32 – CICILIANO

 

CICILIANO (1127 abitanti detti cicilianensi o cicilianesi. A619 m slm). Dall’alto di un colle domina tre valli ai piedi dei monti Tiburtini e Prenestini
 
IL DIALETTO DI CICLIANO:
 
  1. I vocabolari e le grammatiche
 
2. I proverbi e i modi di dire
Ecco alcuni proverbi di Ciciliano (fonte: sito consorziores.it/locale/cultura_locale.htm: Spaventa Massimo, ’Balle pe’ lla rocca. Filastrocche, proverbi, indovinelli nel dialetto di Ciciliano / Il libro è esaurito e Cd-rom disponibile si può ascoltare sul sito citato): Chi non respónne a prima voce se vede che gliu cantu non gli piace. Si comme gliu callaru, o tigni o coci. ’A ruina è agli arruinati. ’U misciu alla creènza chi ladru fa ladru penza
E da una raccolta inedita di 23 proverbi raccolti da G. B. Minorenti citiamo: Céttu nasce, céttu pasce (Chi nasce prima, vive prima la sua vita / céttu, dal lat. cito). Poru cillittu ’nmani a gliu varzittu (Povero uccellino in mano al bambino). S’è treccotu come gliu cillittu alle pretarole (Si è schiacciato come un uccello sotto la pretarola. / La pretarola è un sasso piatto sostenuto da uno stecco di legno, usato come trappola).
Un ultimo proverbio: Caru Compare / I’ affare va male / tra pizza e pontica / ’a fame se spreca.
 
3. I toponimi e i soprannomi
 
4. Canti – filastrocche-indovinelli – giochi – gastronomia – feste&sagre-altro
Feste e sagre. Da segnalare la Festa di Santa Liberata, San Magno e San Rocco (18-20 agosto) con una processione di sapore medievale e diverse gare tra le contrade di Castelluccio, Selciata, Caropiana e Porta di Sotto. L’ultimo fine settimana di luglio si tiene la Sagra degli Gnocchi ’ncati, piatto tipico di Ciciliano.
 
4.1 Canti
4.2 Filastrocche, indovinelli, invocazioni, scongiuri
4.3 I giochi
 
4.4 La gastronomia
Nel libro di Massimo Spaventa, Facci a ccicu, la cucina di Ciciliano tra cattura e coltura, troviamo i ravioi, un piatto tipico delle grandi ricorrenze annuali di Ciciliano che figurava sia sulle tavole “’egli poerégli” (i contadini, nullatenenti o giornalieri) che su quelle “’egli casaricciòtti” (benestanti, possidenti di terre e bestiame).
’A ponteca (Polenta e fagioli) Ingredienti: 2 Kg Farina ’e turcu, 800 gr favetta o fazoi, 4 pummidori rusci, ’na capoccia d’agliu, ogliu, sale (2 Kg. Farina di granturco, 800 gr di favetta o fagioli, 4 pomodori maturi, uno spicchio d’aglio, olio di oliva, sale). Preparazione: mettere i legumi a bagno per una notte e lessateli. Fate un pesto con l’aglio e rosolate. Unite i pomodori maturi e salate. Versate il soffritto e i legumi in una caldaia di rame, unite l’acqua e una volta tiepida aggiungete 1 kg e mezzo di farina. Mescolate continuamente, tenendo conto che dal momento dell’ebollizione deve cuocere per circa mezz’ora. Trascorso il tempo, unite il resto della farina finché a ponteca si addensi e uscicate (rimestate) per altri 15 minuti. Capovolgete sulla spianatoia in modo che conservi la forma del contenitore. Tagliare a fette una volta fredda. Può essere consumata anche riscaldata alla braticola (la griglia), oppure nella padella con olio di oliva. Attrezzi tradizionali: ’u mortale e gliu pistigliu (il mortaio e il pestello, ’a cottorella (paiolo di rame). Si può ritenere un piatto unico. A volte nella tradizione locale sostituiva il pane. Si accompagna infatti alla saraga (salacca), alla salsiccia e alle verdure di campo. Si mangiava di frequente tra le persone più indigenti.
 
"’U Rotuiu" (Il rotolo)
 
Ingredienti: 3 pancette di pecora; 4 fette di guanciale; 4 carote (a piacere); 1,5 kg di pomodori; 7 spicchi di aglio; salvia, 3 chiodi di garofano, rosmarino, sedano, prezzemolo, olio di oliva, sale, peperoncino, pepe e vino
3 panze ’e pecora; 4 fette ’e vanciale; 4 radiche ggialle; 1,5 Kg pummidori; 7 line d’agliu; sarvia, chioi ’e carofuiu, tresemarina, sellaru, erbetta, ogliu,sale, peparuncinu, pepe, vinu
 Preparazione: Reperite tre pancette di pecora, togliete il grasso in eccesso e legatele tra loro con lo spago, lasciandone quanto necessario per arrotolarle. Salate e aggiungete il pepe nei due versi, quindi tagliate a pezzetti gli ingredienti e, uno alla volta, metteteli sulla carne. Ripiegate a metà, cucite con l’ago e lo spago i tre lati aperti, arrotolate e legate. Fate rosolare in un tegame con olio e vino ’u rotuiu, aggiungete pomodoro e peperoncino, salate moderatamente e cuocete per circa due ore a fuoco lento. Terminata la cottura, tagliate a fette, cospargetele del loro sugo e servite su un adeguato piatto da portata. Il sugo che se ne ricava può essere usato come condimento per le fettuccine o per le sagne.
 
Circostanze in cui si mangiano i piatti: Nei giorni di festa. Questa ricetta diffusa nell’ambito di alcune famiglie, è da esse custodita con premura.
"Ciammèlle" (Ciambelle)
 Ingredienti: 5 Kg farina di grano; 1 Kg zucchero; 10 uova; 1 lt olio; anice, un pizzico di sale fino, 2 bicchieri di acqua di alloro, lievito, latte (la dose indicata è per 20 ciambelle)
5 Kg farina ’e ranu; zuccaru; ova; ogliu anisu, ’n pizzicu ’e sale finu, do picchieri de acqua ’e ’lloru, levitu, latte
 
Preparazione: Mettete a bollire per circa due ore un litro d’acqua con trenta foglie di alloro, levate dal fuoco quando l’acqua è colorita e profumata. Prima di fare l’impasto sciogliete il lievito di birra nel latte tiepido con mezzo chilo di farina. Aspettate che il lievito cresca, quindi, preferibilmente di sera, impastate tutti gli ingredienti, lavorate l’impasto a fondo ed ottenetene una consistenza solida. Fate lievitare in ambiente caldo e coprite con una coperta. Al mattino seguente, controllate la lievitazione, quindi rilavorate la pasta e tagliate a pezzi per realizzare le ciambelle.
Realizzate dei cordoni di circa cinquanta centimetri di lunghezza, del diametro non inferiore a cinque centimetri e con questi formate le ciambelle. Fate bollire l’acqua, salatela, e lessate le ciambelle una per volta girandole con un cucchiaio di legno per evitare di farle attaccare. Durante questa fase, se si dovessero aprire, bloccatele con dei bastoncini. Mettetele ad asciugare ed incidetele orizzontalmente con il coltello sulla metà esterna, per facilitarne la cottura. Infornate a fuoco vivo, dopo la cottura del pane.
Familiari impeganti nella preparazione: Esclusivamente le donne, a volte le nonne che regalavano ai nipotini il cavalluccio e la bambola, dei dolci realizzati con la stessa pasta delle ciambelle ma a forma di cavalluccio (per i maschietti) e di bambola per le femminucce.
 
5. I testi in prosa: il teatro, i racconti
 
6. I testi di poesia
Nativo di Ciciliano e legato alla sua terra, padre Ferdinando De Angelis, francescano in Aracoeli a Roma, ha scoperto in tarda età la passione per la scrittura e in particolare per la poesia che descrive, nei suoi dieci volumi pubblicati: fatti del giorno, incontri, gente di passaggio o ben conosciuta, amici, compagni, paesani, confratelli, ricordi di fanciulllezza e di scuola, quadretti di vita famigliare. È un poeta, entusiasta, dalla vena spontanea, capace ancora di sorprendersi come confessa nella sua poesia “Inno alla vecchiaia”: M’arilegro co me, / ché, a l’ottant’anni e passa / ancora so capace de rifrette, / de godemme natura e l’espressione / de tutte le… canzone! (…) Ancora so soride avanti a un fiore, / a ’na rosa ch’è roscia, / a u gijo bianco, / a un papavero arto, / che domina sur prato tutto solo / e, guasi, pija er volo…
Franco Sciarretta in una nota alla raccolta Ciciliano. Amore, regazzate, ricordi, persone, Roma, Aracoeli, Tip. Don Guanella, 1997, osserva: “La lingua è un romanesco moderno, particolare, quasi personale, dalla sintassi molto semplice, a tutti comprensibile. Con questo ‘guasi romanesco’ viene cantato il paese natale, Ciciliano, di cui vengono fatti rivivere, oltre a vari episodi significativi della sua vita, luoghi impressi bene nella memoria di P. Ferdinando: viuzze, piazzette, chiese, il territorio circostante, con i suoi precisi toponimi, le valli, i colli, i monti al cui ricordo non si nasconde la commozione, che nasce dall’amore verso il suo paese d’origine.”
De Angelis mostra una notevole padronanza di ritmi e metri che alterna con notevole libertà e una predilezione per endecasillabi e settenari. Si serve spesso della rima, ma non ne è succube.
Dalla sua fluviale produzione (11 raccolte dal 1990) abbiamo scelto in antologia la poesia intitolata (come la raccolta da cui è tratta) “Ciciliano”.
 
Antologia

FERDINANDO DE ANGELIS

Ciciliano
Ciciliano, pe me, nu’ so le mura,
nu’ so li prati, colli, valli e monti,
nun è la storia antica o la futura
e nemmanco l’urora e li tramonti.
Sto paese, pe me, è ’na carezza
de la mamma che strigne fra le braccia
er fijo nato appena, che già olezza
der profume der mare ch’è in bonaccia.
Ciciliano, pe me, è er gran soriso
d’un padre ch’è coscente d’avé dato
’na voce ar monno, vario ma indiviso.
Sto paese, pe me, è ’na gran famija
in pace, co l’amore spensierato
ch’unisce a Dio e a Dio l’arissomija.
Ciciliano, pe me, è la dorcezza
che se fa grazzia e dura ne l’ebbrezza.
(…)
Ciciliano, pe me, nu’ so l’ucelli
che canteno ar matino a dì: bongiorno…
nu’ so l’arberi e manco li stornelli
che senti propio accosto, attorno attorno.
Sto paese, pe me, è la primavera
che ride cor colore de li fiori,
soffre, cammina, prega sempre e spera
strillanno a Dio l’amore e li dolori.
Sto paese, pe me, nu’ so li fiumi
che l’abbagneno intorno e, scanzonati,
je presteno la voce co li fumi.
Sto paese, pe me, so li dettati
già scritti ne le menti e da li lumi
cantati, aripetuti e… scancellati.
T’abbraccico, paese bello e vero,
e strillo a ognuno, viècce ch’è sincero!
(Da Friccichi de vita)
 
Cenni biobibliografici
Ferdinando De Angelis è nato a Ciciliano il 6 dicembre 1912. Ordinato sacerdote francescano nel 1935, è stato direttore di cori e cantore solista nella Basilica di S. Maria in Aracoeli, dove vive e presta il suo servizio religioso. Ha pubblicato i volumi: De palo in frasca, ’na cascata de meravije, 1990; Friccichi de vita, 1991; Stretta de mano, 1991; Chiara d’Assisi, 1992; Senza titolo – A chi tocca tocca, 1992; Grolia in cerssisdeo, 1993; Fricandò… Diario, 1994; Canta che te… passa, 1996; Ciciliano. Amore, regazzate, ricordi, persone, 1997; Prima d’annà a… dormì, 1998; A cavacecio der III millennio… de l’Anno Santo… de me… de l’antri… e de li fatti, guasi in romanesco, 1999; Er cucco ancora… canta, 2002.
 
Bibliografia
De Angelis, Ferdinando, De palo in frasca ’na cascata de meravije, Roma, Tipolitog. Centenari, 1990.
De Angelis, Ferdinando, Friccichi de vita, Roma, tip. Don Guanella, 1991.
De Angelis, Ferdinando, Stretta de mano, Roma, tip. Don Guanella, 1991.
De Angelis, Ferdinando, Chiara d’Assisi, Roma, tip. Don Guanella, 1992.
De Angelis, Ferdinando, Senza titolo – A chi tocca tocca, Roma, tip. Don Guanella, 1992
De Angelis, Ferdinando, Grolia in cerssisdeo, Roma, Aracoeli, 1993.
De Angelis, Ferdinando, Fricandò… Diario, Roma, Aracoeli, 1994.
De Angelis, Ferdinando, Canta che te… passa, Roma, Aracoeli, 1996.
De Angelis, Ferdinando, Ciciliano. Amore, regazzate, ricordi, persone, Roma, Aracoeli, 1997.
De Angelis, Ferdinando, Prima d’annà a… dormì, Aracoeli, Roma, 1998.
De Angelis, Ferdinando, A cavacecio der III millennio… de l’Anno Santo… de me… de l’antri… e de li fatti, guasi in romanesco, Roma, Aracoeli, 1999.
De Angelis, Ferdinando, Er cucco ancora… canta, Roma, Aracoeli, 2002.
Luciani, Vincenzo, Le parole recuperate. Poesia e dialetto nei Monti Prenestini e Lepini, Roma, d. Cofine, 20070
Massimo Spaventa, Facci a ccicu, la cucina di Ciciliano tra cattura e coltura.
 
Webgrafia