Poesie per un anno – 574 – Arnaldo Ederle

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Arnaldo Ederle (12 settembre 1936 – 3 maggio 2019), nato e vissuto a Verona, insegnante d’inglese, traduttore di poeti inglesi e spagnoli, ha pubblicato un libro di racconti («Il caso Tramonto», Campanotto, 1995), un romanzo («Sandwich», Bonaccorso, 2010), un volume di scritti critici («La luce dei cristalli», ivi, 2008) e numerose raccolte di versi: «Le pietre pelose ben osservate» (Ferrari, 1965), «Vocativi e querele» (Il Trifoglio, 1981), «Partitura» (Guanda, 1981), «Intermittenze» (Caffarena, 1981), «Il fiore d’Ofelia» (Società di poesia / Bertani Editore, 1984), «La chiesa di Santa Anastasia» (Office Automation, 1992), «Paradiso» (Campanotto, 1994), «Cognizioni affettive» (Empirìa, 2001), «Arcipelaghi» (Grafiche Fioroni, 2002), «Sostanze» (Bonaccorso, 2004), «Varianti di una guarigione» (Empirìa, 2005), «Stravagante è il tempo» (ivi, 2009), «Negrura» (Piateda, 2012), «Poemetti per Negrura» (ivi, 2013), «Burlesque» (LietoColle, 2014), «Il deserto di Usèg» (Piateda, 2014), «Le magnifiche donne di Glencourt» (ivi, 2014), «Poemetti e racconti in versi» (LietoColle, 2016), «I giganti e gli uomini» (ivi, 2017).

Franco Casati ha scritto che «la sua poesia rimarrà nella storia della nostra letteratura per quella vitalità gioiosa che sempre l’ha contraddistinta, specchio del temperamento del suo autore, che dal Dolce Stil Novo e dai giullari provenzali ereditò una propensione al canto che veniva valorizzato dalla passione per la musica, compagna di tutta la sua vita. […] Come suo padre ebanista, intagliatore del legno, anche Arnaldo Ederle sapeva incidere sulla parola, nella cornice di strutture poetiche sapientemente orchestrate sulle più antiche forme della tradizione letteraria».