Immagini di tempo naturale e tempo in astrazione, di luoghi incantati e spazi de-cantati, di corporeità e inconscio fantasmatico e altre coppie in separazione e in avvicinamento nell’ultima raccolta poetica di Salvatore Ritrovato, Come chi non torna e altre poesie (Rimini, Raffaelli 20259, arricchita rispetto alla prima edizione del 2008. E quinta raccolta (Quanta vita, 1997; Via della pesa, 2003; L’angolo ospitale, 2013; Circonferenza della vita, 2022) di un autore che, oltre a studi critici, ha all’attivo anche Dedo (2019) un originale, suggestivo testo per il teatro su Amedeo Modigliani.
Nelle Annotazioni, a chiusura del libro di poesie, Salvatore Ritrovato segnala la sua terra d’origine, il Gargano. E il Gargano, luminoso ricordo di un mito reale, nei suoi versi si dispiega coagente e, insieme, trama agìta. Richiamata da giorni e spazi lontani nelle sue dimore di persona in cerca di autonomia (Ritrovato vivrà anche a Venezia e a Bologna, prima di tornare a Urbino, dove ha studiato, a insegnare Letteratura moderna e contemporanea all’Università), quella cuna del mondo (sentita, tuttavia, non in modo gozzaniano: scrive, infatti: «[…] non era / un transito di voli ma un passaggio al confine / tra me e l’inverno, il silenzio e niente» (La terra, p. 40), quella cuna si fa tempo e spazio tanto personale quanto universale per sotterraneità mai eludibili se pur sfuggenti: la presenza rasentante l’invadenza quando vi si è dentro, il caldo della similarità quando se ne è fuori.
E, oltre l’individualità, si posano nella cuna le paure e le ansie, la libertà e la finestra del futuro, la madeleine proustiana e lo specchio dell’oggi: «Ora anno dopo anno, annotta e tutto imbalsama / il tempo, il poco e il molto / vissuto, il fumo e la brace / ed è un ricordo questo po’ di carne. / Lascia ovunque tarli e tarme» (Se ritorni riporta il tuo cammino con te, p. 57). In quella cuna si posa l’elegia del commiato e di un ritorno impossibile di per sé, desiderato in sogno (p. 64 e p. 65) ma non voluto se non in effigie e, in ogni caso, non edificato nei versi. Non si torna. Non si va.
Il tutto emerge dalla continuità tonale e metrica e dalle chiusure talora epigrammatiche dei testi a ribadire qualche verità, qualche constatazione, qualche occorrenza esistenziale, a cui è improbabile sottrarsi o che è impossibile eludere (le perdite, le attese non colmate, il bonum percepito in scadenza), rilevate qua e là con una lieve ironia, tra presa di distanza e coinvolgimento (Vladimir Jankélévitch), nel brulicare di andate e ritorni mentali e sentimentali.
Come chi non torna, appunto, per impossibilità esterna e impedimenti interiori, continuando magari inconsciamente a tendervi, tentando la strada, per esempio con l’unica poesia, nomen-omen per così dire, in dialetto (Stralôquie, ‘Strologo’).
Come chi sa (nella sezione Pagine marziane, nel testo Madonna della tenerezza formante l’ultima sezione, o in Egloga di una domenica di novembre delle otto componenti sezione e di tutte le altre parti del libro: Via dall’infanzia, Verso casa, Presagi, L’antenata, Altre stagioni, Soglie) di stare, se non in balìa, certamente nell’andirivieni di una attrazione calamitata e nell’oscillazione pendolare per avere in sé malinconia e tenerla dentro nel suo significare la presenza, o la partenza da questa consapevolezza: per potere dirsi in poesia.
Infine, Salvatore Ritrovato, in Come chi non torna (e altre poesie), nel rincorrere il senso, semina il dubbio, in questo mettendosi sulla scia della poesia che (giusto il suo etimo) si fa perché mai ferma al narrare solo il quotidiano, una modalità, questa, diffusa, ormai con ripetitività finita in secca, in questi due decenni del Duemila.
Sulla scia, in altre parole, di una poesia che, unendo il precorso e il vivere con sentimento e ragione, proietta la sua sintesi su una domanda che, contenendo i termini propri del suo porsi, resta impregiudicata nel riproporsi dei giorni che intercorrono tra lo spazio concreto di ieri, le sue possibilità illusive, l’incerto presente, il domani non figurato.
Salvatore Ritrovato, Come chi non torna (e altre poesie), Rimini, Raffaelli 2025, pp. 92 € 15.00