Liliana Ugolini (4 aprile 1934 – Firenze, 14 luglio 2021) è stata una delle più attive protagoniste della cultura fiorentina negli ultimi due decenni del Novecnto e nei primi del Duemila. Per sedici anni ha curato, all’interno dell’Associazione Pianeta Poesia, cicli di seminari, incontri e manifestazioni dedicate alla poesia performatva e multimediale. Lei stessa ha fatto parte di gruppi performativi, realizzando anche il teatro da camera di poesia e opere in versi e musica. Undici sue drammaturgie sono pubblicate in «Tuttoteatro» (Joker 2008). In totale, sono editi a suo nome diciannove libri di poesia, cinque in prosa e quattro di teatro.
Mi limito a segnalare, per quanto riguarda la poesia, solo alcuni fra i titoli più significativi, partendo dalla raccolta d’esordio che è (a non tener conto di una plaquette pubblicata in proprio nel 1980) «La baldanza scolorata» (Gazebo, 1993): «Flores» (ivi, 1994), «Bestiario» (ivi, 1995), «Fiapoebesie/vagazioni» (ivi, 1996), «Il corpo – Gli elementi» (Masso delle Fate, 1996), «L’ultima madre e gli aquiloni» (Polistampa, 1998), «Marionetteemiti» (Esuvia, 1999), «Pellegrinaggio con eco» (Gazebo, 2001), «Spettacolo e Palcoscenico» (Campanotto, 2003), «Ironia dell’ombra. Autoantologia 1980-2011» (Biblioteca di Rebstein, 2011), «Appunti sul taccuino del tempo. I dolmen» (Fermenti, 2016). Con la partecipazione di Vincenzo Lauria sono le ultime due opere: «Oltre Infinito» (La Vita Felice, 2021) e la postuma «Donne senza tempo» (ivi, 2023).
Traggo la poesia che qui oggi propongo da «Spettacolo e Palcoscenico» (2003): versi destinati al teatro che compongono un complesso mosaico di voci, per ricordare, come scrive Carlo Marcello Conti concludendo la sua presentazione, «la grande via diritta […] che solo certe parole sanno imboccare». Quelle parole diventeranno poi nella rappresentazione teatrale «specchio della scrittura togliendo al libro “il fermo pagina”» (e ora è l’autrice che parla). «Da qui il segno diviene vero sé attraverso luci, spazi, suoni, movimento. La parte cartacea è solo l’inizio del dire».
