Abbecedario. Le parole della mia vita di Marco De Cesaris

Recensione di Maurizio Rossi

 

Non sapore d’antico, piuttosto di ciò che è essenziale, necessario e che occorre rivitalizzare come strumento di relazione e riflessione: la parola.

Il nuovo libro di De Cesaris è anzitutto una meditazione sul senso e sul suono di 25 parole, una per ogni lettera dell’alfabeto, una e non di più: nell’intento, una scelta di essenzialità, per concentrarsi su quello che l’autore ritiene non rinunciabile, almeno per la sua vita. Mi permetto di dissentire con lui, quando dice che “Abbecedario” non è un’autobiografia: certo, non nel senso classico, di un racconto di avvenimenti, azioni, incontri. Viaggiare con mente e cuore, partendo da una parola su quanto vissuto e letto – e quanto letto! – non è raccontare emozioni, desideri, contraddizioni, dubbi…? E cos’è questa se non l’esistenza dell’autore? Sfrondata di particolari aspetti, di luoghi, date, ma vita piena. Senza dubbio.

Il dubbio però non manca in queste pagine: è un’attesa, un prendere tempo, non avere fretta, libero di spiccare in volo da un suono e da un senso proprio- la parola – e dall’alto, ma non da lontano, potere coglierne la potenzialità, la fecondità nei confronti delle altre parole, composte assieme nel racconto. È prendersi il tempo necessario perché la parola suggerisca nuovi significati, senza fretta e senza smettere di ascoltare e ascoltarsi.

Cos’è questa se non poesia? È poetica la scrittura, lo è la stessa necessità di scrivere che trasuda dalle pagine, insieme a quella di aprire agli altri l’anima e la mente; è poesia perché l’autore rifugge dalla mediocrità, dalla faciloneria, dall’ovvio. Non si accontenta di varcare la soglia della parola, entra nella stanza della riflessione, della memoria e del pensiero, che quella porta-parola gli ha schiuso.

Chi legge non trova sempre nelle stanze – tra le pagine di Abbecedario – concordanza di pensiero, è ovvio. Tuttavia, anche quando gli accade di allontanarsi dal pensiero dell’autore, non “dissente”, non si oppone: perché De Cesaris riesce comunque nel suo intento, nell’agire una comunicazione – relazione, in vista di una crescita e realizzazione condivise.

Sarebbe non del tutto corretto dire che questo abbecedario sia uno dei numerosi saggi “sulla parola” sull’etimologia e sul corretto uso: semmai su un uso consapevole e mai assoluto, nel senso di “non libero, non egoistico”. Uso consapevole, per non tradire anzitutto sé stesso e l’altro, tradire e tradirsi nell’umanità, che ha necessità di solitudine e di relazione, in quel “confine incerto tra io e noi”.

Marco De Cesaris prende il largo da una parola – fatica – dalla quale fugge l’homo oeconomicus, e apre le vele sull’esistenza che adombra il “lavorare stanca” di Pavese; segue la corrente della fatica-timidezza mentre rivive il vento della sua adolescenza, del primo amore: vento di profumi (Patchouli, profumo di una generazione ribelle e non solo); per navigare ancora nel mare della paura della morte e del dolore e infine giungere al porto (giungere o solo vedere?) del senza tempo e senza spazio, luogo indicibile, dove a detta del teologo Jűrgen Moltmann “siamo attesi”.

Montagna, Dubbio, Ignoranza, No, Poesia, Occhi, Yeshùa…Sono strade da percorrere nella direzione dei progetti e dei sogni; da riprecorrere nel senso della memoria, insieme ai libri letti, alla musica ascoltata, ai quadri ammirati e studiati; con la curiosità quasi infantile, di chi non smette di provare stupore e di interrogarsi, ogni giorno, come fosse il primo o il finale. Fa lo stesso.

Un ultimo dono dello scrittore al lettore: una ricca bibliografia – un invito a leggere per sondare sempre più le parole – e un’altrettanto vasta “discografia”, un suggerimento all’ascolto. Tutt’altro che ostentazione di conoscenza, testimoniano coscienza di “non sapere” tanto più, quanto più si conosce.

Marco De Cesaris, Abbecedario, Laurum Ed. Dicembre 2025 (a tiratura limitata)

Marco De Cesaris è nato nel 1958 a Roma, dove risiede. Sposato, con due figli. Lettore accanito, scrittore maldestro, amante del tempo perso. Dipendente dalla creatività dell’ozio, che fa riflettere e conoscere, ha pubblicato: “…e giacque nudo. Il vino è la vita dell’uomo”, 2010; la raccolta poetica “Come un gatto d’amore curioso”, 2017; “Stronzi! Saggio pratico”, 2020 e “La filosofia del cavatappi” Laurum ed. 2024. Ha vinto con la poesia “Abitare il tempo” la prima edizione (2022) del “Letteratura dell’Abitare del Pizzandbook”; più recentemente La V edizione del Premio Città di Grosseto e il Premio speciale Letteratura e dintorni (2024).