È sulla natura, in tutte le sue forme sempre cangianti, che si appunta lo sguardo di Pier Luigi Bacchini (29 marzo 1927 – 5 gennaio 2014), un poeta che ha percorso mezzo secolo di letteratura con libri nei quali, con tono quasi lucreziano nelle sue aperture cosmiche, alla pacata contemplazione delle cose e dei fenomeni si affianca l’interrogazione sui misteri che la natura cela, sulla vita e sulla morte di tutti coloro che in quella natura abitano: piante, animali, uomini.
Quella di Bacchini è, per citare Luigi Fontanella, «in definitiva, una poesia che, priva di qualsiasi autoindulgente estetismo, è fra le più inquiete e pure del nostro tempo […], con la gioiosa e tragica consapevolezza, da parte del poeta, della fatale, struggente transitorietà di questo suo (e nostro) meraviglioso Giardino Terrestre, del quale egli è stato chiamato, per irresistibile vocazione, a dare testimonianza con la sua parola trasparente e germinale».
Questi i titoli: «Dal silenzio d’un nulla» (Schwarz, 1954), «Canti familiari» (De Luca, 1968), «Distanze fioriture» (La Pilotta, 1981), «Visi e foglie» (Garzanti, 1993), «Scritture vegetali» (Mondadori, 1999), «Cerchi d’acqua. Haiku» (Garzanti, 2003), «Contemplazioni meccaniche e pneumatiche» (Mondadori, 2005), «Canti territoriali» (ivi, 2009). Tutti sono ora compresi nel volume delle «Poesie 1954-2013», a cura di Alberto Bertoni, Mondadori, 2013.
