C’è ’n’aria scapijata di Maurizio Rossi

Recensione di Vincenzo Luciani

Dieci anni dopo la prima raccolta in romanesco, Cercanno leggerezza (2015), “che nel titolo descrive un tentativo, appunto, mai concluso”, Maurizio Rossi si presenta, dieci anni dopo, con una nuova raccolta C’è ’n’aria scapijata (2025) che ho avuto modo di leggere e rileggere anche per averla pubblicata con la mia Edizioni Cofine.

Di Maurizio ho l’onore di aver edito pure le sillogi in lingua: La veglia e il sogno (1919) e Di sabbia e d’arancio canterò (2023) e il romanzo La ruota di Duchamp (2022).

Di quest’ultimo libro di poesie in romanesco vi dirò soprattutto cosa in particolare mi è piaciuto.

1) Prosegue il processo di liberazione” di Maurizio Rossi dal sonetto, croce e delizia di tutti i poeti romaneschi, senza rinnegarlo e senza rinunciare alla metrica e a rime “sapienti” (intendo quelle non ricercate spasmodicamente e che ci azzeccano)

2) L’aver saputo mettere a frutto l’intenso contatto e la lettura attenta dei principali poeti in dialetto italiani (Ischitella docet! Per non parlare dei numerosi articoli di critica pubblicati sul sito poetidelparco.it e “Periferie”). Cito: “Quarantena 2020”, p. 16: Se sprecheno li ponti così vòti / e sotto Fiume va, a scivolarella; / pare che piagne l’aria ner silenzio / graffiato da li gaimoni ’n volo. // Piazze e vicoli brilleno de sole / ma nun c’è manco l’ombra d’un cristiano / San Pietro sta a braccia spalancate / ma nun abbraccica nisuno.

3) L’abilità di saper trattare il tema della vecchiaia con leggerezza e profondità. Vedi “La memoria s’è scordata”, p. 9: T’amanca a l’improviso la parola / la faccia, er nome, er dove devi annà, / debbotto se spalanca la finestra / drento ar cervello e l’aria scapijata // ch’ammischia la porvere e le foje / smucina li tiretti ariempiti / co’ l’anni de fatica e divozzione. / Tu ciài provato a sistemà li danni, // ma la finestra è antica e antico / er tiratore. / Abbasterà er progresso?

E ancora anche in altri testi e in “Se famo vecchi”, p. 40: Dificile er mestiere d’invecchià . (…) Dormi poco, pe’ coje quer momento / e nu’ sbajà lo zompo ner mistero, / aprì le braccia ar vento, che t’aregge / pe’ quanto sei leggero.

4) Il tentativo tuttora in corso di cercare leggerezza (non a caso il precedente libro in romanesco si intitolava Cercanno leggerezza (è di 10 anni fa!). Leggerezza anche trattando aspetti assai dolorosi della propria vicenda umana. Vedi in “Aritorno”: Ho schiavato la porta de casa / l’ho aperta, «Ahò, so’ tornato!». / Manco un fiato, nisuno ha risposto. / L’aria ferma, li soprammobbili / ar solito posto, li scuri chiusi / e le tende sò mano su la faccia. // Er silenzio me sfiata, / e nun se move gnente. / In faccia a le foto, / assonnate sur muro, / aspetto che ciànno da dì.

Un tocco leggero si avverte anche in “Haec est tellus”, p. 25, in cui camminando per le vie di Ischitella, in occasione del celebre Premio letterario, la sua mente vola sulle ali di un dialogo con la sua donna, per un istante rediviva: Vent’anni fa stavamo ar mare / qua vicino, t’aricordi? E mo / t’affacci scapricciata a la loggetta, / fai ’na risata: «Nun ce capisco / gnente, co’ tutti ’sti dialetti; / io so’ de via Ripetta a Fiume, / io so’ romana!».

5) L’arte di eliminare il superfluo, le parole che appesantiscono le ali del dire poetico. Questo è il segno più significativo della sua maturità poetica: saper dire, con poche esatte parole, il senso del suo abitare poeticamente la terra. Scelgo “Profumo”, p. 27: Er celo griggio paro paro / er viso m’annisconne / e quelo sguardo pittato / de gaiezza. Ner silenzio / la voce sua è fumo che respiro / e me sprofuma drento. Notevole e tenera è anche “Dormi dormi”, p. 30

Mi piace concludere questa lettura citando ancora “Riassomma povesia”, p. 50, in conclusione della raccolta con il poeta in cammino nelle sue strade: Qua in periferia a tempo perzo, / vado ariccapezzà la Povesia / er verzo e l’annatura a le parole / e scioje ar sole la tristezza (…). Nel mentre: L’aria s’ariempie de visioni / arisento li sòni de Povesia / che s’arisveja tutta scapijata.