Poesie per un anno – 445 – Adriano Spatola

di Francesco Paolo Memmo

 

L’intera produzione poetica di Adriano Spatola (4 maggio 1941 – 23 novembre 1988), disseminata in una miriade di pubblicazioni prima di difficile reperibilità, dal 2020 è riunita in un corposo volume di oltre 500 pagine semplicemente intitolato «Opera», curato da Giovanni Fontana per [dia•foria e corredato da un’appendice fotografica e da un CD audio. Perché Spatola fu poeta davvero totale: lineare, visivo, sonoro, performativo, concreto, intermediale, ma sempre poeta che crede nella poesia come organismo autosufficiente. Quando scrive nell’ultimo verso del «Notturno in versi sulla poesia» (in «La piegatura del foglio», 1983): «Ah ma la poesia non ha bisogno di niente» vuole appunto dire che la poesia non ha bisogno di nient’altro che di sé stessa, e cioè che tutto si esaurisce in essa e nel linguaggio che il poeta costruisce: «Scrivere significa costruire il linguaggio, non spiegarlo», è la frase di Max Bense che Spatola pone in epigrafe alla seconda edizione di «Zeroglifico» (Geiger, 1975).

La poesia che oggi propongo è tratta dalla prima, precoce raccolta di Spatola («Le pietre e gli dei», Tamari Editori, Bologna 1961) pubblicata in sole 400 copie numerate e poi quasi tenuta nascosta. Scrive il fratello Maurizio: «Da ammiratore di alcune di quelle poesie affrontai con lui qualche volta l’argomento, nel corso degli anni in cui condividemmo l’avventura editoriale di Geiger e “Tam Tam”, per tentare di capire le ragioni di un atteggiamento che non si risolveva in un vero e proprio rifiuto (o addirittura disconoscimento) di quei versi, ma in una sorta di ritrosia a parlarne come di un’esperienza giovanile lontana e discosta dalla via intrapresa in seguito». E, certo, qui siamo lontani dai futuri esiti di Spatola, ci muoviamo ancora in una zona che possiamo definire post-ermetica, ma sono poesie che hanno comunque una loro forza, una loro dignità, se è vero che non passarono inosservate a un fine intenditore quale era Luciano Anceschi, che fu poi per Spatola guida e Maestro.