Poesie per un anno 404 – Giuseppe Bonaviri

di Francesco Paolo Memmo

 

Giuseppe Bonaviri (11 luglio 1924 – 21 marzo 2009) è stato un narratore fortemente radicato nella sua terra d’origine (Mineo, in provincia di Catania), nei suoi miti e riti, nella sua natura arcaica (a partire dal memorabile romanzo d’esordio, «Il sarto della stradalunga», Einaudi, 1954), e poi sempre più attento a scandagliare i misteri dell’esistenza, con lo sguardo rivolto verso l’infinito cosmo di cui noi siamo solo minuscole particelle. E dunque il suo mondo si configura in una dimensione magica, panica, visionaria che non ha altri riscontri nella letteratura novecentesca. Così la sua poesia, che si è sviluppata in alcune raccolte («Il dire celeste», 1976; «O corpo sospiroso», 1982; «L’asprura», 1986; «I cavalli lunari», 2004) che hanno accompagnato le sue opere narrative.

Ma «rimane una domanda che riguarda l’opera complessiva di Bonaviri narratore e poeta: queste poesie vecchie e recenti sono una vena autonoma che scorre accanto a quella più larga della prosa, oppure rappresentano qualcosa di più sotterraneo e importante, una sorta di scaturigine primordiale che presiede a tutta la scrittura di Bonaviri? […] mi sembra che la seconda ipotesi sia la più vicina al vero, e lo dimostrerebbe anche quell’aura poetica che attraversa ogni parola dei romanzi, anche nelle parti più insospettabili» (Piero Bianucci).