103 – SAN VITO ROMANO

 

SAN VITO ROMANO (3203 abitanti, detti sanvitesi. A 655 m slm). Si estende sulle propaggini orientali dei Monti Prenestini, in posizione dominante sulla valle del Sacco. Confina con i comuni di Bellegra, Olevano Romano, Genazzano e Capranica Prenestina. Nell’antichità l’area era abitata dalla popolazione italica degli Equi, il cui territorio arrivava lungo la valle dell’Aniene, fino all’altezza di Varia (odierna Vicovaro).
Nel VI sec. d.C. il territorio fu sotto la dominazione longobarda come ricordano alcuni toponimi chiamati “la Corte”, da curtis, termine longobardo per indicare il sistema abitativo tipico di età longobarda, insieme abitazione, costruzione rurale e centro fortificato. Nel IX sec. fu devastata dalle scorrerie dei Saraceni. Il feudo rimase di proprietà dell’Abbazia di Subiaco fino al 1180, quando fu ceduto ai Colonna che fortificarono il Castello (in cui nacque Oddone Colonna, il futuro papa Martino V) attorno al quale si formò il centro urbano, risalente al XIV sec. I Colonna mantennero il possesso del feudo fino al 1565 quando furono costretti a cederlo ai Massimo. Nel 1575 fu acquistato dai Theodoli cui si deve la realizzazione del nuovo borgo, dove andarono ad abitare i nobili e i benestanti, in posizione sovrastante alla parte più antica, determinando tra i due quartieri (“ammonte” e “abballe”) una certa rivalità di classe. Carlo Theodoli rimaneggiò il Castello trasformandolo in un Palazzo con una caratteristica forma a nave e abbellendolo con affreschi. Tra i monumenti: la Chiesa barocca dei Santi Sebastiano e Rocco, la Chiesa di Santa Maria
de Arce (XV sec.) e la Chiesa di San Vito (1725).
Produzioni caratteristiche: le castagne, l’olio e soprattutto il vino. L’artigianato è presente con la lavorazione del marmo, del legno, con la maglieria e la produzione di ceste per la raccolta delle olive.
 
IL DIALETTO DI SAN VITO ROMANO:
 
1. I vocabolari e le grammatiche
 
2. I proverbi e i modi di dire
 
3. I toponimi e i soprannomi
Dal Blog della Prof.ssa Cristina Galizia, Docente di Lettere presso l’Istituto Comprensivo di San Vito Romano (RM) apprendiamo che Arengo era l’antica via dei paesi medievali dove si svolgevano commerci e scambi. Arringo è il nome dialettale della via che abbraccia la parte vecchia di San Vito Romano…una sorta di “raccordo anulare” insomma!
Sguardo all’impianto urbanistico e alle singolarità dell’abitato del paese. Dopo aver passeggiato in libertà, ci si accorge che il paese ha tre spazi e tre “anime”, tenute insieme dal Palazzo Comunale, che è al centro . Il Castello Theodoli è un riferimento ineludibile. L’ampia Via del Borgo Mario è simile a un braccio; Piazza Roma è il palmo della mano, da cui partono le dita: cioè il quadrivio, con in più Via dell’Olmata. L’analogia vale anche se paragoniamo Via Borgo Mario a un tronco, e le vie intorno a Piazza Roma, ai rami. Il Castello, a forma di nave, oggi risulta in basso ed ha intorno a sé case e stradette: un Medioevo percepito come realtà esclusiva e un po’ severa. Il maniero si ammira, girandoci intorno; non essendo pubblico, né aperto alle visite. Risalendo c’è “Borgo Mario”, via secentesca, ampia, progettata da un Theodoli architetto, per creare una “quinta teatrale” di case, idealmente rivolte, come in prospettiva, verso il fondale del Castello-nave. In tempi moderni sembra che le stesse case si siano rivolte verso il nuovo, verso Largo Roma e in direzione dell’espansione edilizia del ’900: Villa Baccelli, Via per Palestrina, Via per Tivoli e Bellegra, via dell’Olmata, Via dei Martiri. Borgo Mario è costeggiato da una fila di “fioriere” di stampo artistico, in graniglia rosa invetriata. La zona secentesca si visita entrando negli slarghi, notando i portali, ammirando i “murales” tra cui la “Venditrice di uva” e il “Forno degli angeli”, da “Ruggeri”. Da Piazza Roma, tutto è più ampio, verso il Parco Castagneto “La Macchiarella”, le passeggiate, le terrazze-belvedere.
 
4. Canti – filastrocche-indovinelli – giochi- gastronomia- feste&sagre-altro
Feste e Sagre
Le Feste principali: quella patronale di San Vito (terza settimana di giugno, quella dell’Uva (terzo fine settimana di settembre) e dell’Immacolata (l’8 dicembre).
Sagre: della pizza e broccoletti; della primavera; della bruschetta
 
4.1 Canti
4.2 Filastrocche, indovinelli, invocazioni, scongiuri
4.3 I giochi
 
4.4 la gastronomia
Dolcetti tipici. Amaretti, biscotti al latte, bombette, ciambelle al vino, ciambelloni e ciambelline, crostate con ricotta, fagottini, meringhe, paste al burro e di mandorle, savoiardi, mostaccioli, torta di mele, tozzetti ciambelle di S. Biagio, morsillitti, ciammelle al vino, panpepato. Tra i tanti “pani” i “cazzotti”.
Piatti caratteristici: fettuccine al ragù, frittelli con fiori di zucca, polenta con salsicce, broccoletti, sagne, pagnottone, pizza lievitata.
 
5. I testi in prosa: il teatro, i racconti
 
A San Vito opera il gruppo teatrale: Associazione Teatrale "Y Cavon"
 
6. I testi di poesia
da https:////www.lazio.lafragola.kataweb.it/roma/medie/pellico-svitoromano/story438828.html
Giovanni della 3 B scrive una poesia in dialetto sanvitese che esprime tutta la serena bellezza della primavera nel piccolo, incantevole borgo di San Vito dove, sembra, che il tempo storico si sia fermato.
 
Santu Vitu a primavera
Santu Vitu è proprio beglio
E a primavera è ancora meglio.
E chiese
Santu Biasu, Santa Maria, Santu Rocco…
pe la via so veramente belle
Sempre se vo vedelle
 
Quanno arriva a primavera
‘nci addormemo manco a sera
appreché (1) ci sta n’atra aria
che a vita ci fa gaia.
Nno vidi quante farfalle?
E le vecchiette sao da levà i scialle
 
Eo scerno un saccu e fiuri
E scerno pure tanti coluri.
Se vai agliu fiume Saccu
Tu ci arrivi proprio straccu,
ma respiri l’aria bona
e gli fisicu s’aristora
 
Se stemo a piazza Roma
Dagliu bare arriva un beglio aroma,
scegnenno poi pegliu Burgu
e rerentrenno alla porta ‘ella Loglia
un’atra aria se po’ respirà.
Tanta calma se po’ trova
Appreché(1)?
 
Appreché tanti scalini
Hai da scegne pianu pianu
Pe arrivà a ‘na piazzetta proprio bella
Co gl’arbere e la fontanella.
I reazzi (2) che giocheno a pallone
E le vecchie che vao alla funzione(3)
 
Scegnenno atri scalini (4)
Scerni tanti sampietrini
È la via e gl’Arringu
Che è ‘na via spianata
Ando’ poi incontrà chellecunu (5)
Che fa fa ’na risata.
 
Nsomma, comme è beglio Santu Vitu
Ma l’inchiostro m’è finitu…
 
(1) perché
(2) ragazzi
(3) le anziane che vanno alla messa
(4) scendendo altri scalini
(5) dove puoi incontrare qualcuno
 
Antologia
 
Cenni biobibliografici
 
Bibliografia
 
webgrafia

https:////www.lazio.lafragola.kataweb.it/roma/medie/pellico-svitoromano/story438828.html