31 – CIAMPINO

Ciampino (124 m slm – 36074 abitanti, detti Ciampinesi – sup. 11 kmq). A 16 km da Roma, nella campagna romana a nord est dei Colli Albani, alla sinistra del fosso Patatone.

 
IL DIALETTO DI CIAMPINO:
Ex frazione di Marino non ha un suo proprio dialetto. Progettata intorno al ’20 come città-giardino si è sviluppata con l’immigrazione interna che ha portato gente da ogni regione d’Italia, e i vari dialetti si sono fusi fino a formare una lingua mista tendente al romanesco. I cittadini di Ciampino parlano il dialetto romano, con qualche influenza del vicino dialetto marinese.
 

Ecco come Maria Lanciotti in Campo di Grano. Giochi, istruzione, mestieri nella Ciampino del dopoguerra, ([s.l.], Anni Nuovi editrice 2003) descrive l’espandersi di Ciampino nel primo dopoguerra.
“Ciampino non si riconosce più, se espande a vista d’occhio; cresce la popolazione e aumentano i fabbricati. I nuovi arrivati si fanno casa lavorando fino a notte alte, dopo che tornano dal lavoro nei cantieri. Fanno i manovali, un lavoro da Bestie; si trova facilmente e viene pagato bene, però quando piove è giornata persa.
Le donne lavorano come gli uomini, anche i ragazzi si danno da fare. E’ tutto un fermento, i lotti di terra sono stati tutti acquistati, i costruttori non sanno a chi fare il resto.
Le famiglie arrivano da ogni parte e appena sistemati alla meno peggio chiamano gli altri parenti, attorno alla prima casetta ci cresce un villagio. Vengono da tante regioni d’Italia, si portano appresso il dialetto e fra loro lo parlano stretto, certi non si riesce a capirli. Allora si sforzano tutti di parla l’italiano, ne viene fuori una lingua colorita piena di sfrondoni, ci si ride sopra. Il romanesco con le inflessioni dialettali sta diventando la nuova lingua.
Ogni borgata è come se fosse un paese nel paese, ci si riunisce alla chiesa del Sacro Cuore nelle ricorrenze importanti. ma si familiarizza di più con i propri vicini. I ciampinesi del centro sembrano una razza a parte, un po’ sprezzante, ma forse è solo un’impressione.”

Ed ecco come la Lanciotti in Campo di grano…. racconta una tombolata natalizia, tra risate, gli uomini che “si lamentano che i bicchieri sono bucati, non fanno in tempo a riempirli che già son vuoti. I giovani si scambiano occhiate languide mentre fanno piedino” e fra tanta confusione nessuno si accorge “di noi ragazzini che sbirciamo sotto la tavola”.
“Le carrozzelle!”
“Che? Ch’a detto?”
“Le carrozzelle.”
“Ah, ventidue.”
“Ch’è escito?”
“Ventidue.”
“Ne tengo tre, de ventidue.”
“Uno pè cartella, commà; li tenghi da affilà.”
“…Nnamo avanti? Morto che parla!”
“Ambo!”
“Ambo cò du nummeri, fortunati ar gioco…”
“…sfortunati in amore. Quanto fa, l’ambo? Trenta lire? Mejo de gnente.”
“Li zippitti.”
“Ch’ha detto?”
“Undici. Lo tieni?”
“Lo tenevo all’artra cartella. Chi cambia la strada vecchia pé la nova…”
“La paura!”
“Novanta. E terno.”
“Commà, guardame le cartelle, che vado a fa er caffè. Ma non t’approfittà, me raccomanno.”
“Le zampe de vecchia!”
“Qua semo tutte giovanotte.”
“Le tengo io le zampe de vecchia, e ce faccio quaterna!”
“Giuvà, tu moje ha fatto quaterna co’ e zzampe de vecchia.”
“Settì, tu moje c’ha e zzampe de vecchia e nun ha fatto quaterna!”
“E’ pronto er caffè, chi lo vole?”
“Lo voi se dice all’ammalati, Annè.”
“Finimo prima ’sta partita me sento che faccio tombola.”
“Io me sento che fai ’na fija femmina, artro che tombola.”
“N’antra?”
“E stamo a schersà, Ascè. Assù, tu marito s’è spaventato, che avete chiuso li giochi?”
“…Se nun sei pratico de regge i moccoli pè lungotevere nun ce passà…”
“Dieci, pasta e ceci!”
“E tombola! A me er grano.”
“Artolà, prima leggi li nummeri.”
  1.  I vocabolari e le grammatiche
 
2. I proverbi e i modi di dire
 
3. I toponimi e i soprannomi
Da Conosci il territorio… selezioniamo i toponimi: La Mola Cavona (nominata in un documento del 1028) e la Mola Nova, due mulini da rivo dell’Acqua Mariana. Il Casale dei Francesi (XII sec. d.C.), Marcandreola (deriva da un certo Marco Andrea possessore del sito). In Ciampino e… i Ciampini c’è la trattazione del toponimo di Ciampino. Da Ciampino attraverso i secoli di Michele Concilio riprendiamo: Pignola, Quarto del Sassone, Acqua sotterra, Tor Messer Paolo.
 
4. Canti – filastrocche-indovinelli – giochi – gastronomia – feste&sagre-altro
 
4.1 Canti
4.2 Filastrocche, indovinelli, invocazioni, scongiuri
4.3 I giochi
4.4 La gastronomia
 
5. I testi in prosa: il teatro, i racconti
L’attività teatrale della cittadina è tenuta viva dal dinamico Bruno Benedetti (www.brunobenedetti.it), autore de “L’immaginario malato” (2001), riadattamento in romanesco da Molière, “Padri figli e varietà” (2003), degli spettacoli di cabaret “Carrozzone”, “Montevecchini Atto Secondo”, “Festa Patronale di S. Giovanni Battista”, “Kursaal che passione” (tutti del 2007), “Gialli in Onde Medie” (2008) e poi “Spartaco er portiere” e “Ho sconfitto l’anoressia”.
 
6. I testi di poesia
 
Antologia
 
Cenni biobibliografici
Concilio Michele, nato nel 1950 a Montorio Veronese, è vissuto a Ciampino dove, nel 1966, ha fondato il periodico “La voce dei giovani”, divenuto poi “Anni Nuovi” di cui è stato condirettore fino al 1989. Ha collaborato a: “Il Tempo” e “Avvenire”. è autore di Ciampino attraverso i secoli (1989).
Benedetti Bruno, nato a Trastevere nel 1942, vive a Ciampino. Dal 2000 si dedica al teatro. è autore e interprete di commedie, varietà e cabaret.
 
Bibliografia
Concilio, Michele, Rufo Vittorio, Ciampino – Storia e immagini, Ciampino, Comune di Ciampino, 2001.
Storia e guida di Ciampino. – Ciampino, 1985.

Luciani, Vincenzo e Faiella, Riccardo, Castellli Romani e Litorale sud. Dialetto e poesia nella provincia di Roma, Roma, Ed. Cofine, 2010

 
Webgrafia
www.brunobenedetti.it