Poesie per un anno 443 – Franco Matacotta

di Francesco Paolo Memmo

 

Per un ritratto, anche soltanto abbozzato, di Franco Matacotta (11 ottobre 1916 – 1º maggio 1978), grande e misconosciuto poeta, rimando al mio post del 30 aprile 2024, il primo che gli ho dedicato. «Gli orti marchigiani» (1959), insieme ai «Versi copernicani» di due anni prima, rappresentano uno dei punti più alti della sua poesia. C’è, in ogni pagina di questo libro, un dolore cupo, ma c’è anche, nei modi tipici del poeta marchigiano, in ogni pagina, l’esorcizzazione di quel dolore attraverso il continuo ricorso alla ragione, direi alle ragioni della ragione che per lui coincidono con quelle del cuore («ché la ragione pura / nasce dal cuore, il resto è confusione e abbaglio», dice ne «La peste di Milano», 1975): non per negarlo, quel dolore, ma per superarlo in una proiezione di futuro, in una prospettiva che tiene conto delle proprie origini e della propria storia, delle cose imparate e capite una volta per tutte, per ripartire ogni volta da lì. Dal buio alla luce, dalla testimonianza del dolore alla possibilità del riscatto: che non è un’utopia ma un concreto atout da giocare per far morire la morte.