Cusi e scusi di Angela Bonanno

Nota di lettura di Maria Gabriella Canfarelli

Sempre presente nella scrittura di Angela Bonanno l’uso di una parola spiazzante e di costrutti sintattici lapidari, cruda reiterazione d’un conflitto verbale risolto in reazione eclatante avversativa la finzione che chiamiamo pace o quieto vivere, ed è invece una resa. Parte da questa irriducibile convinzione il percorso in versi di un’autrice che vede e ode il quasi inavvertito lavoro della tarma tra le pieghe del quotidiano, il che predispone l’autrice alla sorveglianza delle smagliature che segnano il tessuto personale, nella fattispecie dell’ordito amoroso, e di quelle forme di usura relazionale tra esseri umani: nuddu ca spenni du paroli/semu suli (nessuno che spenda due parole/siamo soli). La vita è fatta di stoffa, sembrano dire i versi di Cusi e scusi (Mesogea, 2024) e gli oggetti d’uso sartoriale servono a ri-ordinare sia i pensieri di refucu stortu/ carni cusuta o munnu (di orlo storto/carne cucita al mondo) che la condizione esistenziale oggettiva e insoddisfacente che induce a fare e disfare, scucire e ricucire per dare forma ex-novo a ciò che corpo   e mente indossano.

Nell’atto manuale di cucire, scucire e finanche ricucire (laddove possibile e anche no) il rischio è pungersi,  ma ne vale la pena; e se i punti, i rabberci continui rosicchiano la stoffa, se l’asola slargata non regge più il bottone, altro non rimane che resistere, attendere, darsi la necessaria disciplina per modellare na vesti nova.                                                    

Dunque rattoppi, rammendi, lavoro solitario e pensoso di riparazione che non sempre dà i risultati sperati, ne sia valido esempio la presa d’atto che  l’amuri non s’arripezza (l’amore non si rattoppa), anzi, già in sé, come tutte le cose, anche i sentimenti sono destinati a morire, a finiri comu u suli/macari tra centu miliuni di tempu/ comu l’acqua ca sicca n’te ciumi (a finire come il sole/anche tra cento milioni di tempo/come l’acqua che secca nei fiumi). 

C’è carne, impasto di sangue e fango nei versi – alcuni epigrammatici- di Bonanno, c’è la vita che si sciupa giorno dopo giorno, e il cuore scausu a mprinari u munnu /cori ca non tonna (scalzo a mettere incinto il mondo/ cuore che non torna). Rispetto alle precedenti produzioni segnate da un vitalismo costantemente  alimentato da dure locuzioni assertive, queste poesie recano un timbro più dolente, sia quando la penna attinge alla sfera corporale e psichica che quando lo sguardo spazia tutt’intorno ed è portavoce di una umanità ai margini: a buttana si iucau a carusanza/(…)/ (…) svinni a peddi sutta l’occhi/di n Cristu appinnutu o chiovu (la puttana si è giocata la giovinezza /(…) / (…) vende la pelle sotto/gli occhi/ di un Cristo appeso al chiodo); gnarrusu passannu avanti a chiesa/si fa u segnu d’a cruci/ i niuri vinnunu valiggi/ (…)/ Dìu su ti cchiani mpararisu/ o finisci ca ti crìu (un gay passando davanti la chiesa/ si fa il segno della croce/ neri vendono valigie /(…)/ Dio se li porti in paradiso/ va a finire che ti credo).

Nella scrittura di Angela Bonanno ricorrono termini materici (muro, pietra, chiodo, ago, cerniera, pelle, ossa, sangue) insieme agli elementi naturali, principalmente l’acqua e il fuoco, il magma ncori di focu che a muntagna, così nella vulgata catanese è detto il vulcano Etna,  rigurgita; e c’è il mare,  la vastità acquorea qui detta vucca, bocca che racconta la tempesta esistenziale con un linguaggio mosso, ondoso, espressione di intima appartenenza a un luogo, e del legame con il dialetto, lingua poetica prescelta per dire dei molti nodi dell’esistenza, a dogghia ca mi fici nasciri (la doglia che mi ha fatto nascere). 

Angela Bonanno Cusi e scusi (Mesogea, 2024)

 

Nota biobibliografica

Angela Bonanno, scrittrice in versi e in prosa, vive e lavora a Catania. Ha esordito nel 2003 con Nuatri, editrice Prova d’Autore, con la quale ha successivamente pubblicato Setti viti comu i jatti (2006); seguono le raccolte Cu sapi quannu (Criluge Meridies 2007); Amuri e vàdditi (Uni-Service 2009); Dumani ti scrivu (Forme Libere 2010); Pani schittu (CFR 2014); Strammata (Forme Libere 2017). In narrativa ha esordito con Antologia della malata felice (Forme Libere 2011), cui sono seguiti i romanzi dati alle stampe da Catartica edizioni Prima dammi il pane (2018) e Tu singolare (2023). Con le edizioni “Paso de barca digital” ha pubblicato l’antologia in spagnolo “Dejadme en paz Poemas escogitos” (2012).