Da una raccolta inedita tratta da Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, proponiamo alcune poesie per ricordare la ricorrenza della festa della Liberazione
Mario L.(incisore)
Non ci saranno altri giorni.
Emessa la dura sentenza,
mi rassegno a morire
e consegnare al prete
la confessione sincera
di avere del tutto spezzato
il filo di speranza e paura,
giorno e notte annodato
all’orecchio di un Dio
che non mi sente.
Luigi C.(alla famiglia)
Mi tiene in braccio l’ombra
dei giorni rinchiusi, solo questo
ho da dirvi. Non ho paura
del fuoco dei fucili. Il tempo è breve,
eterno l’epitaffio che vi lascio
in memoria di me: resistere
è un dovere non da poco.
Paola G.(pettinatrice)
Questo devi sapere:
non ho avuto un processo,
giusto o ingiusto che fosse,
e i tuoi piccoli anni orfani
come un dolore attorcigliato sfiancano
poche parole raccolte per te
in questo giorno finale.
Non ti vedrò crescere,
altri a te penseranno: perdona
la brutale sparizione,
l’assenza non voluta, questo male.
Arturo G.(impiegato)
Qui mi distrugge l’ozio,
il cibo scarso, scodella di minestra
senza sale, una pagnotta nera
meno che le divise dei finti partigiani
infiltrati nel gruppo.
Qui mi consuma più di tutto attendere.
Ultime volontà nel breve testamento:
alle tue cure affido nostra figlia,
in mezzo ai documenti troverai
milletrecento lire, per le necessità.
Nota dell’Autrice
Un libro, Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943- 25 aprile 1945), letto a vent’anni e ritrovato tra altri volumi della mia biblioteca nell’ottobre 2013 mi ha spinto a rileggere gli atti eroici e le ultime volontà lasciate dai martiri della Resistenza ai propri cari. Oltre un centinaio di lettere nelle quali gli abbracci e i saluti per gli amici e i parenti, i genitori (le madri, soprattutto) si intrecciano alla biografia, ai percorsi della clandestinità e alla lotta partigiana per liberare l’Italia dai nazi-fascisti. Alcune di queste lettere sono state fonte di riscrittura in versi, il cui significato testamentario e testimoniale, ho mantenuto.
Maria Gabriella Canfarelli (Catania, 1954) ha pubblicato le raccolte di poesia Domicilio (1999); Cattiva educazione (2002); Zona di ascolto (2005, pubblicazione-premio di poesia “Renato Giorgi”), L’erborista (2010) e altre poesie sul web e sulle riviste di letteratura Via Lattea, pagine, Atelier, Le voci della Luna, Anthos, poetidelparco, nelle antologie: Ditelo con i fiori- poeti e poesie nei giardini dell’anima, a cura di V. Guarracino (2004); La battana n. 184 (Femminino profondo alle pendici dell’Etna, a cura di L. Marchig); Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea (Quaderno n.4: Sicilia, a cura di G. Condorelli, Raffaelli, 2013); Ambrosia (La Vita Felice, Milano, 2015); l’ultimo volume di versi è Dichiarazione giurata dell’attrice (Edizioni Novecento, 2015- prefazione di P. Mattei; a cura di R. Pennisi). Nel 2014 ha scritto in dialetto siciliano Provi di lingua matri, raccolta finalista al Premio Città di Ischitella-Pietro Giannone (2015). Dal 2006 al 2009, per la rivista di poesia internazionale pagine diretta da Vincenzo Anania ha curato una rassegna sulla poesia siciliana contemporanea. Scrive racconti e testi per il teatro..
Pubblicato il 20 aprile 2016