30 – CERVETERI

CERVETERI (81 m slm – 26.772 ab., detti ceretani o cerveterani). A 44 km da Roma, tra il lago di Bracciano e il mare, su uno spesso strato di tufo, sorge Cerveteri, denominata in passato Caere vetus dal nome dell’antica città Caere, a cui si aggiunse l’aggettivo vetus (vecchio).
 
IL DIALETTO DI CERVETERI:
 
  1. I vocabolari e le grammatiche
Una scelta di termini da Er dialetto cervetrano di Dino Lucarini:
àbbise, (lapis), accicoria (accidenti!), accipollare (acchiappare), allacciare (aumentare di velocità), all’inzecca (a caso), allumato (abbacinato), ammarvato (avvizzito), appizzare (infilarsi in un posto dove non tutti riescono a farlo), balucano (di vista corta), bracchiere (nella caccia al cinghiale chi è addetto a scovarli guidando la muta dei cani), callafredda (terreno dopo la pioggia che non può essere quindi lavorato), ’ccantallurtimo (penultimo), catàna (tasca posteriore nella giacca del cacciatore), cazzaccio (arnese di legno terminante a tre punte per pigiare l’uva nei bigonci), chioppo (caduta rovinosa), cimicircolo (nel più completo disordine), companeggiasse (regolarsi mangiando il pane con una giusta porzione di companatico), corcare (atterrare qualcuno nella lotta), ficona (albero di fichi), freschigno (il cattivo odore della carne che comincia a deteriorarsi o dei resti dell’uovo battuto nel piatto non lavato), gioncata (latte di pecora appena cagliato), grascia (vitto giornaliero che il padrone forniva ai lavoratori nel cottimo di mietitura – durata undici giorni – consistente in un kg di pane, un etto di ventresca o un pezzo di cacio, 1/2 litro di acetello: vino leggero), imbutinare (avvolgere qualcosa con un panno formando una specie di manicotto), inciaffato (stoffa spiegazzata e compressa), inguattacieca, inguattarozzo (nascondino e nascondiglio), insòjo (pozzanghera dove si rotolano i cinghiali per liberarsi dei parassiti), inzibbito (pane o dolce cotto non ben lievitato), lattónzo (vitello poppante), libretta (quaderno su cui i negozianti registravano gli acquisti dei clienti a credito), lippe lappe (aver paura), Marro (Marchigiano), mozzorecchia (avvocato azzeccagarbugli),’ngricciata (pelle accapponata), padrennostrara (donna che si impegnava a recitare, in cambio di un’offerta, preghiere davanti alla tomba dei parenti defunti), pasima (respirazione asmatica ma provocata da sofferenza), pellancica (la pelle dei vecchi alla base anteriore del collo e in qualche altra parte del corpo o quella di un pollo lessato), piòto (lento), pistareccia (calpestio
su un terreno seminato di fresco e che soffoca il seme; ma anche le orme di sporco sul pavimento), pizzichente (aroma pungente del pepe o peperoncino), rimpattare (riuscire a tener dietro in una qualsiasi attività, al ritmo richiesto), rinsantasse (rito delle donne dopo il parto: un sacerdote le accoglieva in chiesa con indosso la stola e con una candela accesa accompagnandole all’altare e, dopo la confessione, dava loro l’eucarestia. Le partorienti erano così rinsantate), rosta (ripulitura delle erbacce che si faceva sotto gli ulivi al tempo della raccolta; ma anche la traccia ripulita da erbe infiammabili intorno ad un campo quando se ne bruciano le stoppie per evitare il propagarsi del fuoco), rosumetto (piccolo avanzo di cibo), sartamontoni (i salti che fa il cavallo sotto doma per tentare di disarcionare il cavaliere), sbatezzasse (affannarsi a cercare o ricordare qualcosa), scapucchino (artigiano o professionista incapace), scarfagna, scarfagnone (scarsa voglia di lavorare, scansafatiche), scenta (discesa), scurera (buio fitto), sdegnato (suppurato; in specie dei calli delle mani), slamasse (slentarsi della pelle a causa dell’ingrassamento), smadrata (asina alla quale durante il parto è fuoriuscito anche l’utero), soda (pecora gravida), spiccialetti (medico che fa morire i clienti), spozzerato (ingordo e insaziabile), spubblicare (rendere di dominio pubblico malefatte altrui), squadrasciata (donna molto grassa, di muscoli flaccidi ed epidermide slentata), stirarella (usanza della vendemmia per la quale un ragazzo molto giovane, partecipante alla raccolta delle uve, veniva messo a pancia all’aria dalle donne più anziane che gli tiravano il pene), strina (vento freddo che a Cerveteri proviene da Nord-Nord Est, tra la tramontana e il grecale), tamburlano (un didietro vistoso), tanghetto (pane fatto con farina di granturco), tarabozzolo (persona molto bassa e tarchiata), toccuto (persona più che ben piazzata), toppa (zolla di terra), undecasillabo (i poeti berneschi che cantavano in ottava rima chiamavano così l’endecasillabo).
 
2. I proverbi e i modi di dire
Modi di dire e proverbi di CERVETERI, da Er dialetto cervetrano di Lucarini:
a cucuzzola (stare su un punto elevato, ma anche mettete a cucuzzola che equivale a mettese a pizzò, cioè con la schiena chinata fino a formare un angolo di circa 90 gradi); Anna’ a puletta (perdere tutto al gioco),’n gattaccia (in cerca di amori facili); A vento, a vento come ’no staccionataro (essere così magri da poter essere spostati dal vento. E gli staccionatari lo erano, perché guadagnavano poco e digiunavano di conseguenza); Che vienghi da la Sgurgola? (che sei così arretrato?); Cia’ ’na cacca! (è un grandissimo vanitoso); È come ’r prete de ’r Sasso pia e monta su (si dice di chi non rispetta le precedenze nelle file); L’hai fatta ’n pizz’ ar tetto! (l’hai combinata bella!); Ma va a mette ’r prezzo a le saranghe (si dice di chi sbaglia di grosso nel calcolare qualche valore o misura); Nun te tufa? (non gradisci questo discorso?); Quanno viene a capo lo sbotti (si dice di un foruncolo che si spreme quando viene a suppurazione); Stare 3 pe’ la prescia e 4 pe’ la paura (pronti a scappare); Nun t’ha fatto prode? (non ti ha giovato); Te frutta ’r naso (ti esce il moccio); Chi ferra ’nchioda (il maniscalco ferrando il cavallo pianta un chiodo sull’unghia, vicino alla radice facendogli male; chi lavora può sbagliare); Ho capito dar brodo ch’era pecora (ho capito che tipo era); L’aquilano arza forte e batte piano (ci si riferisce all’uso della zappa in cui gli aquilani, specializzati nel fare razzette, cioè canali di scolo, eccellevano); Pe’ piove e pe’caga’nun bisogna dio prega’ (una volta, ma oggi?); Sparti palazzo, diventa cantone (spartendo tra molti eredi l’eredità si riduce a poca cosa).
 
3. I toponimi e i soprannomi
Sono 85 i soprannomi di CERVETERI citati nella poesia “Er soprannome cervetrano” nel libro … E con parole mie di Vittorio Di Berardino (detto Bugadorio).2
2 (…) Li boccettari, li ricordo come adesso, / Fufi, Zampaciola, Culobasso. / Nel ricordarli provo tanta nostalgia / Barabba, Memojano, Babbamia. // Scarpaleggera, Dondò, la Baricella, / Frociò, la Zannona, Romolo jafulla, / la Scapiata, Moschì, Pinocchio, / Chicchirindò, l’Orsetto, Cannolicchio. // Sbornia fissa, Pettò, e Tuttavà, / Pisciacchiello, Poggianello e Mustafà / Jajetto, Pezzafina, Mastro Peppe, / Zampacorta, Mircherò, Uppe-uppe. // Arcuni co modo tanto strano / Cazzarello, Cazzò, Strusciamano, / La Rampona, Pappò e Cippolli, / Manicavota, Caiò e Pizzoli. // Sgambuzzo, la Spanona e Cicorietta, / Er Poppo, Rampazzetta e Puzzoletta. / Nun ereno cattivi, ma con’caratteraccio / Giovannaccio, Giggettaccio, er Cristianaccio. // Lo Scureggione, Caccà, Franco Rampetta, / Sguiapasseri, l’Allocco, Scatarretta, / Boccaneretta, Bocchì, Trippella, / Er Ciollo, Puttanò, Buciardella. // Paccuccia Fefè er Cittadino, / Tambò, Occhialò, er Maremmino, / Ciaccò, Testa secca e Meletina, / la Gnaffona, lo Stagnino e la Pochina. // Pappamosche, Sgarrò, Pescetto, / Lumacò, Pizzangrillo, Straccaletto, / Er Culone, Baiocco, Garzucca, / Ciucciù, Cacarabbia, Ciccimbocca. (…)
 
4. Canti – filastrocche-indovinelli – giochi – gastronomia – feste&sagre-altro
Feste e sagre. Festa di S. Antonio Abate (17 gennaio): benedizione degli animali. Venerdì Santo: Processione vivente con rappresentazione della Passione e Morte di Cristo. Festa Patronale di San Michele Arcangelo (8 maggio). Infiorata di Maria Immacolata (ultima domenica di maggio). Infiorata nella ricorrenza del Corpus Domini (giugno). Manifestazioni Cinematografiche,
Musicali, Teatrali e Arte varia (luglio-agosto). Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti (ultima domenica di agosto): feste di piazza con sfilata di carri allegorici sorseggiando Cerveteri DOC (bianco, rosso e rosato). Presepe vivente (Natale) con rappresentazione storica di Arti, Mestieri e Vita quotidiana.
 
4.1 Canti
4.2 Filastrocche, indovinelli, invocazioni, scongiuri
4.3 I giochi
In Er dialetto cervetrano di Lucarini un elenco di giochi tra i quali:
Carabisella: i giocatori lanciano monete o pezzi di coccio su un triangolo isoscele con l’angolo al vertice di 30/40 gradi, suddiviso in cinque zone da strisce parallele alla base più il triangolo che rimane al vertice. Per ogni zona c’è un punteggio stabilito e per il triangolino al vertice il massimo punteggio. Vince chi totalizza più punti.
Leru: un ragazzo più grande, seduto di fronte ad un gruppo di bambini più piccoli tiene in mano un fazzoletto dalla parte di un suo angolo sul quale è stato fatto un nodo. Il conduttore del gioco fa prendere in mano a turno l’angolo opposto a quello che tiene in mano lui e pone domande alle quali l’interrogato di turno deve rispondere deducendo il nome di un frutto o di una pianta dalle indicazioni contenute nella domanda (del tipo: Io ci ho ’na pianta alta così, cos’è?); se l’interrogato indovina, il conduttore gli lascia il fazzoletto gridando per esempio: “Mena che so’ cerase!” E quello rincorre gli altri partecipanti picchiandoli con il nodo del fazzoletto, fino a che il conduttore non grida: Leru, Leru!
Pingozzo: i giocatori tirano le palline cercando di avvicinarle il più possibile a una piccola buca. Inizia il gioco chi ha mandato la pallina più vicina alla buca. Ogni volta che si colpisce una pallina avversaria o si riesce a mandare la pallina in buchetta si aumenta il punteggio di tre punti; vince, cioè fa pingozzo chi arriva per primo a 21.
 
 
4.4 La gastronomia
Il piatto principale della cucina cerveterana è rappresentato dai tempi antichi dalla cacciagione: il cinghiale, la lepre e il fagiano, utilizzati anche come condimenti per vari tipi di pasta o per la polenta. Nei secondi piatti sono serviti alla brace o alla cacciatora. Dal cinghiale si ottengono anche delle ottime salsicce.
 
 
5. I testi in prosa: il teatro, i racconti
La Compagnia Teatrale “Castel del Sasso”, nata nel 1995, grazie all’impegno di Marco Valeri, presidente dell’Associazione e capocomico, ha riscosso un immediato successo.
 
6. I testi di poesia
Er dialetto cervetrano di Dino Lucarini ospita una “Appendice poetica di storia paesana in ottava rima”. In 50 perfette ottave Lucarini racconta, con piglio sicuro e scorrevolezza di verso e di racconto, la storia di Cerveteri dagli Etruschi alla riforma agraria in cui: i discendenti dei vecchi Agillei / furono liberati dal supplizio / di servi della gleba medioevali / che al principe lustravan gli stivali.
Nella penultima ottava non fa mancare l’aggiornamento: D’allora fino ai giorni attuali / sono trascorsi quarant’anni e passa / solo Angelino ormai porta i gambali / con la Riforma il pascolo si abbassa; / i costruttori mettono le ali / e milioni a palate nella cassa; / con l’enorme incremento d’immigrati / gli abitanti si son quintuplicati.
Nel libro sono presenti anche “Alcuni sonetti su Cerveteri de mo’”, ricchi di ritratti, cose e chiacchiere di paese.
Poeta “litorano” di Furbara, località di Cerveteri, è Pasquale Cotzìa, autore di Cose così, una raccolta di poesie che il prof. Gastone Imbrighi definisce “scanzonata, romantica, sarcastica in un romanesco scorrevole, corposo e mai volgare” riconoscendogli : “una riuscita e una notevole tendenza ad ispirarsi alle più diverse fonti culturali. Con una scelta, che Cotzìa stesso opera, degli elementi ritenuti migliori.
Dalle bestie alla Natura, dalla filosofia alla Religione.”
Esempi del suo eclettismo. Nella favola “Er ragno e la mosca”, dice il ragno:
(…) “e se voi che te canti una canzone, / viè giù tranquilla e famme compagnia.” // La Mosca, che nun era ’na citrulla, / fece l’inchino e disse: “Riverito! / Lo so, sei sazzio e er vento te trastulla. / Ma si poi t’aritorna l’appetito?…”
La satira, in “Cervèteri caro paese”:
(…) I cervetràni, poi, so’ inquatrinàti / e se vede dai piani ch’ànno arzati / co’ l’aiuto de tutti l’… Antenati / che so’ considerati un gran Tesoro, / pe’ via che ce guadàgneno in decoro. // Quanto so’ cari… l’Etruscacci loro!
In “Li sganassoni de don Bosco” invoca un ritorno del santo noto per aver preso a botte un gruppo di giovani intenti a giocare un “gioco losco”: … Oh don Bosco mio caro! Quarche vorta / fa er bisse a ’sto miracolo, ma porta / pe datte mano, le celesti armate / perché le cose, qui, so’peggiorate…
Notevoli i ritratti dei suoi genitori in “L’alloro der povero papà” (vedi in Antologia) e in “Mamma Lulla”:
Una donnetta che, a vedella, è gnente / ma che ci ha drento tanta poesia / e, si sfiamma, t’abbrucia. È foco ardente. // Ma ci ha puro du’ mani, sarvognuno, / ch’ànno impastato pane e fatto sfoje / e, m’aricordo, se tìrano a coje / er… seguito nun l’auguro a nessuno… (…) Mo’ s’è carmata. Ci ha 80 anni e passa / ma, si per caso, imbroj la matassa / mica te parla! Strigne solo n’ occhio / come pe’ dì: “Stà attento che te crocchio!”.
Da Salvatore Uroni, nella sua prefazione alla silloge di Vittorio Di Berardino …e con parole mie (2007), apprendiamo dell’esistenza di un circolo letterario cerveterano (presso le abitazioni sua e di Gea Copponi) in cui i poeti in lingua e in dialetto sono soliti leggere propri componimenti. Tra i cultori della poesia, a Cerveteri, citiamo anche: oltre a Salvatore Uroni e Gea Copponi, Dario Rossi (autore di numerose raccolte), Salvatore Copponi, Vittorio Di Berardino. Poesie in lingua e in dialetto sono pubblicate anche nel giornale locale.
Di Salvatore Uroni citiamo la poesia, “Intimità”: Luce di luna / sussurri accennati / nella notte / che non sa / del fremito della pelle / e del respiro / che scioglie l’ansia / e rende l’anima / l’universo. Uroni sta per pubblicare la raccolta Oltre, con illustrazioni del pittore Carlo Grechi.
Gea Copponi è autrice di poesie in dialetto e in lingua ancora inedite, tra le quali scegliamo una in italiano, del 1979, molto bella: “L’ottusità umana”: Parlo / ad un muro / silenzioso. / Lui mi fissa stupito / non comprende. Gea ha pubblicato Donne a Cerveteri (tracce del passato tra storie, biografie e immagini).
Secondo Claudio Pirolli, Gea Copponi è “la memoria storica” della cittadina oltre che “una donna molto curiosa, ma nel senso più positivo possibile che si possa dare a questo vocabolo. (…) Fin da piccola, armata di registratore, di una macchina fotografica e della sua curiosità, non si peritò di andare a far visita – ed a farsi raccontare cose – ai vecchi del paese, uomini e donne, prima i parenti per farsi coraggio, poi tanti altri. Si procurò così negli anni un ampio archivio di notizie, una serie di piacevoli ‘appunti’, sulle piccole grandi storie della sua Cerveteri, che per molti anni ha tenuto nel cassetto in attesa di trovare il momento, il coraggio, la possibilità di darli alle stampe”.
Vittorio Di Berardino vive e lavora a Cerveteri, dove, conduce un’attività commerciale nel settore delle carni. I suoi versi denotano una certa potenza evocativa di un mondo rurale scomparso, un amore saldo per la famiglia, grande religiosità, una critica bonaria nei confronti dei concittadini di cui stigmatizza gli eccessi. Nella poesia “Li Natali de ’na vorta e quelli de mo’” (da …e con parole mie) così li paragona: quelli erano n’artra cosa / noi er Natale a di’ er vero, / l’aspettamio n’anno intero viceversa oggi: me pare’n paradosso / passa’ er Natale sur Mar Rosso.
Il principe di Cerveteri Francesco Ruspoli è stato poeta, pittore, scultore. Sentimentale, romantico, innamorato della sua Maremma in Poesie (1974), in italiano e romanesco, è pronto alla satira della politica e all’ironia sui costumi. Nelle poesie in dialetto prevale la vena giocosa come nel personaggio altolocato di “Educazione”: Com’è caduta in basso ’sta nazione, / guardate un po’ siccome s’è ridotta. / Spregiudicati, gioventù corrotta, / senza princìpi e senza educazione. (…) Poi se ficcò er ditino drento er naso, / co’ l’unghia se staccò la caccoletta, / l’arrotolò, ce fece na palletta / e l’attaccò sur mio sofà de raso. e nell’intrepida ottantenne Contessa di “Er golf dell’Acqua Santa”: Io so che quer che conta è l’esperienza. / La Contessa ha passato l’esistenza / tra li legni, li ferri e tra le palle. // Ma nun me so’ convincere lo stesso. / Ecco, ho da fà così ma nun lo faccio. / Me sò sbajato, ho ritirato er braccio. / Devo concrude che so’ proprio fesso. // E dopo d’ave’ fatte tante prove / nun c’è gnente da fà, la devo smette. // E sospiranno guardo la Contessa / che ancora gioca bene e se ne vanta, / co’ tutto che sta in piedi pe’ scommessa, / forse puro in virtù dell’Acqua Santa.
Non mancano alcuni squarci lirici come ad esempio in “Pidocchietto”: Poi rimasi accanto a lui / affacciato ar murajone; / se vedeva er Cuppolone / che covava la città (…) Sotto ar ponte l’acqua gialla / scivolava lenta lenta, / in quell’ora quasi spenta / io rimasi a medità. oppure come in “Raglio di maggio” in cui il vecchio contadino Pasqualino se stenne a panza all’aria e s’assopisce; / sotto un cielo d’aprile che svanisce, / sogna d’esse er somaro; sogna e raja. // Quattro zampe, na coda e orecchie ar vento, / er vecchietto se vede trasformato, / tira carci e galoppa in mezzo ar prato / senza pensieri, libero e contento.
Ed ecco, in italiano, due meravigliosi ritratti cerveterani: “L’arciprete” e una mirabile “Signora di Maremma”:
C’è una torre sul castello, / sulla torre c’è uno stemma, / C’è una piazza alla Boccetta / con le mura medioevali, / e c’è il vento che flagella, / e c’è il sole che arrovella / e c’è l’Arciprete con la tonaca nera, / con la tonaca nera, / con la tonaca nera, nera!
Signora di Maremma / ben arcionata in sella, dritta e fiera / sul tuo cavallo in cima alla collina. / Il vento che scompone i tuoi capelli / viene dai monti e odora di mentastro! / (…) Alita intorno a te la primavera. / Ti fa corona il mandorlo selvaggio!
Salvatore Copponi ha scritto numerose poesie, tuttora inedite, quasi tutte in lingua, tra le quali citiamo alcuni versi di “Maremma di Cerveteri”, del 1967: Vecchia Maremma desolata e stanca / ch’ai briganti paesani e forestieri; / la grama vita tu rendevi franca / dalla giustizia e dai carabinieri. / Vecchia Maremma, con la tua ricotta / e il fiore di ginestra profumato, / il falco, la zanzara e l’acquacotta, / il cinghiale e il bifolco con l’aratro. (…)
Giorgio Travaglia, Benedetto Zapicchi, hanno pubblicato testi poetici. Sonetti di Lucio Cocchi sono nella raccolta All’Ombra del castello, Maria Emilia Baldizzi è autrice de Il mio amore quando dorme sogna l’amore.
Segnaliamo i poeti inediti: Arturo Meucci e la nuora Marilena Facciaroni, Bruno Donnini, Anna Cantiani detta Nannina, Salvatore Carroccetto, Lucia Elena Ammazzalamorte, Antonella Gattei Segarelli, Franco Carletti, una sorta di Pasquino locale. E ancora: la fornarina Rossella Travagliati autrice di poesie sui temi dalla donna alle ricorrenze, Olimpia Vecchies Bortolin e Giacomo Rinaldi, che compone poesie in dialetto e in lingua ed è autore dell’opera teatrale “L’etrusco truffa ancora”.
 
Nel poemetto sulla storia di Cerveteri Lucarini fa cenno che al tempo in cui infuriava la terzana: soffriva questa gente maremmana / come canta il poeta Bischerino; / giunto alla fine della settimana / il bifolco n’avea manco un soldino; / mentre Grifoni allargava i confini / come cantava Giggi de Fiorini. // Cicoria e ramoracci, cibi fini / so’ de ’sti tempi, canta Bischerino; / Altobelli e Grifoni so’ canini / risponne Giggi, n’antro edè ’r pretino / i pecorari fanno i contadini / è poco il pane e non si beve ’l vino / di migliorare ogni speranza è vana / la strada del progresso sta lontana. (canini: cattivi)
Da questi versi si ricava notizia di altri due poeti e di citazioni di loro componimenti estemporanei. Si tratta dei Domenico Gatti, detto Bischerino, poeta a braccio nativo di Sarnano, ma bifolco a Cerveteri e di Giggi de Fiorini. Nel dichiarare che le sue ottave “sono state scritte per divertimento ricordando i vecchi bernescanti locali i quali, all’osteria, si sfidavano o sulle “scritture” (Ariosto, Tasso, ecc.) o su temi quali “l’acqua e il fuoco” Lucarini in chiusura di Er dialetto cervetrano “per dare un’idea sia dell’estro sia delle difficoltà di ‘verbalizzazione’ dei berneschi locali” riporta ottave del più recente di essi e cioè di Carlo Valentini, nato a Cerveteri nel 1908 e non più vivente nella data di pubblicazione del libro di Lucarini il quale assicura che sono state scritte dallo stesso Valentini “al quale, come egli stesso usava dire, la maestra era morta nel corso della seconda classe elementare”. Di Valentini sono riportate alcune ottave su una memorabile battuta di cacciarella a Montetosto del 22 dicembre 1953.
 
 
 
Antologia
PASQUALE COTZÌA
L’alloro der povero papà
L’alloro che carpisti ar Bervedere
e poi piantasti a casa, nun è più.
 
Le lacrime de tante e tante sere
nun so’ bastate a fallo venì su.
 
Ma si pe’ caso lo scirocco bagna
de verde i rami, silenziosamente
 
er battito d’un core se risente
sotto la dura terra de campagna.
 
Cenni biobibliografici
Di Berardino Vittorio, detto “Bugadorio”, è nato a Cerveteri, dove esercita l’attività di macellaio. Ha pubblicato nel 2007 “e con parole mie”, una raccolta di poesie in lingua e in dialetto cerveterano.
Lucarini Dino (Cerveteri 1921-Civitavecchia 2007), maestro e direttore della scuola elementare, è autore di Er dialetto cervetrano (Roma, 1998) e di Cronache cerveterane 1870-1946 (Roma, 2001). Nel primo volume sono presenti un vocabolarietto, note di grammatica, sui proverbi e soprannomi cervetrani e composizioni poetiche sue e del poeta a braccio cerveterano Carlo Valentini. Nelle cronache cerveterane ha raccontato il cammino sociale-amministrativo-antropologico di circa un secolo e mezzo.
Copponi Gea, arrivata a Cerveteri dalle Marche nel 1964 all’età di sei anni, è ricercatrice della memoria storica del territorio, dall’archeologia alla storia, alle storie della gente comune. è impegnata nella tutela dei beni storici, artistici e ambientali di Cerveteri. Ha pubblicato Donne a Cerveteri (tracce del passato tra storie, biografie e immagini) ed è autrice di poesie per ora inedite.
Ruspoli Francesco ha pubblicato nel 1974 una raccolta intitolata Poesie che contiene componimenti in lingua e in dialetto romanesco. Oltre che poeta, è pittore e scultore
 
Bibliografia
Copponi, Gea, Donne a Cerveteri, tracce del passato tra storie, biografie ed immagini, Roma, Ediz. Geografiche Manfredi, 2006.
Copponi, Gea, Poesie inedite, manoscritto.
Di Berardino, Vittorio, … e con parole mie, s. l., s. e., 2007.
Luciani, Vincenzo e Faiella, Riccardo, Le parole salvate. Dialetto e poesia nella provincia di Roma: Litorale nord, Tuscia Romana, Valle del Tevere, Roma, Ed. Cofine, 2009
Ruspoli, Francesco, Poesie, s. l., s. e., 1974.
 
Webgrafia