Raffaele Crovi (18 aprile 1934 – 30 agosto 2007), emiliano trapiantato a Milano, ha lavorato nell’editoria ricoprendo prestigiosi incarichi presso alcune fra le più importanti case editrici italiane (Einaudi, Mondadori, Rusconi) e fondandone nel 1994 una, Camunia, poi integrata nel Gruppo Editoriale Gunti. Come assistente di Elio Vittorini, è stato redattore, in Einaudi, della collana “I gettoni” e della rivista “Il menabò”. Pure importante è stato il suo lavoro nel giornalismo, come critico letterario, e in televisione come responsabile, dal 1967 al 1977, dei programmi culturali della Rai per la sede di Milano.
Autore di numerosi libri di narrativa, da «Carnevale a Milano» (1959) a «Cameo» (2006), per citare solo i due titoli cronologicamente estremi, ha pubblicato in poesia (senza contare una prima raccolta poi rifiutata: «Serenità di lacrime», Gastaldi, 1951): «La casa dell’infanzia» (Schwarz, 1956), «L’inverno» (Sciascia, 1959), «Fariseo e pubblicano» (Mondadori, 1968), «Elogio del disertore» (ivi, 1973), «L’utopia del Natale (1974-1979)» (Rusconi, 1982), «Pianeta Terra» (Marsilio, 1999), «La vita sopravvissuta» (Einaudi, 2007).
Da quest’ultima raccolta traggo la poesia che qui oggi pubblico.
L’anonimo estensore della quarta di copertina scrive che essa «ricostruisce un itinerario psicologico ed etico personale, ma anche un itinerario emblematico dei percorsi della vita sociale. Le poesie di Raffaele Crovi sono meditazioni esistenziali che utilizzano le epifanie della memoria e insieme meditazioni culturali con proiezioni di utopia», elencando poi quelli che effettivamente sono i temi peculiari del libro: Il paese Italia, gli amori, le immagini familiari, la confidenza con la vita, la malattia, le interrogazioni sul presente e le inquietudini relative al futuro».
