prima volta alla sua poesia, mi preme precisare che Gli anelli di Saturno rappresenta un ulteriore, significativo, passo in avanti nel percorso, non una deviazione.
La poesia di Fernando Della Posta resta, come ebbi modo di affermare qualche anno fa, “fedele e sovversiva”. È fedele all’impegno scelto dall’autore per un dettato preciso e chiaro, per una articolazione, varia nelle forme e nelle misure, ma pur sempre nitida. È sovversiva, perché animata da una “poetica del dissenso” che ha rinunciato alla comoda autarchia del rimpianto per volgere lo sguardo al fuori da sé, anche là dove gli obiettivi sono scomodi, sgraziati, sguarniti di qualsiasi potere consolatorio.
L’elemento nuovo, come sottolineato dalle dimensioni dominanti evidenziate all’inizio della mia nota, è, per così dire, l’aumento della gittata di questo sguardo, il suo sollevarsi verso altezze ardimentose, insieme alla consapevolezza che l’oltrepassare il limite così come il situarsi nella nuda e solitaria “terra di mezzo” di passaggio da una terra a un’altra, da un paesaggio a un altro, da uno stato a un altro, sono scelte che comportano rischi e costi, assunzioni di responsabilità e prezzi da pagare soprattutto in termini di solitudine. Non la comoda autarchia, dunque, non il rassicurante senso di appartenenza e, tuttavia, neanche il “rapimento mistico”, l’uscita di sicurezza, l’evasione, il rifugio. Il tendere alla verticalità si accompagna sempre alla coscienza vigile.
I versi riportati in copertina, quelli del componimento che apre la sezione Spazio profondo, possono essere così considerati una definizione dei ‘luoghi di appostamento’ e dei punti di vista, peculiari e rischiosi entrambi, oltre che un manifesto poetico con apertura di credito allo stupore della scoperta («Scrivere è prima di tutto stupirsi»), anche quando si tratta della scoperta di «un tradimento»:

Stare nei luoghi dei passaggi di stato
non appartenere né all’uno né all’altro
per fare di tutte le fioriture
un’epifania. Un gioco pericoloso:
le corsie preferenziali possono tradire
e i trivi possono fare da falsa prigione,
ma si può scoprire
che non esiste un tradimento più dolce.

Inoltre, è proprio Spazio profondo,  la seconda delle tre sezioni che compongono la raccolta, a porsi come distanza intermedia, nonché, a mo’ di ossimoro, sia come divario sia come congiunzione tra la prima, Saturno, e la terza, Gli anelli di Saturno.
In Saturno lo sguardo spazia su territori diversi, dagli antichi riti arborei della Basilicata in Matrimonio Lucano («Guardo il primo filo d’erba tremulo/ che si staglia in cielo al primo gelo indaco del bosco/ I calanchi fuori dal bosco non hanno la stessa misericordia.»), allo «spiegazzato pentagramma di Ciociaria» che si dispiega Alla Cannataria, antico quartiere popolare a Pontecorvo, città natale dell’autore. Spicca il volo, ma non senza indicazioni dettagliate e, come precedentemente sottolineato, non senza una coscienza vigile. Ecco dunque le Istruzioni per il volo: «Lavora quindi prima sui tiranti e le giunture/ sulla cardatura del piumaggio/ lavora sulla fusoliera al tornio/ così che basti il lancio, armonico/ rispettoso del dettato del mondo.»
Nel mezzo, Spazio profondo attraversa non solo i luoghi, ma anche le stagioni, i mesi con le loro «imprevedibili alchimie», con i loro colori vividi o «vischiosi». Spazio profondo è sì interludio, pensoso passaggio, come evidenziato prima, nel testo-manifesto poetico, ma si configura anche come preludio alla terza sezione, quella conclusiva, quella più ricca di componimenti, quella dove la voce dei poeti “gioca”, imbastisce, discerne, congiunge.
Nella sezione Gli anelli di Saturno si manifestano epifanie del profondo amore di Fernando Della Posta per la poesia e per i poeti. A loro si rivolge direttamente («Giacomo, il tuo tempo ed il tempo/ ti hanno fatto prigioniero di una gabbia/ di cui hai disinnescato la serratura», in Due poesie per il Leopardi), con John Keats rincasa ogni sera, con Pessoa immagina di conversare a un tavolino (Al bar con Fernando Pessoa); dalla loro voce si lascia ispirare, così scrive Poesia alla maniera di Pavese e Szymborskiana.
In questa terza e ultima sezione, soprattutto, Fernando Della Posta ha modo di ribadire, con il vigore e il rigore della consapevolezza, la particolarità e l’originalità del procedimento di creazione poetica. Il gioco del poeta è un gioco serissimo, come serissimo è quello dei bambini. Ha altri dispositivi rispetto al mondo degli adulti, un’altra lingua. È percorrere altre vie, è scegliere di saltare passaggi, è accogliere, se non addirittura cercare, il rischio dell’inciampo e della caduta: «Il gioco del poeta è saltellare/ da una nuvola all’altra del cielo/ cercando l’inciampo dell’ingiuria/ che riporta a terra».

© Anna Maria Curci

 

Dalla sezione Saturno

Istruzioni per il volo

Tenta per gioco il volo
quando sei coperto più del necessario,
perché non ti si chiede nulla
di straordinario, sei il piccolo che tenta il passo
nella scarpa dell’adulto.

Quando sarà il tempo, pronte le ali per l’armatura
che solca la notte e percorre il viaggio
non tentare d’inesperto il volo alto
ma quello di giusta opposizione al vento.

Lavora quindi prima sui tiranti e le giunture
sulle articolazioni, sulla cardatura del piumaggio
lavora sulla fusoliera al tornio
così che basti il lancio, armonico
rispettoso del dettato del mondo.

 

Dalla sezione Spazio profondo

I giorni di Persefone

Settembre il mese rococò.
Alla gloria dell’estate
aggiunge i merletti della morte.
Ha una luce che rasserena.
Mantelli gonfi di tempesta
talvolta percorrono le sue strade.
Echi di un mondo
il cui copione è scomparire.

 

Dalla sezione Gli anelli di Saturno

Seduto sul confine
del mio Golan
sento lo sparo del cannone
in lontananza.
Lo sguardo spazia
ma non si vede alcun fragore di luci.
Oggi c’è la calma
a serrare gli occhi.
Con pensiero d’impotenza
mi assopisco sul deserto.
Compaiono ciliegie rosse
su gragnuole di spine.

 

Il gioco del poeta

Il gioco del poeta è saltellare
da una nuvola all’altra del cielo
cercando l’inciampo dell’ingiuria
che riporta a terra.

Capovolgere il paradigma
sembra la scommessa dell’oggi.

Gli adulti parlano la loro lingua educanda
nei loro circoli muti.

Una consapevolezza più ampia
comprendente un tutto distorto
invero non meno del vecchio
urlata più che ragionata
caratterizzante più che sostanziata
si fa strada.

Recitiamo il qui e ora più che mai.

 

Szymborskiana

La verità è che passa il tempo
e abbiamo sempre meno da scambiare
con le strade, con le case, con gli uomini
con gli odori, con i colori, con tutti i nostri noi
che vivono rinchiusi
lontano dallo sguardo del mondo.

Scrivere è prima di tutto stupirsi
tenere il capo della miccia
che s’infila sotto tutte le montagne
e che raggiunge tutte le vallate.
Il fuoco che sfida il nero del sogno
l’oro del lustro, il ghigno del giorno.

Scrivere è ritrovarsi in una casa altra
votarsi naturalmente ad essa
rassettare tutte le sue stanze
con l’ottimismo della tigre:
l’inconsapevolezza che tratta incautamente
tutte le consapevolezze.

Ma il gesto si fa sempre più controllato
e l’edificio necessita d’interventi
sempre più particolareggiati,
o forse le crepe danno troppa luce.

 

Fernando Della Posta, Gli anelli di Saturno, Edizioni Ensemble 2018