85 – POMEZIA

Pomezia (108 m slm – 43960 ab., detti Pometini – 107,34 kmq). A29 km da Roma, nell’agro Romano, fra i Castelli romani e il mar Tirreno, alla sinistra del Torto.

 
IL DIALETTO DI POMEZIA:
La storia di Pomezia è recente, essendo stata ufficialmente inaugurata il 29 ottobre 1929, in seguito all’emanazione della legge di bonifica integrale (1928) approvata dal governo Mussolini che prevedeva la riqualificazione delle “mortifere paludi pontine”. Nel 1955, rientrata nel territorio di intervento della Cassa del Mezzogiorno Pomezia si è avviata a diventare un importante centro industriale, con rapida crescita fino agli attuali 59 mila abitanti. Negli ultimi tempi ha assistito ad un notevole flusso migratorio dalla capitale che l’ha sempre più connotata come centro satellite di Roma.
Alla luce di questi eventi le testimonianze dialettali sono molto scarse. Ai locali dialetti dei Castelli Romani (il dialetto albanense e il dialetto di Ariccia parlati nella zona) si sono affiancati, dopo la seconda guerra mondiale, i dialetti delle zone di provenienza del gran numero di nuovi abitanti insediatisi in quest’area, e provenienti soprattutto dalla Ciociaria. La tendenza attuale è alla generale espansione del dialetto romanesco.
 
  1. I vocabolari e le grammatiche
 2. I proverbi e i modi di dire
 
3. I toponimi e i soprannomi
 
 
4. Canti – filastrocche-indovinelli – giochi – gastronomia – feste&sagre-altro
Sagre e feste tradizionali
Le principali ricorrenze di Pomezia sono legate al carnevale, alla festa del patrono ed a quella dell’Assunta.
 
Durante il Carnevale si svolgono alcune feste di quartiere ed una sfilata di carri e maschere lungo le strade principali della città lungo un percorso che arriva fino al mare.
 
11 luglio o prima domenica successiva: si festeggia il patrono di Pomezia, San Benedetto da Norcia, con spettacoli musicali, una lotteria, fuochi d’artificio e una fiera.
 
15 agosto: la festa dell’Assunta è celebrata con una processione di barche in mare e una santa messa sulla spiaggia di Torvaianica.
4.1 Canti
4.2 Filastrocche, indovinelli, invocazioni, scongiuri
4.3 I giochi
4.4 La gastronomia
 
5. I testi in prosa: il teatro, i racconti
 
6. I testi di poesia
Tra le scarse testimonianze dialettali si possono annoverare alcune edizioni di Pomezia e i suoi Poeti, raccolte di poesie in lingua e in dialetto, del gruppo “La Spiga d’Oro”. La popolazione di Pomezia è caratterizzata da usanze e tradizioni regionali diverse. Ciononostante gli abitanti si sono dimostrati nel tempo desiderosi di socializzare e partecipano volentieri alle iniziative proposte dalle associazioni e gruppi letterari ed artistici, come nell’Ass. Coloni di Pomezia ha portato alla formazione nel 1996 del gruppo artistico “La Spiga d’Oro” con una folta schiera di poeti, pittori, scultori, animato e condotto da Emilia Bisesti e Marina Scaglione, autrici di poesie in lingua presenti nell’edizione 2002 del volume citato. Nello stesso sono presenti le poesie in romanesco di Carlo Bianchi “Autunno ’96” e “St’anno nun c’è l’ottobrata romana”; “S’è smorzata na stella” di Mauro Gloriani; “La Quercia storica ferita” di Angela Donati, dedicata al simbolo di Pomezia minacciata da un’infelice ristrutturazione della piazza:
Nu ce se crede, / mannaggia la pupazza! / che quela pora quercia, / pe riparà la piazza, / l’hanno condannata a morte.
Nell’edizione 2006 di Pomezia e i suoi poeti figura una sola poesia in dialetto: “Er Natale che ricorderò sempre”, di Mauro Gloriani. Mentre in una precedente edizione del 1994 sono presenti cinque poesie di Carlo Bianchi. “Indò è ito a fenì er mare nostro”; Er carrettiere a Pomezia”; “Er carrettiere e la festa del grano”; “Er Grano, er granturco e la patata”:
Cara patata dar colore pallido e dar sapore stupido, / però tra te, er grano e la cicoria / avete fatto l’Italia cò la storia. / Avete sfamato popoli e governanti / e accompagnavate pure l’emigranti (…) De poeti, animi nobili e scrittori / l’Italia de lavoro e de cultura sempre grossa è stata. / Ma nun se scordamo de fa onore / ar grano, ar granturco e a la patata.
Infine “Er carrettiere e li coloni” in cui si descrive la saga degli umili fondatori di Pomezia:
Ce portarno n’branco de disperati, / che da quella vorta nun se ne so’ più annati. / Ereno combattenti, reduci e profughi fij d’Italia / che pe’ li guai e la guerra / ereno finiti tera tera. / A Santa Palomba scesero giù dar treno, / e se trovarono sto posto desolato e ameno, / indove le cavallette ereno come i passeri / e le zanzare piene de malaria, / sta gente de principi sani e de italiana schiatta, / posato er fucile presero la zappa. / E nella povera vita contadina / nun se so’ mai accostati a na vetrina. / Lavoro a pane, cipolla e dignità / che nun la pò capì chi nun ce l’ha…
 
Antologia
 
Cenni biobibliografici
Bianchi Carlo, di Pomezia è autore di poesie in romanesco pubblicate in Pomezia e i suoi Poeti, dell’Ass. Coloni di Pomezia, nelle edizioni del 1994 e del 2002.
Donati Angela, poetessa di Pomezia. La sua composizione in dialetto “La quercia storica ferita” è pubblicata in Pomezia e i suoi poeti (2002).
Gloriani Mauro, poeta di Pomezia. Una sua poesia è pubblicata in Pomezia e i suoi Poeti (2006).
 
Bibliografia
 
Webgrafia