Ho avuto il privilegio di leggere Ën viagi vers le isole Svalbard tra le raccolte inedite pervenute al Premio Ischitella 2023 (come sempre, molte di pregevoli fattura) ed ora di rileggerla in volume, con una sapiente prefazione di Bruno Gambarotta. E rileggere i testi poetici è opera consigliabile sempre e a maggior ragione se si vuole farne una recensione.
Già in quella prima lettura avevo apprezzato il poemetto delizioso, nell’elegante piemontese della Pinaffo, tra il didascalico e il gastronomico, il memoriale, con riferimenti alla storia passata e presente, in un immaginario viaggio verso le isole Svalbard dove c’è la Banca Mondiale dei Semi provenienti da tutto il mondo con lo scopo di garantirne la sicurezza genetica la conservazione a lungo termine contro disastri naturali, guerre o cambiamenti climatici.
La raccolta si apre con le “Frolin-e dël bosch (Fragoline di bosco)” i primi frutti della primavera che si offrono all’autrice coi pcit cheur / ross, perfumà ëd delissia; ma sono i mandarini, i frutti che le accendono tutti i sensi con il loro colore arancione ch’a ’m anmasca e squassi ambòrgna, perché “Permane a lungo la sua fragranza in casa / e un suo spicchio mieloso ha il gusto / del suo profumo. Mandarino dei mei ricordi, / violino che trilla. Dono della Befana / dentro una calza troppo lunga e solo a mezzo colma, / là fuori il cordoglio per rottami e macerie / di guerra appena conclusa”. E quel mandarino ah! podèi mandelo / a cola dòna, man drinta i cavej, / a Dnipro, anans a le ruin-e d’n palass, / ch’a manda braj al ciel, për la soa famija / e i avsin, e soe masnà, / sotrà viv da ’n mìssil e caossinass. Ma un mandarino vuole destinarlo anche a cole belve ferose, / barbari neuv, uman mancà, / për arsovnije chi e cosa, semai, / a l’avrijo podù esse e a son nen.
Partendo dal colore e dal profumo di un frutto proveniente dal sud ci fa precipitare in un ricordo di una guerra, vissuta e sofferta ad un’altra trasformando il piccolo frutto in un monito di pace in una guerra odierna.
Una Pinaffo lieve e scherzosa e al tempo stesso parte da una constatazione linguistica circa il sesso di Pom e Mele (Che drolarìa le parlàde. Maschìl / ën piemontèis, i Pom a cambio sess, / feminìl ant la lenga dël nòstr Dante. / Pom cand i nòmino, Mele se mèdito. / E adéss mi le penso.) per fornire un’elenco di un frutto a beneficio di chi gestisce la Banca delle Sementi nella lontana Isola della Svalbard.
L’Oliva fornisce alla Pinaffo il pretesto per ricordare Ulisse che mentre racconta la sua epica impresa continua a spiluccare olive. Quelle olive che danno nome al colore verdeoliva ma soprattutto con l’oro del suo succo arricchiscono il nostro benessere.
Il pomodoro è immaginato in veste nuziale mentre si sposa “con l’olio o il basilico, / o con l’aglio, o la cipolla, o la maggiorana, / sedano, origano, ciccia, o noce moscata, / peperoncino”, si esibisce in marce nuziali sui ritmi di tarantéla, furlan-a, / tarànta, corènta, monfrin-a o trescon. E per il viaggio di nozze con pasta, pizza, / lasagne, tajarìn, fricandò, sàose, / parmisan-e o bagnèt.
La Pinaffo non nasconde le sue simpatie per i povron (peperoni) che “il sole proprio intero / se lo abbracciano stretto per rubargli i colori, / tutti i suoi gialli e i suoi rossi” e “quadrati o appuntiti, spessi o sottili, gialli, / rossi, in tutte le lingue del mondo” in essi “il sole mescola / le sue sette note di musica e armonia”.
Precedute dalla caduta delle loro foglie che fanno loro da trapuntino ecco le Castagne (Maron-e) col so cheur tënner e doss non solo glassée, sëccà, confitura, rustìe ma anche “pane di montagna, in guerra, / durante le carestie e per tutti gli altrettanto / timidi e a disagio, nostri Non si può mai sapere.
Infine non poteva mancare in questa rassegna dalle tante sfaccettature poetiche l’evocazione di Arcimboldo affettuosamente salutato come ël mé Seppìn, che Pinaffo ritrae così: “Duroni il labbro, una pera il naso, fico / l’orecchio, palpebre di piselli nel baccello, spighe / di grano le sopracciglia, guance di mele, pupille / di ciliegie, le cornee, cipolline. Natura, / non follia di artista ridanciano, ma utopia, / a guardarci seria, dentro i nostri occhi. E oltre”.
Giancarla Pinaffo è nata a Torino, dove attualmente risiede. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo, nel 1997, i romanzi Il caso Blanc e L’uomo delle tre locande (Piero Manni). Del 2001 è la raccolta trilingue di poesia Uva verde di luglio e la raccolta di poesie in italiano Viaggio di nozze (Lineacultura). Nel 2005 vince il premio Città di Ischitella-Pietro Giannonecon la raccolta Dzouri ël pérax, nìvoulax (Cofine) e pubblica la plaquette La régoula ëd li lìmit (Edizioni del quartino), entrambe in francoprovenzale; Asar për j’aventissi (2010, Uni Service) è la sua prima raccolta di poesie in piemontese; del 2019 è Cartoulénax. Cartoline (Edizioni dell’Orso, Alessandria), in francoprovenzale. Suoi articoli sulla letteratura non egemone del Piemonte sono pubblicati sulla rivista “Letteratura & Società”. Racconti e poesie in italiano, piemontese classico e francoprovenzale sono stati pubblicati sulle riviste “l’immaginazione”, “Confronto”, “Rivista Italiana di Letteratura Dialettale”; “micRomania”.La sua produzione letteraria è presente all’interno di antologie e raccolte poetiche.