Poesie per un anno – 600 – Ferruccio Benzoni

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Ho già ricordato pù volte, in questa mia quotidiana rassegna, Ferruccio Benzoni (18 febbraio 1949 – 16 giugno 1997), uno dei poeti più notevoli della sua (e mia) generazione, portato via da una grave malattia a soli quarantotto anni. Non starò quindi a ripeterne le essenziali notizie biobibliografiche.

Ne parlo ancora una volta oggi per dare notizia della recentissima uscita di un libretto stampato in soli trecento esemplari numerati (ma acquistabile anche online) che è l’ultima raccolta del poeta, ritrovata tra le carte dell’Archivio che porta il suo nome: «Caffè degli addii. Poesie», La setta dei poeti estinti, Roma 2026.

Si tratta di un corpus di quarantotto poesie, scritte fra il 1987 e il 1990, non confluite in «Numi di un lessico figliale» (Marsilio, 1995) e dunque rimaste inedite in volume (solo alcune aveva già visto la luce in rivista). Il prezioso mannello va dunque a integrare il complessivo volume «Con la mia sete intatta. Tutte le poesie» stampato nel 2020, a cura di Dario Bertini, da Marcos y Marcos, confermando la grande statura di un poeta che qui realizza, come lui stesso lo definisce in un verso, un “libretto di epitaffi”, o, come scrive Massimo Raffaeli nella prefazione, «un diario catalizzatore degli affetti […]. I vivi e, non meno necessari, i morti vi si susseguono e si alternano», compenetrandosi infine «in un’unica fisionomia: il che vuol dire che le parti vitali e le corrispettive parti atrofizzate sono compresenti nella stessa persona che pronuncia la parola ‘io’ cogliendone ogni volta la realtà dimezzata».

Un libro, dunque, di presenze e assenze, assenze che diventano presenze e presenze che si teme possano trasformarsi in assenze, magari in un attimo solo: “Sei apparsa come un addio”.