Ivano Ferrari (1948 – 28 aprile 2022), mantovano, ha pubblicato, in poesia: «A forma d’errore» (Forum/Quinta Generazione, 1986), «La franca sostanza del degrado» (Einaudi, 1999), «Macello» (ivi, 2004), «Rosso epistassi» (Effigie, 2008) «La morte moglie» (Einaudi, 2013). Nel 2026 l’editore Crocetti ha dato alle stampe, per le cure di Antonio Moresco, la postuma raccolta di inediti, in versi e in prosa, «Transitori e risorti».
Dalla sua esperienza di operaio al mattatoio comunale di Mantova nasce la raccolta da cui traggo i tre brevi testi che qui oggi propongo: frammenti di un poema che andrebbe letto nella sua interezza per avvertirne tutta l’eccezionalità nel panorama della poesia italiana di questi anni: «Nello spazio chiuso di un mattatoio, “la grande sala dove si esibisce la morte”, Ivano Ferrari mette in scena uno spietato e cruento interregno uomo-animale determinato da una schiacciante sopraffazione. Un “Macello” che rimanda ad altri macelli che continuano ad attraversare la nostra vita di specie e che è campo di battaglia, lager, laboratorio, chiesa, teatro e dove i macellatori sono carnefici, tecnici, sacerdoti, registi.
«In questa raccolta poetica intensa e perentoria, piena di accensioni, implorazioni, crudeltà, straziante sarcasmo e personaggi animali e umani difficili da dimenticare, ogni verso ha un suo ictus determinato da una provocazione lessicale, tonale e psichica che diventa immediatamente lacerazione visiva. La materia, la carne – come la poesia – vengono messe in totale sofferenza e la vita è registrata nel suo punto limite e anche oltre, nelle sue ulteriori degradazioni istologiche eppure non ancora al termine del suo percorso di profanazione e violenza» (la nota in quarta di copertina, non firmata, è di Antonio Moresco).
