Poesie per un anno 424 – Corrado Pavolini

di Francesco Paolo Memmo

 

Ne ha fatte di cose, Corrado Pavolini (8 gennaio 1898 – 10 aprile 1980), nella sua vita: è stato drammaturgo, regista teatrale (anche di teatro d’opera) e radiofonico, sceneggiatore cinematografico, librettista, saggista, traduttore, critico letterario. E poeta, ovviamente, con all’attivo, dopo l’esordiale «Poesie» (Accademia dell’Enciclopedia, Firenze 1923), le seguenti raccolte: «Odor di terra» (Ribet, Torino 1928), «Patria d’acque» (Vallecchi, Firenze 1933), «Dediche» (Edizioni della Cometa, Roma 1941), «Natura morta» (Mondadori, Milano 1952), «Diario di un anno» (Rebellato, Cittadella Veneta 1961), «Ultime estreme» (1978).
Lo stile di Pavolini risente dell’influsso rondista, con modelli che vanno da Leopardi a Cardarelli: una sorta di neoclassicismo esercitato su temi di carattere quotidiano, con una lingua raffinata ma mai sopra le righe. Oggi completamente dimenticato, fu inserito da Luciano Anceschi nelle sue antologie dei «Lirici nuovi» (1943 e 1964) e, in collaborazione con Sergio Antonielli, della «Lirica del Novecento» (1953): e Anceschi non era un critico di bocca buona.