Poesie per un anno 439 – Maria Grazia Lenisa

di Francesco Paolo Memmo

 

Maria Grazia Lenisa (13 Febbraio 1937 – 28 Aprile 2009) è nata a Udine ma ha trascorso gran parte della sua vita a Terni. Collaboratrice della rivista «Realismo lirico», diretta da Aldo Capasso, ha pubblicato il primo libro di versi («Il tempo muore con noi», Editrice Liguria) nel 1955. Ne sono seguiti numerosissimi altri: tanti che sarebbe qui impossibile elencarli tutti. Mi limiterò dunque a segnalare i due importanti volumi riassuntivi: «Verso Bisanzio» (Bastogi, 1997), che raccoglie poesie scritte dal 1952 al 1996; e, postumo, «Il canzoniere unico (Antologia dal 1998 al 2008)» (ivi, 2016).
«Erotica» (Forum/Quinta Generazione, 1979), la raccolta da cui traggo la poesia che oggi propongo, rappresenta, insieme alla di poco precedente «Terra violata e pura» (Todariana, 1975) un punto di svolta importante nella produzione di Maria Grazia Lenisa, che qui comincia a mettere in primo piano la condizione femminile nella società attuale, l’eros spesso negato della donna, il rapporto tra corpo e sacro.
«Erotica» è stata ripubblicata da LietoColle nel 2016: «Scelgo di riportare alla luce “Erotica” – scrive la curatrice Anna Maria Farabbi – per la sua energia eruttiva, centrifuga. Il verso igneo esplode con libertà fiera, rovesciando canoni culturali, purtroppo ancora tenacemente vivi, affermando, senza ostentazione, parità e autonomia. Lenisa canta l’identità femminile con apertura che rompe confini, in uno stile che sintetizza limpidità classica, essenzialità necessaria, nudità da retoriche e da cadute di privato o letterario sentimentalismo. L’autrice espone l’io politicamente, cominciando dalla propria individualità fino alla foce del momento collettivo, attraversando l’occhiello anarchico».