Di tu in noi di Cettina Caliò

Nota introduttiva dell’Autrice e nostra scelta di poesie

 

Alcuni di noi hanno il privilegio di riconoscersi e vivere l’appartenenza.

Non è poesia del dolore, è poesia dell’amore. È il tentativo di dire l’urlo perfetto e la complessa articolazione del silenzio. È speranza di abbracciare istanze altre attraverso la propria nudità.

Ti canterò sempre, mia formica, amore mio. (1) Ecco, lo faccio anche io: canto con voce sfiatata l’improvviso che mai è improvviso. Canto perché nel forse di ogni passo / a ridosso del silenzio / tu mi parli ovunque. Canto la leggerezza della morte che talora vince sulla foga scorticata della vita. È un dire indicibile, questo canto – mi costringo a mettere un nome / a ogni cosa che fa tempesta – arriva allo schianto e quindi alla liberazione, perché poesia è guardare in faccia l’abisso quotidiano per prenderne le distanze e al contempo stringerlo fortemente a sé, tenere forte / tutti i segni che fanno l’anima/ una mappa da leggere/ alla luce di noi.

Più forte della morte è l’amore, così è detto nel Cantico. È bello e consolante, e non è vero. È vero però che non si muore mai del tutto, si resta vivi nel punto più molle dell’anima di chi rimane, si resta lì come luogo della mente.

Lo dico qui: sono la moglie di Sergio Claudio Perroni e questo mi onora più di quanto non sappia dire e qualunque cosa la sorte abbia in serbo per me, io sarò sempre sua moglie perché: amore mio enorme, tu e io per sempre, all’infinito. (2) E da qui in poi provo a mettere in pratica la vita e le sue parole: vivi, piccola, vivi.

Ci sono giorni che sono vite intere. Il mio giorno si chiama sabato. Ha la forma di un bacio lungo, l’odore del caffè e la voce di una vecchia canzone.

(1) Sergio Claudio Perroni nella lettera di addio alla moglie; (2) Sergio

 

*

Nella voce di una campana lenta

passa la vita

e chiude ogni frase

in un tormento di ultime volte

sapute sempre

dopo

 

qualcosa cerchiamo

su cui posare lo sguardo

senza tremare

 

fra un rintocco e l’altro

 

un sentiero piccolo di arbusti

promette giorni di fiori a venire

 

e noi

un dettaglio

in questo panorama che basta

a se stesso

 

 

*

È elementare questo crollo

tu non ci sei

e mi cade addosso

il cielo che fu

 

nella quotidianità scardinata

del respiro

perdo l’abitudine al volo

senza le tue mani

 

tutto è tanto

è troppo

tutto è sabato

 

 

*

Dormo

dal lato tuo del letto

mi tengo forte dove non sono

allungando un braccio

 

nel buio esausto mi racconto

il pianto e l’orologio

rimasto sul tavolo

 

 

*

Di tu in noi

tengo ogni cosa

perfino i refusi

delle ore metodiche

 

piano

mi muovo nell’ingombro

del nostro tempo

a piedi nudi

fra le formule giudiziarie

il cappello antipioggia

e le risate sulle scale

 

lascio ogni passo

ogni impronta

lascio ogni gesto

 

qui

 

dove avevamo una scadenza

 

faccio ogni cosa

per l’ultima volta

 

 

*

Sulla soglia dell’ora

che non torna e trasparente

mi vive intera

 

nel forse di ogni passo

a ridosso del silenzio

tu mi parli ovunque

 

 

Cettina Caliò, Di tu in noi, La nave di Teseo, Milano febbraio 2021

 

 

Cettina Caliò è nata a Catania nel 1973. Scrive poesia e prosa. Cura libri. Traduce dal francese. Ha pubblicato: Poesie (1995), L’affanno dei verbi servili (2005), Tra il condizionale e l’indicativo (2007), Sulla cruda pelle (2012), La forma detenuta (2018).