Convegno di studi: I 121 dialetti della Provincia di Roma

Le sintesi delle relazioni e delle comunicazioni di mercoledì 13 giugno 2012 a Palazzo Valentini a Roma

 Roma, 13/06/2012 – Ecco le sintesi delle relazioni e delle comunicazioni del Convegno di studi: I 121 dialetti della provincia di Roma di mercoledì 13 giugno 2012 a Palazzo Valentini a Roma, organizzato con il contributo della Provincia di Roma dall’associazione Periferie, in collaborazione con il Centro di documentazione della poesia dialettale italiana "Vincenzo Scarpellino".

Inquadramento generale dei dialetto in uso nella provincia di Roma
Sintesi della relazione di Ugo Vignuzzi, Università Roma La Sapienza

La provincia di Roma, la cui configurazione attuale risale agli anni ’20 del 1900, dal punto di vista dialettologico rappresenta un vero e proprio patchwork, se non addirittura in qualche modo un puzzle.

Spicca da sempre il polo romano, l’Urbs dell’orbis antico, medievale e poi della cattolicità e (in piccolo) dello Stato Pontificio, con la sua corona di strade consolari che nei secoli hanno rappresentato i tramiti di diffusione e di aggregazione dei diversi tipi linguistici, da e verso la Città; un polo davvero unico nella storia culturale e linguistica italiana, che spicca per la sua peculiarità non solo all’interno del panorama dialettale centromeridionale (e più precisamente mediani) ma a buon diritto, nella sua tensione fra Mezzogiorno, Toscana e Italia centrale e persino aree settentrionali, dell’intera Italia dialettale. Ma poi per ben più di un millennio Roma si è eretta all’interno di un ampia area paludosa, malarica e spopolata che ne ha salvaguardato di fatto lo splendido isolamento. E infatti la presenza geografica del tipo linguistico romanesco, quando non recentissima (in qualche modo "coloniale", legata alle vicende postunitarie e del secondo dopoguerra), è piuttosto circoscritta, in pratica solo lungo il litorale da Civitavecchia ad Anzio, e (però in forme decisamente più arcaiche) lungo l’Appia sino a Velletri.

Fuori delle mura cittadine, già la Cassia marca la direttrice dei rapporti e scambi di persone, di cultura e di lingue con la Tuscia viterbese e la Toscana, la Flaminia e la Salaria con il “Centroitalia”, di pertinenza però fin dalla frantumazione altomedievale rispettivamente bizantina e longobarda (si pensi a pochissimi km da Roma a un toponimo rivelatore come Fara!), la Tiburtina con Tivoli e la valle dell’Aniene (e le vie più dirette della transumanza abruzzese), e (con intermedia per tutto sommato breve tratto la Prenestina) la Casilina verso l’antica Campania/Campagna, la Ciociaria e la valle del Liri/Sacco – per chiudere con l’Appia, la regina viarum verso i Castelli (e il sud regnicolo).

Anche nella prospettiva dialettologica è stato possibile mettere in fase la presenza più o meno accentuata di specifici fenomeni “spia” con l’andamento dei principali assi viarii, individuando così nell’àmbito provinciale almeno sette (sub)aree linguistiche principali che s’incardinano sostanzialmente su tali assi, muovendo a raggiera dall’area della Maritima (e poi Maremma) della costa a nord di Roma verso la bassa valle del Tevere (che funge da confine dialettale sino alle porte della città), e poi con la valle dell’Aniene, del Liri/Sacco, e i Castelli Romani sino alla fascia subcollinare verso le antiche Paludi Pontine – e con al centro, da tutti i punti di vista, il polo romano.

UGO VIGNUZZI (1948) è professore ordinario di Linguistica Italiana (Dialettologia italiana) nell’università di Roma “La Sapienza”, già ordinario di Storia della lingua italiana nell’università dell’Aquila. Gli è stato attribuito dall’Accademia Nazionale dei Lincei il Premio «Prof. Luigi Tartufari», destinato, per il 2005, alla Storia della lingua italiana, premio che gli è stato consegnato il 16 maggio 2005 dal Presidente della Repubblica Carlo A. Ciampi.

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Descrizione dei materiali rinvenuti nella ricerca sul campo nelle subaree della Provincia di Roma

Sintesi della relazione di Vincenzo Luciani direttore del Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino

L’attività di recupero del patrimonio dialettale della provincia di Roma attraverso la documentazione delle diverse tipologie (I. Vocabolari; II. Proverbi e modi di dire; III. Toponimi e soprannomi; IV. Filastrocche, Feste e Sagre, Giochi, gastronomia; V. Teatro e Narrativa; VI. Poesia). Su 121 comuni tutte e 6 le tipologie di testi sono state documentate in 42 di essi; 5 tipologie in 16, 4 in 17, 2 in 16, 1 in 15, 0 in Ardea. Vocabolari o glossari e grammatiche di diversa ampiezza sono presenti in 69 centri; raccolte di proverbi e modi di dire sono state registrate in in 67 centri; toponimi e soprannomi in 73 comuni; Filastrocche, Canti, Giochi, gastronomia in 114 comuni; testi teatrali o in prosa in 56; testi di poesia in 91 comuni.

La documentazione complessiva è racchiusa in sette volumi pubblicati (tiratura 1000 copie ognuno) sul dialetto e la poesia nei 121 dialetti dei comuni della provincia.

L’indagine sul campo e le ricerche, realizzate con il contributo della Provincia dall’associazione Periferie e dal Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino”, a partire dal 2005 fino al 2012, hanno riguardato le singole subaree del territorio provinciale: Monti Lucretili, dei Monti Prenestini e Lepini, della Valle dell’Aniene, del Litorale nord e sud, della Tuscia Romana, della Valle del Tevere, dei Castelli Romani.

Sono stati censiti circa 500 poeti, di cui 332 studiati e 112 antologizzati negli 7 voll., per un totale di 1008 pagine. Oltre 1000 sono i testi in bibliografia.

Oltre alla documentazione in volume, l’associazione Periferie e il Centro “Vincenzo Scarpellino”, hanno realizzato sul sito www.poetidelparco.it altrettante schede per i 121 comuni della provincia di Roma, che sono costantemente aggiornate e sono aperte alla collaborazione di studiosi e di appassionati della materia dei dialetti.

Sono stati anche realizzati 61 video sui dialetti di Roma e provincia, visionabili in youtube, canale vicluc100.

Tra le azioni per tutelare e valorizzare le lingue locali si suggeriscono: vocabolari on-line; cooperazioni tra gli atenei di Roma e della Tuscia; convegni, letture, tesi; dialetto nelle scuole e nei loro siti; legislazione regionale per la tutela dei dialetti a supporto di singoli, associazioni, amministrazioni e scuole; produzione di documenti audio e video.

VINCENZO LUCIANI (1946) dirige il mensile Abitare A, è fondatore dell’Associazione e del Centro di documentazione della poesia dialettale “V. Scarpellino”. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Il paese e Torino, (1985); per le Edizioni Cofine: I frutte cirve (1986), Frutte cirve e ammature (2001), Tor Tre Teste ed altre poesie: 1968-2005 (2005), e le ricerche: La regione invisibile (con Silvia Graziotti, 2005); Le parole recuperate. Poesia e dialetto nei Monti Prenestini e Lepini (2007); Dialetto e poesia nella Valle dell’Aniene (2008) e, con Riccardo Faiella, Le parole salvate. Dialetto e poesia nella nella provincia di Roma: Litorale nord – Tuscia romana – Valle del Tevere (2009), Castelli Romani e Litorale sud. Dialetto e poesia nella provincia di Roma (2010), Dialetto e poesia nei 121 comuni della provincia di Roma (2011).

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I poeti della provincia di Roma
Sintesi della relazione di Cosma Siani (Università Roma Tor Vergata

Nella panoramica dei circa cinquecento poeti dialettali e degli innumerevoli testi passati in rassegna da Vincenzo Luciani nei 121 comuni della provincia di Roma, incluso il variegato scenario della stessa capitale, è possibile individuare delle tendenze riconducibili a due principali assi d’influenza: la linea Belli-Pascarella-Trilussa, che racchiude in sé la tradizione come forma stilistica e contenuti, e la linea Dell’Arco-Marè, che rappresenta l’innovazione della poesia romanesca, fino all’esperimento modernistico.

Tutti gli autori e i testi rinvenuti si estendono fra queste due guide, oscillando tra l’una e l’altra, a volte senza una distinzione netta, con esiti di livello diverso, e comunque interessanti non solo in quanto sociologia della letteratura, ma anche per valore estetico in sé.

Ad autori e forme tradizionali ma dignitosi, si affianca una pratica del dialetto come lingua della poesia non necessariamente legata al luogo, al paese, ai suoi personaggi, ma usata in funzione lirica per esprimere una gamma molto più vasta di pensieri, percezioni ed emozioni. Ed è una pratica sempre più diffusa fra le generazioni giovani e meno giovani.

COSMA SIANI ha insegnato inglese nelle scuole statali romane, e alle università di Cassino e Roma Tor Vergata. Collabora alla rivista Il 996 del Centro Studi G.G. Belli. È autore fa l’altro di Dialetto e poesia nel Gargano. Panorama storico-bibliografico (2002), Achille Serrao poeta e narratore. Antologia della critica e biobibliografia (2004), Poesia dialettale nella provincia di Roma. Civitavecchia – Periferia urbana – Monti Lucretili (2005), I poeti della provincia di Roma. Panorama e Antologia (2012).

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Antichi Giochi, Giocattoli, Conte e Cante
Comunicazione di Alessandro Moreschini, poeta e scrittore

Prima dell’era dell’elettronica, della televisione, dei computer, dei videogiochi, della playstation, dei puzzle, i passatempi e i giocattoli e giochi, costruiti a mano con l’aiuto dei padri o madri e dai nonni erano moltissimi: tra i più usati: ju piccuru (il picchio), ju ruzzicu (la ruzzola), ju carammatu (il carro armato) la stella (l’aquilone), ju circhiu (il cerchio), il monopattine (il monopattino), la carozza (la carrozza), la mazzafionna (la mazzafionda), la fionna (la fionda), le palline (le biglie), la ciriminella (la lippa), ju suffittu (la cerbottana), le bbolle di sapone (bolle di sapone), la palla di pezza, la bambola di pezza e tanti altri giocattoli… Altrettanto numerosi erano i giochi: a sarda la guaja (la cavallina), a zompacavaju (a saltamontone), ju trianculu co le nuci (il gioco delle noci), a zicchiuvale (con gli ossi di pesca), co i bbricci (i sassolini), ai quattru cantuni (ai quattro cantuni), a topa topa (una specie del nascondino), il battimuru (battimuro con i soldi). Grande e importante funzione avevano le conte senza le quali non poteva iniziare il gioco e parimenti molti giochi venivano accompagnati con frasi, detti, tiritere, cantilene e canzoncine.

L’augurio che di essi resti una buona memoria e susciti, nei bambini d’oggi, che non sanno più giocare, l’amore per le tradizioni popolari e i giochi di una volta.

ALESSANDRO MORESCHINI nato a Castel Madama nel 1938 e vive a Tivoli da molti anni. Ha svolto attività lavorativa a Roma. È stato assessore all’Istruzione al Comune di Tivoli. Ha pubblicato le raccolte poetiche in italiano Camminare (1971 e, Sazio d’erbe amare (1976); e in dialetto Cuturuni cuturuni pe lla pallatana (1983), Casteju bbeju tuttu vantu (1986), E come chi non pare (1993), preceduta nel 1988 da E tu m’accordi (antologia poetica) in lingua e in dialetto, seguita da Taratabassuca (1995) e nello stesso anno da A chi sgòbba la gòbba a chi arobba la robba… (Proverbi, modi di dire, frasi idiomatiche, termini di paragone e soprannomi…). È autore del romanzo L’ultimo degli Equi (2000) e dell’opera in tre volumi Avviamento allo studio del dialetto nel comune di Castel Madama (2005).

Le potenzialità gastronomiche e le ricette basate sull’individuazione e l’uso delle erbe spontanee
Comunicazione di Paola Lupi dell’Azienda Agricola Biologica Casale dei Pozzi di Cerveteri

Nell’ambito di questo convegno dedicato ai dialetti della Provincia di Roma e alla loro salvaguardia è parso interessante inserire anche una panoramica sia pur parziale, di quello che la bella campagna del nostro territorio offre come tesoro botanico e gastronomico recuperando una consuetudine, quella dell’andare per erbe, che i tempi difficili di oggi stanno facendo riapprezzare.

Un tempo il campo offriva una varietà di prodotti che la cucina utilizzava in maniera pressoché totale, non c’era erba di campo che non trovasse un utilizzo mangereccio e la varietà stagionale che la nostra Regione offriva, assicurava una tradizione gastronomica varia e saporita.

Le nostre nonne raccoglievano borraggine, cicorie, malva, ravastrello , bieda selvatica, trasformando questi prodotti spontanei straordinari in piatti gustosi ricchi di sostanze nutritive e sali minerali cosi preziosi per la salute. La crisi economica attuale impone un ripensamento di stili di vita e di alimentazione, chiamandoci ad un consumo responsabile, dove la sostenibilità , il km 0 sono divenuti temi irrinunciabili

L’Azienda Agricola Biologica Casale dei Pozzi in cui opero affianca alla coltivazione dell’archeofrutteto cioè di specie antiche di alberi da frutta e quella di erbe aromatiche, l’attività di raccolta, e utilizzo di erbe spontanee mangerecce, recuperando ricette, piatti della memoria, in cui la natura e la competenza dell’uomo sono centrali. Nella comunicazione sono presentate alcune di queste “regine dei campi” e illustrate preparazioni gastronomiche per incuriosire e stimolare alla ricerca e alla sperimentazione personale.

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Aspetti generali della cucina civitavecchiese
Comunicazione di Carlo De Paolis poeta e scrittore*

Il porto di Civitavecchia, è da sempre un crocevia di culture tra il Mediterraneo e l’Italia centrale, e le genti che nei secoli si sono insediate nella città hanno stabilito contatti con altre popolazioni mutuandone abitudini e usanze, con ovvie ed inevitabili ripercussioni anche sulla cucina.

L’elemento unificatore delle diverse cucine regionali che a Civitavecchia hanno trovato un punto d’incontro è senza dubbio il pesce. Nominare Civitavecchia evoca da sempre un buon profumo di pesce. La sapidità del prodotto ittico locale e della cucina, rende attuali due questioni da sempre dibattute.

1) Formaggio si, formaggio no. In molte famiglie del luogo, il condimento di alcune pietanze al sapore di mare, specie degli spaghetti col polpo, degli spaghetti con le alici fresche, degli spaghetti col tonno, degli spaghetti e del risotto col nero di seppia, viene completato con una spolverata di pecorino romano grattugiato. L’eccezione alla regola si estende anche al risotto con l’indivia e gli spaghetti ad “aglio, olio e pomodoretto”.

2) Vino bianco o vino rosso? Per antica usanza i piatti di mare vengono in molte famiglie accompagnati preferibilmente dal vino rosso. La locale cucina marinara, tenuto conto sia dei condimenti sia dell’utilizzazione del pesce di scoglio, notoriamente più sapido del pesce di fondale, è una cucina dai forti sapori sui quali un vino rosso, giovane e aspretto, servito a 16 gradi, sicuramente non stona: la tradizione in questo caso si accompagna al buon gusto.

*Carlo De Paolis, poeta e scrittore, è autore, anche del “Breviario di cucina civitavecchiese” con l’indicazione di ittionimi e termini locali vari in dialetto civitavecchiese e moltissime ricette della tradizione locale. Parte di questo materiale è anche sul sito www.poetidelparco.it nella sezione 121 dialetti della provincia di Roma, scheda di Civitavecchia.

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Scuola e dialetto nella provincia di Roma
Comunicazione di Claudio Porena, poeta

Il Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino” ha portato alla luce diverse iniziative di recupero e promozione del dialetto avviate nelle scuole, che spesso sfuggono ai grandi canali d’informazione, pur nella loro encomiabile esemplarità, e di cui si auspica un seguito in altri comuni del Lazio e d’Italia.

Tra le realtà interessate si riportano gli esempi di: Anticoli Corrado, con il sito www.scuolanticoli.com; Bellegra, con la raccolta di canti popolari dell’Istituto Comprensivo; Jenne, con il libro Piro piruzzo (1988), frutto della scuola elementare; Roviano, con il calepino delle classi elementari; Riofreddo, con la raccoltina di proverbi; Vivaro con quella di canti popolari dell’Alta Valle dell’Aniene; Campagnano, dove i bambini dell’elementare e gli adulti hanno collaborato al libro Le nostre radici; Tolfa, con il libro Tra immagini e memorie dei Monti della Tolfa e l’attività didattica del poeta Balilla Mignanti; Rignano Flaminio, con la messa in scena dell’opera teatrale “Fantasia di Rignano”; Lanuvio, con la raccolta di proverbi e modi di dire locali; Lariano, con la ricerca sulla gastronomia locale; Grottaferrata, con la rassegna poetica “Prime rime” che ha ospitato i componimenti dei ragazzi delle scuole medie; Palombara Sabina, con le due pubblicazioni del 257° Circolo didattico su gastronomia e giochi.

Ma il rapporto scuola-dialetto ha profonde implicazioni linguistiche, psicologiche, pedagogiche: norma versus scarto, denotazione vs connotazione, razionalismo vs irrazionalismo, inibizione vs disinibizione comunicativa, imitazione vs creazione, dottrinarismo vs maieutica, ecc.

E ancora: educazione sentimentale, bilinguismo, riscoperta delle radici e conseguente orientamento nel presente e verso il futuro.

Le raccolte di proverbi, modi di dire, filastrocche, soprannomi
Comunicazione di Riccardo Faiella del Centro di documentazione della poesia dialettale “V. Scarpellino”

Proverbi dialettali, sinonimo di saggezza popolare. Ma è realmente vero? Possono davvero essere ancora attuali gli antichi detti? Difficile poter convincere in un senso o nell’altro.

Nelle ricerche sul campo del Centro di documentazione “Vincenzo Scarpellino” proverbi e modi di dire sono stati scoperti un po’ in tutte le zone della provincia di Roma, percorrendola da nord a sud, toccando cittadine importanti e storiche come Tolfa, Cerveteri, S. Oreste, Marino e Velletri. Raccolte di proverbi e modi di dire sono state registrate in 67 centri della provincia di Roma.

Molto diffusa anche l’abitudine di appioppare soprannomi: ne sono stati raccolti elenchi più o meno estesi in ben 73 comuni della provincia.

Attingendo da essi se ne citano alcuni tra i più singolari: Peppe vapore e Fischiarculo, di Vivaro; Pippupuzzu (Arsoli), Tirapelle (Marano Equo); Cococcjone (Roiate); Masticabrodo (Riofreddo); Ripusatu (Saracinesco); Schiattapechera (Ariccia); oppure Cacalletto, Cacaritto e Cascanterra di Tolfa…

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I dialetti della provincia nel web
Comunicazione di Anna Corsi del Centro di documentazione della poesia dialettale “V. Scarpellino

Il dialetto al contrario di quanto si pensi non è morto; la prova è accessibile a tutti. Internet, che è simbolo della modernità e della globalizzazione, si rivela come uno dei mezzi fondamentali di conservazione del dialetto.

Nel web i siti dedicati al dialetto sono numerosi e, restringendo il campo d’indagine ai dialetti della provincia di Roma, le sorprese non mancano. Alcuni siti presentano sezioni in dialetto, proverbi e soprannomi. In molti forum i giovani discutono su vari paesi e dialetti.

Molti blog hanno lo scopo di riunire le persone lontane dai loro paesi e il mezzo migliore si dimostra di nuovo il dialetto.

Su facebook è scoppiato il fenomeno dei siti a sostegno dei piccoli paesi e delle loro importantissime tradizioni.

Ogni comune potrebbe contribuire, preservando quel patrimonio ricchissimo di tradizione e cultura, incentivando la pubblicazione on line di un piccolo vocabolario dialettale e incentivandone la diffusione.

ANNA CORSI nata nel 1986, si è laureata nel 2011 presso l’Università La Sapienza di Roma, con una tesi sulla Poesia dei Monti Lepini Centrali. A gennaio 2012 ha partecipato al Convegno Nazionale “Ragionando sulla cultura dialettale” a Colfelice (FR), con una comunicazione relativa all’evoluzione di alcuni dialetti lepini. Collabora ad un progetto del Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino”.

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Le tesi di laurea sui dialetti della provincia di Roma
Comunicazione di Valentina Cardinale del Centro di documentazione della poesia dialettale "V. Scarpellino"

Nella valorizzazione delle lingue locali hanno avuto ed hanno un peso non indifferente le tesi di laurea. Quest’ultime, mettendo in evidenza ogni aspetto del dialetto di un paese (dai dati puramente tecnici riguardanti aspetti fonetici e morfologici, alle tradizioni, alle testimonianze letterarie); contribuiscono ad arrestare il progressivo deterioramento quando non addirittura la scomparsa dei vari idiomi.
Nell’indagine svolta sono state visionate più di 50 tesi di laurea su Roma e i comuni della provincia romana. Le tesi, fornite da grandi studiosi delle varie università romane: Ugo Vignuzzi, Università La Sapienza; Paolo D’Achille, Università Roma Tre, e da Vincenzo Luciani, sono state elaborate in un arco di tempo che va dal 1970 al 2011 e trattano una varietà di temi incredibilmente vasta sintetizzabili in due categorie: i comuni della provincia romana e Roma. Per la provincia abbiamo tesi di laurea sui seguenti paesi: Frascati, Genzano di Roma, San Vito Romano, Cerreto Laziale, Tivoli, Valmontone, Cave, Palestrina, Artena, Carpineto Romano, Gorga, Montelanico , Segni, Sant’Oreste e Tolfa.
Per Roma due sono le sottocategorie: a) le tesi che mostrano come il dialetto romanesco si stia trasformando in ambito giovanile, familiare e per via delle interferenze linguistiche con paesi limitrofi; b) gli elaborati che permettono di ricostruire la storia del Romanesco da Belli a Gadda. I poeti presi in considerazione sono ad es.: Filippo Chiappini, Giuseppe Gioachino Belli, Luigi Ferretti, Adolfo Giaquinto, Mario Dell’Arco, Crescenzo del Monte, Giggi Zanazzo, Pier Mattia Tommasino, Trilussa e Carlo Emilio Gadda.

Il Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino”, avanza la proposta di raccogliere e catalogare online le tesi visionate, affinché siano disponibili per studiosi e appassionati.

VALENTINA CARDINALE nata ad Alatri (FR) nel 1986, vive a Torre Cajetani, un piccolo paese della Ciociaria sui Monti Ernici. Nel biennio 2005/2006 ha conseguito la maturità presso il liceo Classico Leoniano sito in Anagni. Nell’anno accademico 2010/2011 presso l’Università “La Sapienza”, ha conseguito il diploma di laurea triennale in Studi Italiani in Linguistica Italiana, con la tesi: “La poesia in dialetto di Porfirio Grazioli, Trevi nel Lazio”. Collabora ad un progetto del Centro di documentazione della poesia dialettale “Vincenzo Scarpellino” ed è iscritta al primo anno di Laurea Magistrale in “Letteratura e Lingua, Studi Italiani ed Europei” presso l’Università “La Sapienza”.

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Poesia al femminile

Reading delle poetesse: Antonietta De Angelis, Maria Lanciotti, Anna Ubaldi, Rosangela Zoppi.

Rosangela Zoppi è nata a Roma dove vive. Poetessa in lingua e in dialetto ha pubblicato nove raccolte (di cui quattro in dialetto romanesco). Collabora con le rivista: Pagine, Lunarionuovo, Inchiostri e Incroci. Si è occupata di teatro e di traduzioni; ha pubblicato il romanzo storico Una donna contro un re (2000) e Roma: la memoria delle strade (2007). In poesia le raccolte in romanesco Maruame (2005) e ’Na viola ner penziero (2009).
Anna Ubaldi, nata a Roma nel quartiere Trieste, ha lavorato per molti anni alla Regione Lazio per la quale ha curato nel 1978 la pubblicazione Per motivi di miseria, nel quale sono raccolte le lettere più bizzarre scritte alla Regione dai cittadini bisognosi, ha composto sonetti pubblicati in 3 raccolte: Magna bello de nonna, te fa bene (1992) e Me corcava de botte (2001), Dovesse capità (2010).
Antonietta De Angelis di Anticoli Corradoè autrice di testi poetici e di testi in prosa inediti in dialetto anticolano.
Maria Lanciotti nata a Roma, vive a Velletri. Collabora stabilmente con periodici di attualità e cultura e con giornali e riviste web. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Uragano e armonia (1998); Sangue di passero (2001); A passi contati (2005); Suono e visione (2006); Questa terra che bestemmia amore (2009); Ricominciare da qui (2011); e nella narrativa: Il serpente è innocente (2000); La sacca del pastore (2003); Campo di grano (2003); La figlia della rupe (2007); L’erba sotto l’asfalto (2007).

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Reading dei poeti della provincia di Roma:

Massimo Bardella, Benedetto Lupi, Marco Occhigrossi, Claudio Porena, Paolo Procaccini, William Sersanti.

Massimo Bardella (Roma 1933) è autore di preziosi volumetti, autoprodotti, con proprie composizioni artistiche. Tra i titoli: Immaginare a Roma (Saggio storico-letterario sul poeta Giuseppe Gioachino Belli); Poesie d’amore brevi (Poesie); Poesie pe’n sabbato sera (Poesie, 2007); Poesie romane(Poesie, 2007); Poesie d’amore corte (Poesie, 2006); Appunti e spunti (60 Haiku, Natale 2007); Acqua de mare e altre poesie(Poesie, 2007); Un po’ de nebbia e altre poesie (Poesie, 2008); Pazzienza, core mio… e altre poesie (Poesie, 2008); Prima stesura (25 racconti).

Benedetto Lupi (Subiaco 1928). Insegnante in pensione, ha trascorso parte della sua vita in Somalia, dove ha insegnato per 24 anni. È autore della trilogia Sublacus-Subbjàcu-Subiaco (vol. I Grammatica normativa del dialetto sublacense; vol. II Rime e prose in dialetto sublacense con traduzione in italiano e appendice di nomi, soprannomi, toponomi e vocabolarietto; vol. III Lessico del dialetto sublacense. È autore di opere teatrali, tra cui Notti africane (Abballe all’Afreca penzènno a càsema – N’ora nzunu pe arefacci la occa) e La Rocc ’aracconta (Storie e leggende dalle origini della Rocca nel 1070 fino ai primi del 1600).

Marco Occhigrossi (Marano Equo, 1932). Laureato in giurisprudenza, ha insegnato per molti anni materie giuridiche ed economiche negli istituti di istruzione secondaria. È stato impiegato presso la Provincia di Roma dove ha diretto il settore della P.I. Appassionato ricercatore di storia e dialetti locali, ha pubblicato i volumi di poesie in dialetto maranese: Vicinu agliu caminu (1973), Camminenno pe’ Maranu (1986). Divérsi vérsi spersi…(1997); ha pubblicato anche Storia d’ari tempi (2002); una ricerca storica su Livio Mariani e la Repubblica romana del 1848-49, la storia di Rocca di Mezzo e, con Cesare Panepuccia, Marano Equo (1990).

Claudio Porena è nato a Roma nel 1974. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Lettere nel 2007, con una tesi in Glottologia dal titolo: La Risonanza Fonica Inconscia. Vive e insegna chitarra classica ad Ostia Lido. È dottorando di ricerca in Storia della lingua italiana a Siena. Ha pubblicato per TerreSommerse, nel 2010 Dar trapezzio vocalico ar sonetto. Manuale di linguistica romanesca, retorica e metrica con sonetti scelti e nel 2011 la raccolta di poesie La vena impigliata. Sonetti italiani scelti; con la Kollesis editrice, nel 2011: Un chiodo ar muro, Giubba… de pelle: Verso una stella. Canzoniere; Lunatica; Er muraletto de la Muratella.

Paolo Procaccini, romano di genitori romani, dopo la maturità classica e la laurea in Legge, entra in varie compagnie di teatro sperimentale. Nel 1975 scopre il dialetto romanesco, come attore e scrittore di testi teatrali e poetici. Frequenta l’Ass. Naz. Poeti e Scrittori Dialettali, il Centro Rom.sco Trilussa, la redazione de la Boccaccia. Nel 197879 fa parte della compagnia di Checco Durante in 2 spettacoli. Dal 2005 al 2010 è segretario generale dell’A.N.Po.S.Di. Dal 2008 partecipa come Direttore alle attività della neonata Accademia Romanesca. É consulente del Rugantino. Sue opere sono pubblicate, a c. di Lamberto Picconi in Er Patto esatto. Proesie, commediole e racconti brevi in dialetto romanesco, Roma, Edizioni Progetto Cultura, 2010.

William Sersanti,nato a Roma nel 1982, vive e risiede da sempre a Sant’Oreste. È animatore sociale, educatore, scrittore e poeta in lingua e in dialetto. Si occupa di ricerca dialettale e folklorica. Ha pubblicato Filastrocche per Sant’Oreste, Sant’Oreste 2009 (poesie dialettali), Lì u šcalinu i Piazza, Sant’Oreste 2010 (poesie dialettali), Il tesoro nascosto (racconto pubblicato nel volume “Racconti di Provincia”, ed. 2009), Labbatuózzu (racconto pubblicato nel volume “Racconti di Provincia”, ed. 2011), Emo vištu l’abbatuózzu!, Sant’Oreste 2011 (canzoni dialettali con P. Diamanti),Piòve, guèrnu latru!, Sant’Oreste 2011 (sonetti satirici dialettali), I ciliegi del giardino di Rebecca, Sant’Oreste 2011 (romanzo breve).

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Il teatro in dialetto

Aurora Fratini del Gruppo teatrale III Millennio di Sambuci recita alcuni stralci dall’opera in dialetto sambuciano “A pantasima ’egliu casteglio”;

Aurora Fratini è nata a Roma, dove vive e lavora. Ha scritto poesie in dialetto romanesco e sambuciano ancora inedite. È presidente dell’Associazione culturale Terzo Millennio di Sambuci (fondata nell’anno 2000), che ogni anno, nel mese di agosto, rappresenta in piazza di Corte, presso il Castello Theodoli, una commedia originale in dialetto o in lingua. È autrice, regista e sceneggiatrice delle commedie in dialetto sambuciano già rappresentate: La buona Novella, …e quanno la Rosina se marita…, ’A pantasema ’egliu casteglio, Amore bulli e pupe de’rione (in dialetto romanesco), ’A pila ’ndronata, ’A Mandragora.

Anna D’Incalci e Antonietta De Angelis del gruppo teatrale “I perché no” di Anticoli Corrado recitano alcuni stralci dell’opera in dialetto anticolano “DDT (drogate dal telefonino)”.

Anna Incalci, laureata in glottologia, dirige la compagnia teatrale di Anticoli Corrado de “I perché no” che ha dapprima rappresentato solo testi in lingua e successivamente, grazie alla collaborazione con l’associazione delle Donne di Anticoli C. e con la poetessa anticolana Antonietta De Angelis, anche testi in dialetto tra i quali una versione burlesca de “I Promessi sposi”, molto attualizzata

Benedetto Lupi e Natalia Mercuri del gruppo teatrale “Alter Ego” di Subiaco reciterà uno “Scherzo in chja-chjo-chju” in dialetto sublacense.

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Suoni, musiche e canti popolari della provincia di Roma

 “Le reganelle e ttricche e ttracche” di Sant’Angelo Romano con Marco Giardini

Marco Giardini, santangelese, laureato in Scienze Naturali e dottore di ricerca in Biologia, insegna Scienze Naturali, Chimica e Geografia presso il Liceo Scientifico Statale “E. Majorana” di Guidonia. Svolge attività di ricerca presso il Laboratorio di Paleobotanica e Palinologia del Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Roma “La Sapienza”. Si occupa dello studio, della valorizzazione e della tutela dell’ambiente naturale e delle tradizioni popolari dei Monti Cornicolani e delle aree limitrofe. Si è interessato in particolare di alcuni aspetti etnobotanici ed etnomusicologici di Sant’Angelo Romano. È autore di circa centocinquanta pubblicazioni soprattutto di argomento palinologico e floristico.

Esibizione del duo Willy e Paoletto (canzoni in dialetto di Sant’Oreste)

Willy & Paoletto, cantastorie dialettali santorestesi – William (“Willy”) Sersanti e Paolo (“Paoletto”) Diamanti eseguono loro brani brillanti e coinvolgenti in cui propongono vicende e situazioni legate al loro paese ed al monte Soratte: usi, costumi, tradizioni, personaggi della fantasia, leggende popolari, aneddoti curiosi.

Ulteriori informazioni, Associazione Periferie – info: 06.2253179