Il viaggio dell’anima in Preghiera del ritorno di Camelo Panebianco

Recensione di Maria Gabriella Canfarelli

La caduta e l’esilio, il percorso a ritroso dell’anima, la risalita al punto di partenza. Un viaggio sospinto dalla nostalgia che nell’ultimo libro di Carmelo Panebianco, Preghiera del ritorno (Algra Editore, 2017) suddiviso in canti – sezioni, ascende il tempo e lo spazio sino al pronunciamento del verbo originario, la Parola scaturigine di vita, il corso oscuro della discesa/nostra necessaria.

Evoca il luogo favoloso, idillico approdo alla pace, questo libro di poesie che, avverte in prefazione Antonio Di Mauro, è immersione nell’interiorità indagata per nuclei tematici (…) componendo di verso in verso un’originale musica verbale, sorprendente tessitura di variazioni, contrappunti di toni, timbri, forme e lessico. La scrittura aulica, priva di accenti aspri è densa di riferimenti biblici veterotestamentarie e di figure che attingono alla mitologia greca, tra cui Hermes messaggero e mentore del pellegrino esiliato viandante in cerca dell’origine; la sezione “Liturgia del Verbo” (suddivisa in sottosezioni) è tra quelle a nostro avviso più indicative: si apre rievocando Jahweh (creazione, mutamento e rinascita) cui si chiede la grazia del riposo dagli affanni terreni, preghiera che prosegue in altri canti, orazioni che scandivano il giorno dei monaci medioevali (A mattutino – Alle Laudi- A Prima – A Terza – A Sesta- A Nona – Ai Vespri – A Compieta) alcune delle quali in omaggio agli affetti familiari e amicali cui Panebianco offre se stesso, e i ricordi e il presente: …ma io nulla professo e niente insegno/sono un devoto cercatore di umili canti/sepolti negli antichi scrigni e tu, cara/amica, per quanto possa percorrere/tutti sentieri del sapere tutte le orbite/mai apprenderai l’atrocità, la pietà/della spaventosa eclisse.

L’accentuato timbro lirico-esistenziale include tanto i luoghi irreali, mutuati dal reale e in equilibrata triangolazione tra infanzia, adolescenza, maturità, che da luoghi geografici della Sicilia agreste attraversata da fiumi, pianure, animata da presenze immateriali, figure mitiche rivisitate, o semplicemente create dal poeta: Atzur, ragazzo dei cavalli/oltrepassa i valichi le onde/le torri crollate le fortezze/ i capanni del gregge i precipizi/ mortali del cuore le aride alture”. Magmatico e senza soluzione di continuità, il costrutto testuale genera sonorità interne, espansive tramite le quali si intuisce il desiderio di unione mistica con la divinità qualunque sia il suo nome, ovvero il desiderio di ritrovare l’anima/infanzia fluida tralasciata/nei liquidi germogli dell’immoto limo dopo il castigo edenico e il naufragio diluviale (ancora presente) dell’umanità. Questo viaggio iniziatico intriso di sentimento panico e sentimento del sacro trova ragione e compiutezza, tanto formale quanto stilistica, in un sincretismo religioso ben presente nei testi; le religioni (pagana, veterotestamentaria, greca) sono miscelate, intrecciate, rivisitate in virtù del desiderato ritorno all’ Uno e il sacerdote, il celebrante è il poeta che con la sua scrittura avvolgente, spiralica, solenne si rivolge all’assemblea, novello Ecclesiaste o sua controfigura che esorta a vegliare la sfida infinita/a resistere all’urlo degli eventi mondani, alle sirene che tendono seducenti trappole, incantevoli inganni.

Carmelo Panebianco, Preghiera del ritorno, Algra Editore, 2017

 

Maria Gabriella Canfarelli

 

Carmelo Panebianco (Catania, 1951), già professore di Lettere, ha esordito con Nostalgie e trasfigurazioni (1983) e Apparizioni (1986). Ha pubblicato Angelo dei gigli per le Edizioni Amadeus nel 1992) cui ha fatto seguito Giardino celeste (Edizioni Sciascia, 2007). Ha scritto articoli di critica cinematografica e pubblicato versi su antologie e riviste letterarie ed è co-autore di spettacoli multimediali tra cui Maravigliosamente amor mi distringe (1995), In latitudine di luce (1996), I canti di Gebel (1996). Alcuni suoi testi tradotti in spagnolo sono apparsi sulle riste on-line latino-americane Palavreiros (2004) e La fuente de las siete vìrgenes (2006). E’ presente nell’antologia Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 1 (Raffaelli Editore, 2013).