La luce deraglia di Franco Dionesalvi

Recensione di Anna Maria Curci

La luce deraglia, il volume che raccoglie tutte le poesie di Franco Dionesalvi, dà testimonianza di oltre quaranta anni di scrittura poetica originalissima, che non si lascia rinchiudere in formule di appartenenza. Da Bahavel del 1981 a Le mezze misure, plaquette apparsa postuma nel 2023, la parola viaggia, attraversa, si incunea, cala in profondità, coglie e rende visioni del reale e dell’utopia, duetta con la luce, sfidandola, lasciandosene incantare, dispiegandone, in sempre nuove coniugazioni, i predicati. 

Una escursione negli itinerari poetici di Franco Dionesalvi può scegliere come via d’accesso proprio il manifestarsi della luce. Eccone alcuni esempi: “la luce piove” (in Frammenti, p. 17, da Bahavel, 1981), “la luce deraglia” (in Paola, in fine di viaggio, p. 54, da La fragola e il pianoforte, 1984), “Luce traversa” (con la duplice valenza di “traversa”, attributo e predicato, in C’è terra nella stiva della nave, p. 86, da L’esistenza dei piccoli animali, 1994), “luce di luna” (in Le visitazioni, p. 91, da L’esistenza dei piccoli animali) “Non v’era luce” (in Il viandante del presepe, p. 135, da Via delle nuvole, 2007), “la luce della luna” (in Wagon-lit, p. 183, da Torno subito, 2000), “rubava luce” (in Primo tempo, p. 188, da Duna, la città, 1991, “per maleficio dà luce” (ivi, p. 194), “luce più calda” (ivi, p. 233), “a non accendere la luce!” (in I versi di Potame, p. 251, da Base centrale, 2020), “evanescente luce” (in Quell’anno, p. 254, da Base centrale), “la luce invaghisce” (in Il fantasma, p. 289, da Le mezze misure, 2023), “la luce che lampeggia” (in Da sveglio, p. 295, da Le mezze misure), “le mani dispensavano luce” (in Il messaggero celeste, da Le mezze misure), “palle di luce” (in Le cose di lassù, p. 303, da Le mezze misure), “questa luce diventa così forte” (in La spolverata, p. 304, da Le mezze misure). 

Dalle diverse angolazioni, inclinazioni, gradazioni della luce la parola poetica, illustra, dichiara, narra, rivela affetti, eros, rimpianti, constatazioni del proprio e dell’altrui essere-nella-storia (si pensi, tra l’altro, a Movimenti, p. 19, da Bahavel, e a Ulica Solidarnosci, p. 132, da Via delle nuvole) e della tenace, attualissima, inattualità della poesia. Poesia dalla tenace inattualità, ben consapevole che la sua voce, che sa farsi forte e sommessa, e non meno efficace quando è sommessa, è voce disobbediente a qualsiasi versione ufficiale, comoda e narcotizzante. Essa misura il reale, ma sa calarsi in territori oscuri, ascende al noumeno, eppure mantiene l’attenzione sul fenomeno, sì che il volume La luce deraglia permette di seguire, attraverso i testi, i cambiamenti nel costume, nella quotidianità; d’altro canto non è raro imbattersi in versi che ribadiscono, in maniera felicemente ostinata, la scelta di professarsi poeta, nonostante sia ben chiara la constatazione che questa scelta posiziona chi la opera dalla parte degli ‘sconfitti’. I versi di In morte di un amico (p. 134) sono in tal senso molto significativi: “A Dio piace la poesia;/ non la considera alla stregua/della teologia della metafisica della teosofia,/ non la riconosce come/ la tomistica la scolastica l’etica trascendentale/non si ci trastulla come/con le tre prove dell’esistenza di sé;/ eppure quel gioco tutto umano/ mai perfettibile sempre finito sempre/ in un sol tempo e un solo luogo/ che vive di allusioni si esalta di vaghezze/ si nutre dell’errare e degli errori/ pure per un istante (ma divino)/ mentre va a dare il senso/ gli fa ondeggiar la mano”.

I vari componimenti dedicati all’argomento poesia e poeta mostrano inoltre un legame molto forte con le affermazioni di Franco Dionesalvi nella narrativa e nella saggistica. Nel primo caso mi riferisco al romanzo L’ultimo libro di carta (Edizioni Sensibili alle Foglie, 2020), nel secondo al volumetto, scritto con Pierangelo Dacrema Conversazione tra un economista e un poeta (All Around 2022). 

Dal primo dei due libri citati riporto un passaggio, tratto da p. 116, nel quale è sottolineata la bellezza della perseveranza nel curare il proprio accesso al senso, la propria “porta”:

“Ecco, questa è una buona risposta, Se dubitate di ciò che vedete, se cogliete che non ci sono risposte già compilate per voi, allora avete svolto già metà del lavoro. E siete sulla buona strada. E, vi raccomando: se uno viene da voi e vi dice la porta è questa, non credetegli. È un impostore. Ne troverete tanti, di questi impostori, sul vostro cammino. Vogliono ingannarvi, e sfruttarvi per i loro fini. E invece nessuno, in buona fede, può dirvi dov’è. Dovete cercarla. Solo voi potete trovarla, solo ognuno di voi può trovare la sua, la sua porta”.

Dal secondo propongo qui un brano relativo alla gioia (nell’edizione del volumetto del 2022 è a p. 106), alla gioia gratuita, non misurabile, potenzialmente rivoluzionaria:

“La gioia è gratuita, e dunque incommensurabile. Per questo è anche “pericolosa”. La felicità è in qualche modo trattabile, si può spesso comprare col denaro ciò che ci rende felici: le merci, più che altro, che ci insegnano essere ciò che ci dà felicità. Ma la gioia, ha delle logiche sue che sfuggono al mercato. Dunque è imprevedibile, e potenzialmente rivoluzionaria”.

A proposito di sentimenti e dell’indagine su di essi, consiglio la lettura di un componimento di Franco Dionesalvi tratto da L’esistenza dei piccoli animali: Il settimo sentimento. 

Poesia e poeta hanno una capacità che è raro trovare in altri ambiti: il passaggio a una dimensione ‘altra’, all’oltre, anche attraverso il dialogo con chi ci ha preceduti su questa terra.

Già in L’esistenza dei piccoli animali, nella decima poesia della sezione Dopo il paradiso, Franco Dionesalvi intrecciava la sua conversazione con gli amati lari: “Poi a capo scoperto/ al tempio dei miei lari/ interrogavo la margherita delle direzioni/ e delle avvenenze./ Cosa rimane, domanda inevitabile,/ di tanto affanno!”. 

La visione di coloro che ci hanno preceduti si manifesta in Spegne il respiro, XIV e ultima delle Stazioni in Via delle nuvole. Come nella tappa conclusiva di una via crucis (di cui la sezione mutua non casualmente il numero delle stazioni), dopo un percorso tra diagnosi, cure, chemioterapia, radioterapia, l’incontro con i cari che sono ‘dall’altra parte’ accompagna il transito e potenzia la visione: “Erano ombre bianche/ intorno a te./ Io vidi il babbo/ che si trattenne alla sua sedia a riposare/ vidi gli anziani/ e tante aurore vaghe/ che dal lungo cammino/ volean sostare/ parlarmi di arcani/ di razzie di predatori di sicari/ di funghi annientatori/ di ruspe di malarie di tagliole/ di padroni”.

In Piazza Castello, pp. 285-286, uno dei componimenti da Le mezze misure, la forma narrativa, che nella poesia di Franco Dionesalvi si alterna a testi più brevi, ritorna per proporre un incontro con “il babbo” scomparso. Il testo si colora di toni che spaziano su un’ampia gradazione, dal tenue all’intenso: “E dunque solitario/ qui nella piazza dove tutto accade/ gli alberi spenti le parrucche al vento/ latrar di cani/ io mi imbatto nel babbo … Non vi attendete alte speculazioni,/ non è di questo/ a dir trent’anni dopo un figlio e un padre./ Ma quello che davvero mi sorprese/ al carezzarsi in corpi spirituali/ fu il mio mirare i suoi capelli chiari/ ed un istante dopo le mie rughe/ le macchie della pelle le ossa vaghe./ Ora tu sei più giovane di me./ Ed io più vecchio./ Avrei voluto dirgli della fibra/ e delle cento altre meraviglie/ senza le quali qui non può abitare./ Lui voleva parlarmi degli antichi/ di come passeggiavano alle nubi/ dei tempi andati a riconsiderare./ Ma la terra ti manca sotto i piedi/ e tutto si confonde/anche la voce”.

Mirabile ed esemplare questo componimento, per gli accenti che comprendono un viaggio sensibilissimo tra secoli e latitudini di poesia scritta, con il suggello di una cifra originalissima e di una spiccata padronanza metrica, la quale alterna versi liberi e precisi endecasillabi, settenari e quinari. Quella di Franco Dionesalvi è una scrittura che coniuga, come sempre fa la vera poesia, amore e politica.

Franco Dionesalvi, La luce deraglia. Tutte le poesie. Prefazione di Paolo Valesio. Con antologia critica, puntoacapo Editrice, 2025

 

Franco Dionesalvi è nato a Cosenza il 18 febbraio 1956; ha trascorso gli ultimi cinque anni della sua vita a Milano, dove è morto il 6 luglio 2022. Ha pubblicato il quaderno di poesia Bahavel (Carello Editore, Catanzaro 1981); le raccolte di poesia La fragola e il pianoforte (Marra Editore, Cosenza 1986); L’esistenza dei piccoli animali (Edizioni del Leone, Venezia 1994); Torno subito (Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza 2000); Via delle Nuvole (Heliodor, Varsavia 2007, testo tradotto in polacco); il poemetto drammatico Duna, la città. Ha pubblicato il saggio I poeti e il teatro (Satem, Cosenza 1997), i libri di racconti Storie di computer e di fantasmi (Cultura Calabrese, Belvedere 1990) e Il libro della morte e delle cento vite (Rubbettino, Soveria Mannelli 2004). Nel 1999 ha pubblicato il romanzo La maledizione della conoscenza (Piero Manni), nel 2012 Ai confini della pubertà (Student Ville) e nel 2020 L’ultimo libro di carta (Sensibili alle foglie). È del 2008 il saggio Diritto alla cultura e politiche culturali (Coessenza).

È stato per 5 anni assessore alla cultura di Cosenza, ideando tra l’altro la Casa delle Culture e il Festival “Invasioni”. Poi, a Rende (CS), ha progettato il Museo del Presente.