A passi di prosa* #7: Edgar Morin, L’avventura del Metodo. Come la vita ha nutrito l’opera. Edizione italiana a cura di Francesco Bellusci, Raffaello Cortina Editore 2023 (1)
In sei capitoli, seguiti dal saggio Per una razionalità aperta, Edgar Morin delinea nel 2015 (questo è l’anno di pubblicazione dell’edizione originale in francese) sia il proprio percorso di vita e di conoscenza, sia le tappe del suo ampio opus, in una dimensione olistica e sempre aperta a nuove riflessioni e a tappe ulteriori, sì che appare chiaro e confermato, in ogni pagina del libro, il suo sottotitolo: Come la vita ha nutrito l’opera.
L’avventura del metodo disegna un viaggio tra le vicende autobiografiche – molto dolorose, a partire dalla morte della madre quando Edgar era ancora giovanissimo, e sempre, comunque, molto intense: gli studi liceali, le letture, la passione per la letteratura, la seconda guerra mondiale e la resistenza in Francia – e le ricerche, le riflessioni, la scrittura, in particolare la stesura dei volumi relativi alla Méthode, al Metodo.

Si va delineando, nella rievocazione allo stesso tempo precisa e coinvolgente, un itinerario che spiega e argomenta la ricerca della verità, la connessione e la multilateralità invece della disgiunzione, la conoscenza come riconoscimento della complementarità degli opposti, la comprensione della complessità.
Alcune coppie di opposti-complementari si imprimono in maniera vivida nella coscienza di chi legge, sono Leitmotive che si manifestano sia nella realtà della dimensione esistenziale, sia nella non meno rilevante realtà delle percezioni e delle rappresentazioni dell’individuo che procede creando il suo opus aperto: homo sapiens / homo demens, homo faber / homo imaginarius, homo oeconomicus / homo ludens, prosa della vita / poesia della vita, io / noi, sviluppo personale / integrazione.
L’umanesimo che si profila è definito da Morin come un «umanesimo rigenerato», al quale spetta il compito di operare una interconnessione feconda tra la cultura delle discipline umanistiche tradizionali (filosofia, letteratura e arti) e la cultura scientifica contemporanea.
In una visione ampia, consapevole dei limiti dell’induzione e della deduzione così come del pericolo di una parcellizzazione del sapere, della manipolazione delle informazioni, della deformazione del vero e di un dominio di tecnica e tecnicismi, la dialettica deve conservare la sua dinamicità (e non pervenire all’affermazione hegeliana circa l’identità di reale e razionale); la ragione, dal suo canto, sarà sensibile, aperta e complessa; la razionalità aperta, a sua volta, sfuggirà al pericolo della razionalizzazione.
Anna Maria Curci
È con Dostoevskij che il romanzo rivela profondità antropologiche che nessuna scienza umana può raggiungere. Mi ha mostrato, come compresi più tardi, che la piccola prostituta Sonia era milioni di anni luce più avanti di Karl Marx […].
In effetti, si è sedimentata e si è radicata nel mio spirito una dualità contraddistinta dall’opposizione complementare di istanze inseparabili: il dubbio e il bisogno di fede. (p. 14)
(1) Ho scritto queste riflessioni dopo la lettura del libro nel settembre del 2023; le ripropongo oggi per ricordare Edgar Morin scomparso il 29 maggio 2026, all’età di 104 anni
* La rubrica A passi di prosa raccoglie recensioni a testi di narrativa, teatro e saggistica con cui ho avuto modo di percorrere un tratto di strada, vissuto dalla prospettiva di chi legge. Di questa avventura itinerante sono testimonianza le note, tappe di un viaggio che si rinnova, appunto, “a passi di prosa”. (Anna Maria Curci)