Cento libri per attraversare un secolo. “Cento per cento” di Giovanni Tesio

Nota di lettura di Maria Gabriella Canfarelli

 

Qual è il libro che porteresti con te in un’isola deserta? A leggere il preziosissimo ultimo saggio di Giovanni Tesio, Cento per cento -Cento titoli per cento anni di letteratura (Lindau 2026), diremmo: perché uno soltanto? Chi da sempre è aduso a praticare la lettura su carta, il libro, i libri che ci hanno accompagnato e accompagnano i nostri giorni, non può che felicemente riconoscersi nella scelta di opere costitutive la storia della letteratura del secolo scorso sino a oggi, un percorso temporale e storico e sociale eternato dalla parola scritta, un libro sui libri, un insieme di saggi critici dedicati A chi legge e soprattutto a chi rilegge ma anche a chi non legge, non disperando che venga per tutti il tempo della lettura. Dei letterati e delle loro opere Giovanni Tesio argomenta ampiamente con la chiarezza espositiva che lo contraddistingue, libro godibilissimo, dunque, un salto indietro nel tempo e nella vita di chi ha conosciuto la guerra, le guerre del cosiddetto secolo breve, conosciuto e patito il nazifascismo, partecipato alla Resistenza, subìto la persecuzione e il confino, coltivato nel periodo post-bellico intense relazioni con intellettuali coevi. Secolo breve ma complesso, il Novecento, la cui storia ci appartiene in tutto e per tutto, per non dimenticare e anche per rinnovare l’acquisizione di consapevolezza; certo i libri amati necessari compagni del nostro viaggio esistenziale vanno considerati strumenti di conoscenza oltre che fonte di piacere per lo spirito; certo il viaggio tra le lettere è esperienza viva, diretta, che lascia il segno, ché libri sono e continuano ad essere testimonianza che coinvolge anche i nostri sensi, la vista, l’odorato, il tatto, l’udito a ogni giro di pagina. 

E questo nuovo lavoro di Giovanni Tesio non è mera elencazione di titoli e relativi autori, bensì frutto d’una scelta appassionata di scritture autoriali da condividere con l’anima e con la mente; posto che non è possibile in questa nota menzionare tutti gli scrittori ci limiteremo a evidenziarne alcuni seguendo il criterio cronologico indicato da Tesio, ovvero la data di pubblicazione delle opere: è del 1898 Senilità, di Italo Svevo e, qualche pagina dopo, La coscienza di Zeno (1923) scrittura di natura introspettiva, colma d’una spietata lucidità sul tema della condizione umana; di Luigi Pirandello Il fu Mattia Pascal (1904), storia di due identità, la fittizia sostitutiva quella reale a seguito del presunto suicidio del protagonista e Uno, nessuno, centomila (1926) sulla frantumazione dell’io; dell’antesignana femminista Sibilla Aleramo, Una donna (1906) combattente il patriarcato con la disubbidienza ai doveri imposti, la rinuncia al ruolo materno in nome della libera autodeterminazione. Nel 1929 Alberto Moravia pubblica Gli indifferenti, ovvero l’uomo borghese osservato da vicino (l’autore esso stesso appartenente a tale ceto) senza pietà, con il distacco di chi non si fa coinvolgere nelle situazioni che narra. L’orribile vissuta in prima persona esperienza della prima guerra da Emilio Lussu viene descritta nel suo Un anno sull’Altipiano (1938):la ricchezza di questo libro – scrive Tesio – sta piantata nella storia del ’900 rimemorante come un passaggio ineludibile, uno dei più alti lasciti che uomini come Lussu (…) consegnano tanto al tempo loro quanto al tempo indifferibilmente nostro. 

Alcune pagine dopo incontriamo Elio Vittorini e la Conversazione in Sicilia (1941), storia di un ritorno alla madre e storia di occasionali incontri cioè viaggio di conoscenza del dolore, del sacrificio e della miseria atavica della Sicilia popolana. Partecipa alla Resistenza Vasco Pratolini che ne Il Quartiere (1944) scrive dell’appartenenza – a un luogo, all’umanità che lo abita, al gruppo di amici e amiche cui è legato, pur tra incomprensioni e differenze di credo politico. Della personale esperienza di confino in Lucania -nel mondo dei poveri cristi, della miseria e della fatica, dell’analfabetismo – reca testimonianza di scrittura Carlo Levi (Cristo si è fermato a Eboli, 1945); del secondo dopoguerra è L’età breve (1946) di Corrado Alvaro, storia non solo di un universo chiuso – quello del paese – (…) ma di un universo ancora più chiuso che è rappresentato dal collegio-seminario dove andrà a studiare il protagonista del romanzo per soddisfare del padre il desiderio di riscatto sociale. Di Ennio Flaiano, attivissimo intellettuale, recensore, sceneggiatore, drammaturgo, umorista, epigrammista, aforista, l’unico romanzo: Tempo di uccidere (1947) ambientato in Africa, libro di denuncia del colonialismo fascista. Ne La luna e i falò (1950) Cesare Pavese affronta il tema dell’emigrazione oltreoceano, della nostalgia che induce a ritornare, dell’alienazione di un ulisside senza più patria che si costringe a ripartire. Ancora la fame, la povertà, lo sfruttamento, la contrapposizione tra notabili e mondo contadino nella scrittura di Francesco Jovine Le terre del Sacramento (1950), ambientato in Molise, libro che è punto d’arrivo di una meditazione intellettuale e sociale sulle lotte contadine nel Meridione. Le periferie d’Italia, dunque, si assomigliano per la vissuta emarginazione cui si accompagna il desiderio di riscatto, come del resto accade ai Ragazzi di vita (1955), borgatari romani senza infanzia e senza futuro di cui Pier Paolo Pasolini scrive, giovani esistenze che lottano per non soccombere, per sopravvivere, tragicamente destinati a una morte acerba.

Nel 1958 viene dato alle stampe un libro che ci ricorda un cambiamento epocale, il passaggio dalla dinastia borbonica al Regno d’Italia. Con Il Gattopardo (stemma d’una nobile famiglia siciliana) Giuseppe Tomasi di Lampedusa offre ai lettori la sua più significativa opera, l’affresco corale di un mondo in procinto di sparire per lasciare il posto all’avanzare della borghesia. L’ambito sociopolitico, la condizione umana che ogni buon libro racconta, entra a far parte della vita di chi legge, induce a riflettere sul passato e serve a capire il presente, stimola la curiosità e rende più vicini i fatti, le emozioni tutte. Altro splendido esempio è dato da Carlo Emilio Gadda con La cognizione del dolore, edito nel 1963; nello stesso anno registriamo la presenza de La tregua, di Primo Levi , testimonianza di un partigiano fatto prigioniero dai tedeschi e da questi deportato ad Auschwitz; e ancora: la pubblicazione de Il consiglio d’Egitto di Leonardo Sciascia, intellettuale finissimo che in questo e altri suoi scritti stigmatizza l’impostura, la falsificazione della storia perpetrati dal Potere a scopo autoconservativo di privilegi e impunità. Siamo agli anni Settanta, al Ritratto in piedi (1971) di Gianna Manzini; a Caro Michele (1973) di Natalia Ginzburg; a Horcynus orca (1975) di Stefano D’Arrigo; a Il sorriso dell’ignoto marinaio (1976) di Vincenzo Consolo; a Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979) di Italo Calvino. Nel 1980 Umberto Eco pubblica Il nome della rosa, storia di delitti ambientata in un luogo di preghiera e lavoro, un’abbazia benedettina, in un tempo ben preciso, il Medioevo. Un romanzo in cui intrighi e reticenze dei monaci si accompagnano a dispute filosofiche e teologiche. Voce narrante è il novizio Adso, giunto all’abbazia insieme al suo maestro, il francescano Guglielmo da Baskerville, seguace di Ruggero Bacone e amico di Guglielmo da Occam. La produzione narrativa di Anna Banti si conclude con la scrittura autobiografica dal titolo Un grido lacerante (1981), profonda disamina degli interessi della scrittrice, personalità tanto mobile e inquieta quanto aliena da ogni cedimento sentimentalistico. Gesualdo Bufalino e il suo romanzo di esordio in età matura Dicerìa dell’untore (1981) a carattere autobiografico, l’esperienza in sanatorio, luogo di reclusione forzata; ma vigile la mente, attivo il pensiero, incessanti le domande esistenziali- come del resto in tutti i suoi scritti, elzeviri, saggi, poesie, – interrogativi insoluti sul dolore, la morte, in altre parole sulla condizione penitenziale dell’essere umano. Altre opere: di Daniele Del Giudice (Atlante occidentale, 1985); di Rosetta Loy (Le strade di polvere, 1987); di Ferdinando Camon (Romanzi della pianura, 1988); di Andrea De Carlo (Due di due, 1989), di Dacia Maraini il romanzo ambientato tra Palermo e Bagheria, La lunga vita di Marianna Ucrìa (1990), vita ad altre incrociata in percorsi significativi, cambi e scontri o incontri di mentalità. Ancora Bufalino e il suo Qui pro quo (1991) ovvero della presunzione che possa esistere una verità accertabile. Segue Domenico Rea con Ninfa plebea 1992); Antonio Tabucchi con Sostiene Pereira (1994), colto e pacato vedovo che parla con la foto della moglie, le racconta ciò che gli succede, ciò che accade a Lisbona sotto il regime di Salazar. Nell’ultimo lustro del secolo breve, autori quali Mariateresa Di Lascia (Passaggio in ombra, 1995); Susanna Tamaro (Anima mundi, 1997); Mario Rigoni Stern (Inverni lontani, 1999); entriamo nel nuovo millennio con Giuseppe Pontiggia (Nati due volte, 2000) e Laudomia Bonanni (La rappresaglia, 2003).

Nelle pagine introduttive al volume, Giovanni Tesio precisa le ragioni e i criteri che hanno determinato la scelta (non indolore) che ha comportato non pochi sacrifici di titoli e autori. Questo suo impegno di scrivere un libro sui libri realizza in pieno il volere offrire un sobrio quadro di informazioni e di indicazioni biografiche e bibliografiche, che aiutino a inquadrare un tempo, un autore, un valore.

 

Nota biobibliografica 

Giovanni Tesio (Piossasco, 1946), già ordinario di Letteratura italiana è scrittore in versi e in prosa, critico letterario, saggista, studioso di poesia nel suo sviluppo storico e teorico, si è occupato di autori attivi tra Otto e Novecento (Carlo Porta, Augusto Monti, Giuseppe Gioacchino Belli, Piero Chiara, Pier Paolo Pasolini) e di letteratura regionale, in particolare quella piemontese. La sua ricerca ha riguardato anche altri scrittori, tra cui Primo Levi al quale ha dedicato le pubblicazioni: Io che vi parlo (2016), e Primo Levi. Ancora qualcosa da dire (2018) entrambe con la Casa Editrice Interlinea. Con le stesse edizioni ha dato alle stampe un pamphlet in difesa della lettura, della letteratura e della poesia, I più amati. Perché leggerli? Come leggerli?,  e Parole essenziali. Giornalista pubblicista, collabora a “Torinosette” inserto de “La Stampa”. Per la poesia ha prodotto Vita da cant e da cantè, canzoniere in piemontese composto da sonetti (Torino, Centro Studi Piemontesi 2017); inoltre, Piture parolà, arte in poesia (2018) e Nosgnor (2020). Presso l’Editrice Lindau ha pubblicato il suo primo libro di narrativa, Gli zoccoli nell’erba pesante, e con la stessa Editrice La poesia in gioco ( 2023) e Nel bosco dei libri nel 2024. Dello stesso anno è il Diario di un camminante sulla strada per Santiago (Torino, Lindau).