“Tutto questo non è mai stato facile” mi sembra racchiuda il mondo poetico di Rosa Salvia, che pure coincide con il suo mondo, il Mezzogiorno e in special modo la Lucania: niente è stato facile per i contadini e i braccianti, per chi che ne era la voce e tutti coloro che avevano a cuore quelle regioni. Anche la scelta della mediazione poetica non è mai facile, se ci si dispone a raccontare sentimenti e il tempo, senza scadere in una scontata nostalgia o nella “celebrazione” di chi ci ha preceduto. C’è ovunque, nei versi dell’autrice, un presente in cui le assenze che hanno radicato abitano nel cuore strapazzato come un cencio “Lascia le idee arruffate, libere/ e giovani dentro il mucchio di cenci/ del mio cuore”; la presenza è testimonianza di persone e cose – non più corpo e voce, certo – ma viventi nel “continuum” dell’esistenza. Volgendosi indietro si percepiscono molte cose, ci si riappropria, nella memoria, di affetti e avvenimenti un tempo sfuggiti, non compresi appieno; si trovano le frasi, le parole non dette.
I versi dell’autrice scorrono nella narrazione mai gravata da simboli o immagini troppo costruite: le parole che usa si lasciano cogliere, senza sforzo apparente, fedeli alla loro funzione di nominare oggetti e astrazioni.
Ci sono ombre, non solo nel titolo della silloge; ma, come afferma la poetessa, le ali della primavera sono bianche e la luce rende trasparente il mare Tirreno: il futuro è perciò denso di novità e anche di speranza, se non si ha paura di volgersi indietro e accogliere le ombre, persino quella della persona che si era un tempo “bisogna/ essere qui, diceva la ragazza / del corteo nella notte di marzo.”
Per vedere le ombre, bisogna camminare nella luce, chiarezza e oscurità sono inseparabili.
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Come tutto questo non è mai stato facile
Come tutto questo non è mai stato
facile: siamo a questo
mondo come piangenti
ma con la primavera
dalle bianche ali, le acque
del Tirreno saranno
trasparenti di luce.
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Bilanci
Lascia le tue camicie nel cassetto
spiegazzate dalla tua malagrazia
sgualcite anche se nuove, e verdoline
come l’eschimo dei tuoi vent’anni.
Lascia le idee arruffate, libere
e giovani dentro il mucchio di cenci
del mio cuore. Sopravvivi, mio sposo,
al tempo ove più non è voce e sguardo.
Quest’autunno sale da solchi e sonno
illividisce il verde alla vetrata
un gran vento è venuto e passato.
L’acacia sfiorita più non porta
il merlo nerobianco che l’ottobre
ha allontanato, custode delle ombre.
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Forbice e filo mi sono cari
Forbice e filo mi sono cari che
a te erano cari e nomi antichi che
sussurravamo, come il macramè
e misteriosi, come sari e faglia
e fresco lana: il paniere di paglia
teneva spilli e fili colorati
e pensieri spaiati. Tu eri questo:
non come quando deliravi – quasi
una lieve morte – di quel tuo gatto
del focolare, ma quando, apprendista,
la tua sorte era questa: tra la trama
e il fato. Eri la voce nella notte
se studiavo di nascosto: a quest’ora!
Poterti dire, ora: nonna, sono qui.
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Il saluto
Lieve come nel sogno
il bacio di saluto.
Un’ala di farfalla.
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Ero una ragazza comunista
Ero una ragazza comunista, ero
figlia di un preside. Pensavi per me
a un avvenire improbabile ma io
pensavo invece che l’avvenire fosse
un’altra vita, come il comunismo.
Con una cinquecento bianca come
la luce del mondo che verrà – contro
ogni disfatta e fortuna – giravo
attraverso paesi desolati.
Sotto le insegne di sali e tabacchi
strideva un megafono. Nelle strade
contadini, manifesti e poeti.
Pure tu eri stato ribelle: fosti
esiliato dalle scuole del regno
per onta al professore
che rideva di quei tuoi pantaloni
rattoppati e passati da taluni
dei fratelli. Il tuo solo
avere era quel coltello d’argento
custodito dentro un tessuto viola
da tre generazioni
che non avevano altro argento. Su una
spiaggia – prima di tutto era un inverno –
gelata, con cabine
assurdamente bianche, il comunismo
cadde. Ma tu te ne eri andato prima.
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Rosa Maria Salvia, studiosa del Mezzogiorno contemporaneo, ha scritto numerosi saggi storici pubblicati, tra gli altri, da Teti, Edizioni Scientifiche Italiane, Calice Editori, Franco Angeli. Alcune sue liriche figurano ne L’Antologia dei poeti lucani dal Risorgimento ad oggi, a cura di Gerardo Capoluongo (La Fucagna 1972) e in Poesia lucana d’oggi, a cura di Luigi Reina (Il Portale 1992). Altre sue poesie inedite hanno vinto il Premio “Enza Perri” (1967) e il Premio “CIAS” (1968); nel 2020 si è classificata terza al Premio letterario “Beppe Salvia”. Ora che sei ombra, la sua prima raccolta poetica, ha vinto nel 2021 la XX edizione del Premio InediTO – Colline di Torino.
Rosa Maria Salvia, Ora che sei ombra, Arcipelago Itaca, Osimo (AN), 2023
Maurizio Rossi 1/5/2024