Per non scavalcare il cielo di Giulia Sottile

Nota critica di Maria Gabriella Canfarelli

C’è un respiro delicato e allo stesso tempo resistente, nella raccolta poetica di Giulia Sottile Per non scavalcare il cielo (Catania, Prova d’Autore 2016). Qualità e consistenza di una essenzialità radicata nel profondo, che rifugge dall’apparire, per essere, sempre e comunque, in ascolto, accogliere le istanze interiori di quiete inseguendo un cuore che guizza / al seguito del luogo / che dimora non ha / zingaro in conflitto / con le umane contraddizioni. Ne deriva un desiderio di pace condivisa, desiderio evocato e rappresentato in versi brevi, privi di punteggiatura e dunque ariosi, cifra di un nitore espressivo accurato e semplice, nutrito dalla mitezza dello sguardo e dall’acutezza della ragione, nell’attimo in cui lo sguardo e la mente puntano verso l’alto (cielo stelle, luna) o si posano in basso (mare, bosco, foglie, vita e giorni).

Poesie come Colombe pensieri (titolo d’una tra le più belle della raccolta) in cui la tenerezza è certamente accoglienza, ma anche custodia e difesa di un’ epifania inaspettata, colma di una grazia ineffabile; sebbene parca, misuratissima, la parola poetica può infatti anche ergersi a scudo, formulare l’invito, talora il monito di non fare (per non farsi) del male. È vivo oggi il parco / non c’è alcuno ma non sono sola / tra l’erba alta crescono colombe / non venite a falciarle. Voce sussurrata che pure crea, nomina, indica nel folto di preziose poetiche immagini dilatazioni di senso (I rami tendono i muscoli / a vegliare sul mondo/ intrecci umani / sulle cortecce / qualcuno sanguina resina / ferite belliche) e trae dalla realtà, dalla  tetrarealtà / del caso certe verità nascoste, e portarle in evidenza alla luce della ragione e dell’umiltà, segno distintivo e primario di umanità.  Lo stile semplice, “volutamente disadorno (…) e con intermittenze di caustico tocco anglosassone che affabilmente volge più alla piètas e meno all’ironia” (dalla presentazione di Laura Rizzo) rivela un pensiero vigile che induce ad accorte riflessioni, e constatazioni su quanto afasica sia diventata la comunicazione relazionale, labili i rapporti umani. Ne è dimostrazione la sete disperata di parole / mai all’altezza del fondale / mai appropriate. Una parola precisa, questa della poetessa, adatta a infrangere lo specchio di Narciso per volgere gli occhi e l’anima oltre noi stessi.

Giulia Sottile (Catania, 1993), laureata in Psicologia, ha esordito nella narrativa nel 2013 con la raccolta di racconti Albero di mele (Prova d’Autore, prefazione di Mario Grasso). Seguono il racconto Xocò-atl, il  romanzo Es-Glasnot (2017, prefazione di Angelo Maugeri). Sue poesie sono state accolte in antologie nazionali tra cui Pane & Poesia (2015, New Press) e Il fiore della poesia italiana. Tomo II  – I contemporanei (2016, edizioni puntoacapo) a cura di M. Ferrari, V. Guarracino, E. Spano; altre nel 2018, pubblicate nel Vol. I di Poeti in e di SiciliaCrestomazia di opere letterarie edite e inedite tra fine secolo e primi decenni del Terzo Millennio, a cura di Mario Grasso per le edizioni Prova d’Autore. Per la stessa Casa editrice il recentissimo saggio di orientamento psicoanalitico Sul confine: il personaggio e la poesia di Alda Merini.

 

Maria Gabriella Canfarelli

 

Pubblicato il 29 ottobre 2018