Giampaolo De Pietro e Aurelia, pianeta taciturno

Nota di lettura di Maria Gabriella Canfarelli

I testi di Giampaolo De Pietro, prosa descrittiva e respiro poetico alternati con sapiente equilibrio, in parti uguali, aprono scenari dinamici e ariosi, cambi di prospettiva man mano che la scrittura procede; presentano mescolanza di tempi, anzi del tempo attraversato, orbita variabile per l’età anagrafica e per le emozioni e le esperienze di Aurelia, pianeta taciturno (Il ponte del Sale, 2024), figura femminile accudente e devoto nume tutelare degli affetti, anima semplice colma di silenzi eloquenti cui dà  parola e azione l’autore, la penna di un poeta-esploratore.

Entriamo dunque nel mondo di Aurelia in punta di piedi, con lo stesso passo, con la stessa misurata e cogitabonda lentezza con cui ella procede nelle stagioni e nelle vicende; entriamo nel suo silenzio, e anche nell’umiltà del suo sguardo, in ciascuna poesia di questa raccolta un capitolo dedicato, micro racconto disciplinato in fasi verbali asciutte e dense da cui apprendiamo il carattere, la biografia, il pensiero, i ricordi della taciturna e un po’ magica Aurelia, lei pianeta e orbita al contempo tra poesia e prosa, lei che ha il dono della leggerezza dell’aria, lei che a ogni passo espande la sua aurea intorno, qualcosa di naturale, innato come il respiro vitale di un essere che procede nel tempo e nello spazio quotidiani, in quel tratto di  Vita /aperta ch’è anche  cerchio che comunica in noi  – in forma di rievocazione dell’età tenera ( L’ infanzia è avere l’occhio bello) quanto dell’adolescenza e della gioventù (età trascorse, passate e ritrovate nella discendenza, nella prossimità familiare, e non solo); scansioni  temporali che attestano delle generazioni la continuità (Lei come la figlia, come la ragazza /che attraversa la strada ), come filo ininterrotto da umano a umano nel  mondo- dimora, nella casa raccolta e fitta come un libro d’amore con/tutta la sua educazione.  Lì si stampavano lettere, missive /al futuro.

Dagli squarci visivi (per puntuale e mai affettata descrizione) deriva   la conferma del come e del perché dalla lentezza (non sbadata) possano scaturire profonde riflessioni e placidi stupori; seguendo i passi di Aurelia incontriamo la gente, le persone, l’altro  in viaggio, i passeggeri della vita, voci, cadenze, lingue/ diverse- stati d’animo – animi da treno bus aereo. Incontro che pure avviene nelle planimetrie di sogni che/ intuisce d’aver fatto la notte prima.

Aurelia è serafica, la sua vera forza è la calma, l’accettazione della vita in toto, tempo in costante cammino per abituare l’occhio ai passi verso la notte. Tutto ciò che accade e si rinnova è racchiuso in una ipotetica scatola dei misteri/ per aria tra le foglie e/le radici degli alberi.  

Nota biobibliografica

Giampaolo De Pietro (Catania, 1978) ha pubblicato i libri Tre righe di sole (Salarchi Immagini 2008), La foglia è due metà (Buonesiepi Libri 2012), Abbonato al programma delle nuvole (L’arcolaio 2013), Se i fantasmi vengono dalle statue (con disegni di Rossana Taormina – Collana Isola 2015); Telescopio di fame (selezione di testi per un numero de Il Verri, 2016), Debbo togliermi il vizio (silloge per FUOCOfuochino, 2018), Dal cane corallo (Arcipelagoitaca, 2019). Sue poesie sono state tradotte in sloveno, francese, inglese, tedesco e portoghese.