Poesie inedite di Alba Gnazi

Tratte dalla raccolta "Uterica" e selezionate da Anna Maria Curci

Ecco alcune poesie di Alba Gnazi tratte dalla raccolta inedita Uterica

dalla sezione Gestativa, o del Primo Sognarti

Private rivelazioni

Inquadra a luce la parete.

Sghembe rapsodie t’affabulano il viso

sull’aggrottato stipite che t’incardina al risveglio

e flottando ti snoda al primo schiudiciglia.

Immobile, partecipe, elenchi ogni virtù

di custodi, sontuose vertigini: cristalli

su cui intessere

imprevisti presagi di gioia

 

siamo

sono composta di te,

frammento e sillaba.

e così le aeriali forme, così il vento

smatassato sulla fronte, così il cielo-pane,

il tuo nome sul mio,

e altro che nutre. complice mi sei, custode:

e taci: d’ogni te taci, costruendomi

un nuovo sangue, un nuovo volto,

la mia zazzera mai sfoltita, piedi larghi

per camminarti intorno

improvvisandoti cantilene, e nel sogno sognata

ti sogno, schiusa al tuo piccolo respiro.

 

MusoMadre

Ho tagliato i capelli, e ridotto

al minimo le misure

per mostrarmi ——– MusoMadre

al mondo

Pantaloni senza pieghe, un rossetto

che s’asciuga, scarpe

piane, spighe e latte la pelle

——–coltivata a sole basso

——–neutro sole che m’imbruma a macchie acerbe

——–anche lo specchio

Ho accorciato i capelli, e ridotto ecco mi vedi

ogni misura per portarmi per portarmi muso

al mondo.

 

dalla sezione Postpartum

In cruna al margine

In cruna al margine, al bordo acustico

di un’intenzione, la mèta larga di esser

specie nonostante questo corpo,

un finis terrae per compromessi

apolidi raccolti in un abbraccio

il mio, quando per un istante

quel solo primo istante

ti sembrerò sufficiente.

 

innestarmi vorrei nel tuo fiato

innestarmi vorrei nel tuo fiato,

di fiabe lago e silvestre arcano,

risveglio di lune in cima ad alba

partecipe del sole.

Mi guardi da ogni alto, da ogni

lato in cui mi son creduta estinta; dall’origine

dal limite del linguaggio – i gesti atempori dell’insegnare madre,

tu tempio ed ebrezza veglia-cuore, io

desinenza del tempo spiegata

cum corde a dirmi

verbo rotta e frutteto

intanto che

scacco matto al pien di luna già sceso

al sonno infondi

il tuo sortilegio.

 

D’archi e onde

nel buio il tuo profilo d’archi e onde convoca Soli.

dal buio sonoro sfiorarti con moto

dal buio elettrico proteso:

tu fiordo allacciato a un’aurora, io punta dilavata di scogliera.

 

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Seria, assorta e tesa è la cadenza di questa raccolta inedita di Alba Gnazi, animata da un duplice movimento che si moltiplica per ambiti e dimensioni – dentro e fuori, passato e presente, meditazione e proiezione – sì che la poesia ora zampilla, ora sguscia, ora fa una pausa del respiro, ora prende la rincorsa e salta, saluta, sale, a sciogliere versi, a sorridere memorie. (Anna Maria Curci)

Alba Gnazi è nata nel 1974 e risiede nella provincia di Roma, dove esercita la professione di insegnante. Nel 2015 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica: Luccicanze (Cicorivolta Edizioni).