Una voce appartata e uno stile inconfondibile, incredibilmente ricco di folgoranti immagini, non usurate metafore attraverso le quali la disciplina dello scrivere rivela la propria inesauribilità. Con Prove d’impaginazione (Nuova Editrice Magenta, 2015) Angelo Maugeri stende la mappa della memoria (ricordarsi della memoria/il primo passo ne chiama molti altri) e prova a mettere ordine alle pagine fitte di voci che dalla vita riaffiorano, istanti e anni, corpo e scrittura “nella lingua dei rischi / dall’A alla Zeta”. Atmosfera lunare quasi alla soglia del sonno da cui riemergono “gesti della scrittura/il filo l’interruzione la ripresa il discorso”, “la profonda fatica di diventare”. Echeggia nello spazio psichico la parola sorgiva: “qualcosa di rumoroso sotto la lingua/come di sassi sfregati”, ovvero una “storia segreta di biglie di vetro/piccole stelle soffiate da starci in una mano”.
Più vicina e pressante d’un tempo la realtà è una sfera, forma in sé conclusa; la biglia-metafora del moto a luogo “può sussultare (…)/ può arrestarsi/altrove/a un capogiro,/a un soliloquio muto/in compagnia di chi si avvicina/di un passo a ogni istante/ed è un’ospite fissa”; lungo il percorso di un viaggio solitario e incerto si avverte imperativa la necessità di catalogare le pagine del libro esistenziale, dare ordine e senso, ricomporre flussi linguistici e flussi di coscienza, sostare da una età all’altra per mettere a fuoco quei mutamenti tanto impercettibili quanto certi che della duale, perigliosa avventura (fisica e immateriale, del corpo e della mente) segnala il tratto accidentato. Da una pacata colloquialità, il dettato poetico talvolta sconfina in un pathos che riguarda il mondo, i suoi paesaggi, l’acqua e la terra dell’infanzia, gli oggetti, gli scomparsi “lungo la rotta, il sapere della mente assorta/nel perdere o prendere/ tempo sapendomi/ancora vivo”. Il ricordo, i ricordi da impaginare sono tenuti insieme da “Il filo del discorso”- sezione che apre il libro- in cui puntini di sospensione in alto e a piè di pagina delle cinque poesie ivi contenute (l’esposizione dei fatti è coerente, recita un verso) rappresenta la voce, il fiato necessario per dire, anche, dei movimenti successivi delle dita/lo spostamento in apertura e chiusura/(…)/ un gioco antico l’avventura del racconto/nella superficie con qualche lato da ricostruire/innumerevoli dinastie di bachi filatori”.
La poesia di Angelo Maugeri, ricca di germinazioni e rimandi, echi necessari, di arrivi e partenze, apparizioni e sparizioni, è l’altro luogo attraversato in più di quarant’anni di scrittura; poesia in forma di difesa e resistenza alla desolata “agonia delle parole inserite/nei programmi di consumo”, rimedio alla sterilità del linguaggio di massa, dei modi di dire e dei luoghi comuni “come accade/quando si dice per nulla,/quando la terra augurale/si nebulizza in un capodanno lunare”.
Angelo Maugeri, siciliano di Motta Camastra (1942), vive in provincia di Como. Ha pubblicato le opere di poesia Mappa migratoria (Geiger, 1974); Verbale di s/comparsa (Geiger, 1976); I sensi meravigliosi (Quaderni della Fenice n.4, Guanda,1979); Passaggio dei giardini di ponente (Società di Poesia/Lunario Nuovo, 1983); Kursaal (Guanda, 1989); Piccoli viaggi (Laghi di Plitvice, 1990); La stanza e la partita (Nuova Editrice Magenta, 2000); Nostos (Alla chiara fonte, 2004); Varianti variabili (Consorzio Artigiano L.V.G. 2012).
di Maria Gabriella Canfarell
Pubblicato il 20 febbraio 2016