Poesie per un anno – 426 – Giorgio Bassani

di Francesco Paolo Memmo

 

Giorgio Bassani (4 marzo 1916 – 13 aprile 2000) esordì come poeta con «Storie dei poveri amanti e altri versi» (1945) e come poeta concluse la sua carriera di scrittore («Epitaffio», 1974; «In gran segreto», 1978; «In rima e senza», 1982). Tutta l’opera in versi è ora raccolta in «Poesie complete», a cura di Anna Dolfi, Feltrinelli, 2021. In mezzo ci sono i racconti e i romanzi che lo hanno reso famoso, a partire da «Il giardino dei Finzi-Contini» (1962), quasi tutti poi riuniti in «Il romanzo di Ferrara» (1974).

Ma è come poeta che qui voglio ricordarlo, un poeta che conosce i toni dell’ironia, del sarcasmo, anche dell’invettiva, ma sa pure ripiegarsi in una dimensione più intima e dolente, con un linguaggio sempre asciutto, sempre lontano da ogni tentazione retorica.

Nelle poesie soprattutto degli anni Settanta, a contare è soprattutto – sottolinea Anna Dolfi – «il ritmo interno, la scansione che però […] tiene conto, alla maniera di Williams, del ‘breath stop’, della cadenza del respiro, e del peso, della lunghezza delle vocali, delle consonanti, creando una strana prosodia basata sulla sospensione, su una scansione versale che si appoggia su un parlato capace di squilibri di lunghezza, di pause, di sottolineature. In sostanza di un parlato interno che corrisponde alla voce del poeta, non a caso insuperabile interprete dei suoi versi».